REGIONE PIEMONTE

Finpiemonte nel caos, cda sotto assedio

Scontro permanente fra la finanziaria e le direzioni regionali. E il passaggio a tre consiglieri di amministrazione sembra l'anticamera della sfiducia da parte della Giunta. Sul piede di guerra dipendenti e collegio sindacale. Relazione dell'anticorruzione sulle consulenze

Mai stati così ai minimi termini, dai tempi della costituzione della società, i rapporti fra Finpiemonte e l’azionista unico Regione Piemonte. Ormai i direttori regionali rivolgono inusuali richieste scritte e il consiglio di amministrazione risponde per le rime, talora respingendo le richieste al mittente. Come nell’ultimo caso, quando la Regione ha chiesto la convocazione immediata dell’assemblea per la modifica dello statuto e il cda ha per ora declinato, invocando motivi di salute (pare fondati, peraltro) del presidente Roberto Molina. Oltretutto in questo periodo la società è acefala, nel senso che da settimane manca il direttore generale, dopo le dimissioni di Marco Milanesio, apertamente in dissenso rispetto ad alcune scelte e comportamenti dei consiglieri. E fino all’autunno il nuovo dg non prenderà servizio: sempre che, in questa buriana, si trovi un profilo adatto e un manager disponibile.

L’aria in Galleria San Federico è piuttosto pesante. Dopo l’articolo dello Spiffero sull’attribuzione di consulenze a persone vicine al vicepresidente Umberto Bocchino è scoppiato un putiferio che non accenna a placarsi. E che i nostri sospetti non fossero infondati lo conferma la severa relazione del responsabile dell’anticorruzione e della trasparenza del primo giugno scorso. Ci si riferisce in particolare, ai due incarichi attribuiti dal cda, su proposta di Bocchino al professionista milanese Filippo Annunziata e a quello torinese Alessandro Baudino. Quanto al primo, si legge nel rapporto, “l’incarico è stato conferito senza seguire le procedure di Finpiemonte, senza motivare l’urgenza e individuando il professionista in ragione dell’amicizia dallo stesso dichiarata intercorrente con il componente del consiglio di amministrazione che ne ha proposto il nominativo”. Quanto al secondo incarico, assegnato a Baudino anche in questo caso su suggerimento di Bocchino, la procedura seguita risulta “in deroga rispetto a quella di Finpiemonte”. Ma il fatto più grave sembra riguardare un dubbio di possibile “falsità” nei verbali.

Dalla seduta del cda del 15 marzo 2021 – si legge nel rapporto dell’anticorruzione – “non risulta la discussione riguardo a motivazioni delle ragioni d’urgenza, necessità di rivolgersi a legali esterni all’albo di Finpiemonte e criteri di scelta del professionista. Tali elementi risultano per contro integrati nel verbale della stessa seduta approvato dal cda il successivo 16 aprile. In ragione di tali divergenze, il direttore generale non ha sottoscritto il verbale della seduta del 15 marzo. Tale verbale, come quelli approvati antecedenti dello stesso anno, sono stati per contro sottoscritti solo dal presidente e trasmesso alla Regione ai fini dell’esercizio dei poteri spettanti al socio”.

Non sorprende quindi che questa relazione sia giunta sul tavolo dell’Anac e della Corte dei Conti. E non è detto che non arrivi presto anche dalle parti di corso Vittorio, dato che sembra che i verbali approvati ma non sottoscritti dal segretario del cda (di regola Milanesio) siano addirittura otto o nove. Non a caso il rapporto in questione chiude con l’accertamento di “violazioni del codice etico di Finpiemonte”, la necessità di rafforzare i presidi sulle procedure di affidamento degli incarichi e il suggerimento di introdurre nuove misure di “controllo su ipotesi di sodalizio professionale (parti correlate) tra affidatari di incarichi e soggetti proponenti”.

Problemi si registrano anche con il collegio sindacale che, in ultimo, ha preso espressamente le distanze dal cda. Il suo presidente, l’ex parlamentare Marco Zacchera, imprenditore del settore dell’hotellerie, si è da ultimo sentito dare dell’incompetente da un consigliere di amministrazione esperto di bilanci, che gli ha consigliato pubblicamente di tornare a fare l’albergatore anziché occuparsi di controllare i conti. Con il risultato che la temperatura dei rapporti fra i due organi, già molto bassa, è finita sotto zero. Ma il cda è riuscito a inimicarsi anche i dipendenti: i dirigenti non vengono più ammessi a riferire in consiglio, come invece è sempre stato, e i premi produzione (inferiori a mille euro annui), basati sui buoni risultati del bilancio 2019 sono stati immotivatamente rifiutati. Al punto che i sindacati starerebbero valutando un’azione per condotta antisindacale ai sensi dello statuto dei lavoratori.

La finanziaria regionale insomma è in pieno caos, ormai da mesi. Non stupisce dunque che la giunta di Alberto Cirio, estremamente preoccupata della situazione, sia corsa ai ripari chiedendo la modifica dello statuto e il ritorno a tre membri (il numero di cinque era infatti giustificato solo quando Finpiemonte era iscritta negli albi della Banca d’Italia). E questa mossa suona tanto come una sfiducia anticipata al consiglio in carica, del cui operato quasi tutti in piazza Castello, assessori e dirigenti, si dichiarano da tempo apertamente insoddisfatti. La Regione pare intenzionata a tirare dritto al punto che l’assemblea potrebbe tenersi prima di Ferragosto.

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