Rosso: “Check-up su Sanità e giunta”

Il parlamentare Pdl ribadisce a nome della minoranza la richiesta di una verifica di maggioranza. "Monferino è un intoccabile, fulcro di un patto di potere. Ma l'azione di governo va ricalibrata"

ALTRI TEMPI Roberto Rosso e Roberto Cota

«E’ il momento di fare un tagliando a questa maggioranza, di rilanciarne l’azione e di rivalutare insieme i presupposti che tengono insieme la coalizione di Roberto Cota». Questa la road map secondo Roberto Rosso, parlamentare del Pdl e braccio armato dei "bonsignoriani", la minoranza del Pdl che si riconosce nell'europarlamentare ex Dc, uscita sconfitta dai congressi ma in grado di controllare oltre il 40% del partito. Una voce, la sua, particolarmente "informata sui fatti", giacché per qualche mese, all'avvio di legislatura, è stato seduto fianco a fianco del presidente leghista come numero due della governo regionale. «E’ inutile l’accanimento contro Paolo Monferino, la sua posizione rappresenta un asse fortissimo tra Lega Nord, pezzi di industria e del mondo editoriale torinese, molto più solido di un patto tra due partiti di una stessa coalizione», un vero e proprio blocco di potere. A dimostrazione di quanto il presidente leghista consideri questa alleanza il perno della propria azione lo si deduce dal tenore delle parole pruniciate in queste ore per sottrarlo al fuoco del Pdl (“Chi tocca Monferino, tocca me”). Gli scontri sul titolare della Sanità non sono che un corno del problema ben più annoso che riguarda i rapporti di forza all’interno della coalizione e il riequilibrio della rappresentanza in giunta tra i partner. Insomma: il rimpasto. E anche su questo Cota è irremovibile e con un pizzico di demagogia assicura i piemontesi di pensare a loro e non agli incarichi (come dire: attento Pdl che ti faccio passare per il partito delle poltrone).  «Il vero problema è che quando il Pdl ce l’aveva la Sanità l’ha gestita male, non tutelando a dovere il proprio assessore, vista anche la debolezza delle accuse sulle quali era stato montato l’impianto delle indagini che ne hanno provocato le dimissioni» aggiunge Rosso, da sempre critico nei confronti della gestione del partito dei diarchi Enzo Ghigo e Agostino Ghiglia.

 

Per il luogotenente di Vito Bonsignore - che in una recente riunione del coordinamento aveva armato i dirigenti al grido "Riprendiamoci la sanità" - è però giunto il momento di avviare una verifica di maggioranza. Forte di due rappresentanti a Palazzo Lascaris (Fabrizio Comba e Rosanna Costa), la componente ha coltivato negli ultimi tempi rapporti privilegiati con le formazioni bonsai (Verdi-Verdi e Pensionati) e ha lasciato aperto un seppur sottile canale diplomatico con i dissidenti di Progett'Azione. Ma al di là dei numeri la loro posizione sembra sempre più popolare all'interno del gruppo consiliare, anche tra le file dei cosiddetti lealisti.

 

Nei giorni scorsi, inoltre,  il capogruppo del Pdl Luca Pedrale, che di Rosso è stato a lungo il delfino, pare si sia lamentato con i suoi più stretti collaboratori della poca incisività dell’azione messa in campo dai due coordinatori regionali: troppo morbidi nel chiedere una verifica dell’esecutivo, dove i pretendenti aumentano ogni giorno. «Cosa vuole che le dica – sospira Rosso –. In questo momento, poi, Ghigo sta inseguendo una sua legittima ambizione di sedere alla testa della Fondazione Crt, ed è chiaro che si deve muovere con cautela nell’incarico di numero uno del Pdl. Insomma, non ha mani libere e in questo momento non vuole farsi nemici».   

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