Caselle, traffico in picchiata
13:30 Mercoledì 01 Agosto 2012Dati ancora impietosi: lo scalo di Torino retrocede nella classifica nazionale. Manca una seria politica di sviluppo e la cessione delle partecipazioni pubbliche rischia di complicare la situazione
Con il solito puntuale incomprensibile ritardo Assoaeroporti ha finalmente comunicato i dati di traffico del sistema aeroportuale italiano relativi al mese di giugno e del primo semestre del 2012. Per quanto concerne Torino Caselle il risultato del primo semestre è invece negativo con un -2.2%, ma il dato che preoccupa di più è quello che si riferisce al mese di giugno che vede l’aeroporto segnare un secco -7.1%. Un dato inaccettabile che fa retrocedere lo scalo nella classifica mensile al 15° posto assoluto, al 13° nella semestrale, sopravanzato anche da Bari mentre Verona incalza da vicino. Un’analisi più dettagliata dei dati di traffico di Caselle indica poi che il vero capitombolo è nei passeggeri nazionali con una caduta del 9.6% nel mese di giugno e del 3.4% nel semestre mentre i passeggeri internazionali fanno registrare nei primi sei mesi un dato sostanzialmente stabile con un -0,5%.
Ma il report è impietoso sullo stato del volo in Italia. Con poco meno di 69 milioni di passeggeri e con un incremento del solo 0,1% i dati confermano il periodo di crisi che sta attraversando il Paese. Sono in affanno i grandi scali nazionali, Roma Fiumicino con un -1,2% ma soprattutto Milano Malpensa che registra un secco -3,6% parzialmente compensato dal +4% di Milano Linate. Negative anche le performances di Bologna e Catania con un -1,8%. Al contrario crescono gli altri scali, in genere quelli dove è basato il vettore low cost irlandese Ryanair.
La crisi economica ha sicuramente inciso su questi risultati ma il vero problema della perdita di traffico dell’aeroporto è riconducibile, come più volte abbiamo scritto su Lo Spiffero, all’incapacità di Sagat di produrre nell’ultimo decennio una politica di sviluppo dello scalo e dotare l’aeroporto dei collegamenti di cui la città e la Regione abbisognano per crescere e svilupparsi, il turismo di cui tanto si parla in primis. Occorrono nuove tratte e a tariffe convenienti diversamente i torinesi e i piemontesi continueranno a migrare a centinaia di migliaia verso la brughiera, dove è presente un’offerta di voli a prezzi stracciati e in esubero rispetto al mercato di riferimento, e i turisti andare altrove e capitare solo per caso in Piemonte. La Sagat però non è l’unica colpevole, parimenti sul banco degli imputati devono salire il Comune di Torino e la Regione Piemonte, se vogliamo ancora più responsabili in quanto non hanno mai elaborato e tanto meno richiesto alla società di gestione una strategia ed hanno fatto abortire la possibilità di avere a Caselle una base di Ryanair, che avrebbe sicuramente avuto un impatto positivo.
Torino e il Piemonte continuano quindi ad essere ai margini se non addirittura assenti sulla cartina del trasporto aereo europeo. Dal capoluogo, ad esempio, non si può andare e tornare da Londra in giornata e si arriva all’aeroporto di Gatwick che con gli orari offerti offre nulle o quasi prosecuzioni ovvero a quello remoto di Stansted. Parigi e Madrid sono raggiungibili solo a tariffe care e non competitive rispetto a quelle proposte da Malpensa. Insufficiente il collegamento con Bruxelles. Discreti i voli verso Amsterdam, Francoforte e Monaco ma molto spesso con una struttura tariffaria non sempre adeguata. Gli hub di Barcellona, Zurigo e Vienna infine sono del tutto irraggiungibili. Di positivo nel semestre dobbiamo segnalare solo il ritorno del volo su Lisbona con la Tap e il potenziamento del collegamento su Istanbul di Turkish Airlines, ma sono solo due piccole gocce a fronte di una carenza di collegamenti macroscopica dove si è perso anche il collegamento con Lussemburgo. E se è difficile partire da Torino ovviamente è altrettanto difficile arrivarci. Questo concetto tuttavia pare essere poco conosciuto sia all’assessore regionale al Turismo Alberto Cirio sia al suo omologo Maurizio Braccialarghe in Comune, che sembrano non comprendere come l’accessibilità aerea della regione sia fondamentale per un vero e costante sviluppo del turismo. Il comparto è ormai infatti flight driven, ovvero funzione diretta dei collegamenti aerei e soprattutto delle tariffe applicate dai vettori low cost. Ne è testimonianza la tratta bisettimanale, recentemente potenziata a tri-settimanale, di Ryanair e sostenuto dall’Ente del Turismo di Malta. Questo volo ha riscontrato infatti l’immediato gradimento dei torinesi e dei piemontesi che sono andati in massa in vacanza nella bella isola del mediterraneo. Al contrario, i nostri politici con assoluta miopia hanno preferito dire bye bye al vettore irlandese e il turismo vero, non quello di giornata, quello in arrivo da Trofarello, Alba al massimo, ne patirà sempre più le conseguenze.
In questa situazione di dati di traffico negativi e di collegamenti scarsi non possiamo dimenticarci dell’insuccesso della gara per la vendita delle quote detenute nella Sagat dal Comune e dalla Provincia. Si procederà quindi con una trattativa privata con le eventuali controparti interessate o meglio con il fondo F2i di Vito Gamberale perché non sembrano esservi altri interessati. La speranza è che la trattativa si concluda in fretta e che il nuovo proprietario gestisca l’aeroporto non solo in funzione di un ritorno economico di breve periodo ma anche dello sviluppo del territorio di riferimento, circostanza che negli ultimi dieci anni è stata dimenticata sia dagli azionisti pubblici sia dal Gruppo Benetton, il partner privato al quale agli inizi degli anni 2000 era stata affidata la gestione della società e che ha portato al declino lo scalo. Insomma che qualcuno torni a occuparsi di T-Shirt e qualcun altro di sola politica, possibilmente ricordandosi che il futuro, la crescita di Torino e del Piemonte non possono non passare dalla crescita del suo aeroporto.
(egc)



