“Torino, reagisci all’apatia”

A sei mesi dall’agguato a Musy, vibrante appello alla coscienza civile della città da parte di mons. Nosiglia. Domani sit-in in piazza Castello per chiedere "verità e giustizia"

Una preghiera per Alberto Musy, «perché nel segreto del suo silenzio possa ascoltare la voce di Dio che solo può rompere il muro che lo separa dai suoi cari e da noi tutti»; per la sua famiglia, la moglie Angelica con le quattro bambine e la sorella Antonella, «perché la forza della fede e della loro fraternità li sostenga in questo momento di prova aprendoli alla speranza che non deve mai venire meno, di poter abbracciare presto Alberto ristabilito»; per l’ancora ignota mano che ha impugnato la pistola che la mattina dello scorso 21 marzo ha colpito il mite professore torinese, perché «riconosca la sua colpa e la riscatti con il costituirsi  e dare così corso a un cammino di espiazione per la conversione del cuore  e della vita». Sono molte le ragioni indicate dall’arcivescovo di Torino nell’omelia della messa in San Lorenzo, celebrata per invocare la guarigione del consigliere comunale che ancora giace, privo di conoscenza, in un letto d’ospedale.

 

Ma mons. Cesare Nosiglia lancia anche un vibrante appello all’anima civile della città,  «dove la convivenza  e la fraternità sono vissute in tanti modi e forme  estese ed evidenti ma in cui anche l’emarginazione e le povertà aumentano e dove forse è giunta l’ora di fare tutti un serio esame di coscienza su come ciascuno assume le sue responsabilità di fronte  agli altri classificati non come stranieri o diversi  ma come fratelli e figli dello stesso Padre». Perciò, prosegue il presule, «occorre reagire all’apatia e alla chiusura in se stessi e operare perché il bene comune prevalga su quello individuale e ogni attentato alla persona, da qualsiasi parte provenga,  sia considerato un crimine da combattere con la convinta partecipazione di tutti. Quale città del futuro vogliamo consegnare ai nostri giovani che ci osservano se non sapremo reagire uniti e solidali a una violenza come questa subita in pieno giorno, in una delle nostre case, dentro il tessuto normale di un quartiere e di una città che si vanta di essere la patria dei Santi e dei Beati  ricordati in tutto il mondo per la loro carità e impegno per la giustizia e la pace?»

 

E proprio nel giorno in cui la liturgia della Chiesa invita a meditare sulla “solitudine” di Gesù, la cui sofferenza non viene compresa dai discepoli, in altre faccende affaccendati, Nosiglia sollecita credenti e società civile a non rassegnarsi di fronte alla convinzione così diffusa che il male abbia avere la meglio sul bene  «e addirittura anche rimanere impunito. Siamo certi che non sarà così perché il Dio della giustizia e della verità ci aiuterà a far sì che il bene trionfi sul male». Per questo esorta chi sa a collaborare con le indagini «Preghiamo anche per chi per paura o scarso coraggio civico: pur sapendo non  parla e impedisce alle indagini di giungere a conclusioni positive». Medesimo obiettivo dell’iniziativa di domani pomerio promossa dal Consiglio Comunale in piazza Castello, a partire dalle 15.

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