Ora cambia tutto

Era nell’aria da tempo ma ormai abbiamo quasi la certezza. Dopo l’elezione, ormai prossima, del Capo dello Stato la politica italiana cambierà. E soprattutto cambieranno gli equilibri politici, le forze in campo e, quasi, sicuramente, le stesse coalizioni. Almeno tre sono i tasselli che muteranno radicalmente.

Innanzitutto, si avvia al suo lento ma inesorabile epilogo il populismo dei 5 stelle. Il fallimento politico della scommessa grillina è sotto gli occhi di tutti e non vale neanche la pena di infierire. Nell’arco degli ultimi tre anni questo partito ha smentito radicalmente e sistematicamente tutto ciò che il suo vertice ha predicato e urlato per svariati lustri in tutte le piazze italiane. L’elenco è noto a tutti gli italiani ed è francamente imbarazzante ricordare le cose predicate e le scelte concrete praticate. È del tutto evidente che quando un partito, privo di una qualsivoglia cultura politica, rinnega tutto quello che ha detto, diventa un mistero capire da dove arriveranno poi i consensi che sono stati veicolati e raccolti attorno a parole d’ordine oggi del tutto archiviate se non addirittura respinte con sdegno.

In secondo luogo, sarà presente il “centro”. Ovvero, un partito e una lista di centro. Quella che comunemente viene definita come una sorta di “Margherita 2.0”. Cioè, un partito che raggruppa le varie formazioni centriste che sono esterne ed estranee al massimalismo della sinistra, al populismo anti politico dei 5 stelle e al sovranismo che continua a caratterizzare alcuni settori della destra italiana. Un centro che, piaccia o non piaccia, sarà un elemento di novità e di discontinuità nella geografia politica italiana. Un centro importante non solo perché il nostro Paese storicamente è stato governato “al centro” ma anche perché – ed è l’elemento più importante – con il ritorno di un partito che rilancia e pratica una “politica di centro” sono destinati a saltare gli equilibri di potere che abbiamo conosciuto in questi lunghi 25 anni dominati dal berlusconismo e da un violento ed implacabile antiberlusconismo. Un equilibrio che inesorabilmente si sfarina appena si chiude la importante e decisiva “pratica” del Colle con l’elezione del futuro Presidente.

In ultimo, ma non per ordine di importanza, è di tutta evidenza che saltando gli equilibri politici e la stessa geografia che ha caratterizzato la politica italiana dopo la fine della prima repubblica, si porrà il tema di una rivisitazione dello stesso sistema elettorale. Perché il maggioritario regge quando prevalgono schieramenti politici fortemente omogenei e coesi. Mentre è destinato a saltare quando questo legame si allenta e prevalgono altri soggetti politici e, di conseguenza, altri leader. Un cambiamento che si riassume con un’unica parola: proporzionale.

Ecco perché la politica italiana è alla vigilia di un cambiamento profondo. E sarà un cambiamento significativo e di qualità. È bene che questa parentesi, ormai troppo lunga, si chiuda al più presto. Per il bene della democrazia e per la credibilità delle stesse istituzioni democratiche.

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