Renzi scende in camper. Gariglio frena

Il consigliere regionale si prende ancora qualche giorno di tempo per sciogliere le riserve in vista delle primarie. Mangone scalpita, Lubatti è ormai convertito da Fassino al verbo bersaniano

Nel giorno in cui il sindaco di Firenze Matteo Renzi “scende in camper” e inaugura ufficialmente da Verona la propria campagna per le primarie, anche in Piemonte stanno per svelarsi i due schieramenti che si affronteranno in autunno per scegliere il leader della coalizione di centrosinistra (semmai la nuova legge elettorale prevedrà ancora una coalizione e un centrosinistra). E mentre i renziani della prima ora si organizzano su Facebook per dare vita ai primi comitati sul territorio e si dotano di un portavoce unico – l’ex vice presidente della Circoscrizione VIII Diego Castagno – c’è chi da settimane si strugge sul da farsi in vista della competizione tra il leader nazionale del partito Pier Luigi Bersani e il sindaco rottamatore, con tutte le incognite legate al consigliere regionale lombardo Pippo Civati e alla presidente del Pd Rosy Bindi, entrambi sul punto di candidarsi ma ancora in versione Capitan Tentenna.

 

A Torino, il travaglio è nella pancia della componente legata al consigliere regionale Davide Gariglio, formata per lo più da amministratori giovani e di matrice cattolica: il target perfetto per il format di Giorgio Gori, spin doctor di Renzi. Certo l’ex numero uno di Palazzo Lascaris è uno che di primarie se ne intende, visto che un anno e mezzo fa sfidò proprio su quel terreno il sindaco Piero Fassino per la guida di Torino, brandendo in quell’occasione la bandiera del rinnovamento, ma proprio il mancato appoggio di del primo cittadino di Firenze in quell’occasione rappresenta per lui una ferita non ancora rimarginata. Oggi sono in molti a fargli notare che per coerenza e continuità con quella esperienza, è Renzi il suo approdo naturale, ma lui per ora ascolta.

 

Martedì sera, alla festicciola del Pd subalpino, erano una cinquantina i garigliani attovagliati all’Osteria Romagnola a discutere sul da farsi, e tra una costina e un bicchiere di Sangiovese, il capo ha parlato con tutti, ascoltato le doglianze dei suoi amministratori e promesso a breve una riunione risolutiva. Tra quanti premono per il Big Bang, il più deciso è il consigliere comunale Domenico Mangone, mentre al momento – pur manifestando una certa sensibilità verso il progetto – appaiono più freddi e compassati i compagni d’aula Guido Alunno e Marco Muzzarelli. Anche il presidente della III Circoscrizione Daniele Valle – 29 anni di estrazione popolare – faticherebbe non poco a sostenere un candidato ex Pci che supera le 60 primavere mentre tutt’intorno si leva la richiesta di rinnovamento. Sempre per rimanere dalle parti di Palazzo Civico risulta sfuggente la posizione dell’assessore Claudio Lubatti, tra i primi a frequentare la Leopolda, uno dei pochi ad avere un contatto diretto con Renzi, ma che da mesi ormai appare meno entusiasta di fronte a quell’opzione. “Lui ormai è un assessore di Fassino” fanno notare alcuni dei suoi, particolarmente indispettiti dalla sua ipotetica conversione al verbo bersaniano. Per ora, tuttavia, regna la prudenza, servirà ancora qualche giorno per sciogliere tutti i nodi e non è detto che alla fine Gariglio non opti per un libera tutti e un arrivederci a dopo le primarie.

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