Airaudo vede l’Alba e sfida Sel

Il leader Fiom torinese lavora a un laboratorio di idee a sinistra del Pd (e dei vendoliani?). Curto: “Cercherò di tenere insieme i pezzi”, ma il rischio deflagrazione è reale

Le dimissioni dalla segreteria nazionale della Fiom - in attesa di un prossimo reintegro dopo aver fatto fuori l’ala radicale di Giorgio Cremaschi - e le recenti dichiarazioni riguardo al panorama politico nazionale non lasciano dubbi: Giorgio Airaudo non ha intenzione di restare alla finestra in un così delicato passaggio storico per la politica italiana e per il paese nel suo complesso. Sarà in prima linea nell’elaborazione di un “programma per il lavoro”, alla ricerca di un partito o una coalizione che lo faccia proprio. “Qualcosa succederà” è andato ripetendo negli ultimi giorni e l’accelerazione di Nichi Vendola nel consegnarsi senza colpo ferire tra le braccia del Pd, certo deve averlo un po’ infastidito. Non sfugga, infatti, il repentino cambio di atteggiamento del leader di Sel che dopo aver apparentemente stretto un asse di ferro con Antonio Di Pietro e l’Idv nell’ottica di lavorare a un contenitore della sinistra italiana assieme a movimenti, associazioni e, appunto, sindacati ha cambiato rotta sposando il verbo bersaniano. Di qui l’irrigidimento del leader sindacale e la tentazione di una discesa in campo in prima persona.

 

L’alleanza con l’Italia dei Valori resta solida, poi ci sono i movimenti per i beni comuni idealizzati dal giurista torinese Ugo Mattei, pezzi di liste civiche e ambientaliste, qualche sindaco: insomma è l’Alba. Nel senso di un movimento politico nuovo tutto a trazione torinese, che si è presentato a Firenze lo scorso luglio. Tra i promotori il sociologo Luciano Gallino, il magistrato No Tav Livio Pepino, il giurista Stefano Rodotà. Nel capoluogo toscano c’era anche Airaudo e il suo intervento fu tra i più applauditi dalla platea.

 

Da tempo l’ex figiciotto torinese scalpita in vista di indossare la nuova veste di politico: un anno fa sembrava pronto a sfidare Piero Fassino nelle primarie del centrosinistra a Torino, ma poi puntò sul suo delfino, quel Michele Curto (foto) che in pochi mesi si è preso Sel e ne è diventato capogruppo in Sala Rossa e segretario. Proprio lui, che è stato la sintesi perfetta della luna di miele tra Airaudo e Vendola, vive giorni di malcelato imbarazzo: che fine farà se i due dovessero prendere strade diverse? E soprattutto: come si muoveranno i tanti iscritti di Sel riconducibili direttamente alla Fiom? «Farò di tutto per tenere insieme i pezzi - assicura Curto -, il prossimo mese sarà cruciale». Intanto, però, il suo partito a livello nazionale ha scelto una strada differente da quella a lungo percorsa, abbandonando il progetto di una sinistra di stampo greco, di opposizione e alternativa radicale alla socialdemocrazia classica: insomma quel laboratorio che probabilmente vorrebbe costruire Airaudo.

 

Sel di oggi è molto più funzionale a un centrosinistra alla francese, un partitino di governo (addirittura “tascabile” secondo la definizione di Airaudo) che rinuncia al ruolo di allestire un cantiere a sinistra con pezzi di società e partiti alternativi alla grande coalizione montiana. Insomma, si sta spingendo sempre più verso quella opzione a lungo teorizzata dall’ala moderata dei vendoliani torinesi, quella afferente al consigliere comunale Marco Grimaldi e all’ex consigliere regionale Luca Robotti. Prima dell’estate la leadership di Curto già aveva traballato, dopo il voltafaccia della sua ex alleata Monica Cerutti (oggi capogruppo a Palazzo Lascaris e membro della segreteria nazionale), nei prossimi giorni potrebbe essere messa in discussione da un mutamento radicale della linea politica romana. Trenta giorni e il quadro prenderà forma.

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