POLITICA & AMBIENTE

Il Piemonte ha un piano (rifiuti):
ampliare l'inceneritore del Gerbido

Niente secondo impianto, si va verso una linea aggiuntiva di quello esistente che lo porterà a smaltire fino a 700mila tonnellate l'anno. L'obiettivo della differenziata sale all'82%. Il provvedimento passa a maggioranza dopo un compromesso anti ostruzionismo

Obiettivi più ambiziosi sulla raccolta differenziata e priorità alla realizzazione di una nuova linea dell’inceneritore di Torino. Questo in estrema sintesi il compromesso che ha portato il centrodestra ad approvare il Piano Rifiuti del Piemonte.

Il Consiglio regionale di questa mattina ha dato il via libera al dispositivo messo a punto dall’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, frutto di una trattativa anche con le minoranze al termine della quale l’obiettivo per la raccolta differenziata entro il 2035 passa dall’80% a un ben più temerario 82% così come richiesto dal consigliere di Europa Verde Giorgio Bertola, il quale in cambio ha rinunciato a un migliaio di emendamenti ostruzionistici. Sul “come” neanche un accenno. Nessuna indicazione sul percorso che porterà la Regione a incrementare la raccolta differenziata: innanzitutto dall’attuale 65% all’80% e poi l’ulteriore 2% in più preteso dalle minoranze. “Ho fatto quello che potevo, tenendo conto che comunque avrebbero contingentato i tempi e aggirato il mio ostruzionismo” allarga le braccia l’ex grillino Bertola, il quale ha protocollato un ordine del giorno collegato che chiede – come esempio virtuoso – di eliminare la plastica monouso dalle sedi della Regione e del Consiglio. Un altro, a prima firma Paolo Ruzzola, di Forza Italia, prevede invece che i proventi dell’ecotassa – circa 3 milioni di euro – e i proventi delle sanzioni contro i consorzi che non raggiungono gli obiettivi, vengano interamente destinati ai Comuni per la finanziare progetti legati alla raccolta differenziata.

“La nostra linea è chiara: il Piemonte deve fare di più sulla differenziata e sul riciclo. Se, infatti, prendiamo come riferimento il Veneto siamo in ritardo di 10 anni. Nel 2021 il Veneto già differenziava il 76% dei rifiuti contro il 65,78% piemontese, nonostante i tanti territori virtuosi presenti anche in Piemonte” dichiarano in una nota il capogruppo Pd Raffaele Gallo e il segretario Mimmo Rossi. Va detto, però, che tra i comuni più indietro c’è proprio il capoluogo Torino (53,3%), amministrato dal centrosinistra (e prima dal M5s) come ha maliziosamente fatto notare il leghista Alberto Preioni.

Proprio l’incremento della differenziata si porta dietro una scelta meno invasiva rispetto alla realizzazione di un nuovo inceneritore. Con la riduzione, infatti, della parte indifferenziata si potrebbe rinunciare alla costruzione di un secondo impianto sul territorio piemontese, limitando l’intervento all’ampliamento di quello attuale, situato al Gerbido e gestito da Trm, società controllata da Iren. Qui si bruciano ogni anno 550mila tonnellate di rifiuti per un fabbisogno complessivo del Piemonte che a oggi è di 800mila tonnellate. L’aumento della differenziata all’80% e oltre dovrebbe, però, ridurre il fabbisogno complessivo a 660mila tonnellate che potrebbero essere tranquillamente smaltite con una nuova linea dell’impianto di Torino da 150-180mila tonnellate all’anno. Ci vorranno quattro anni per realizzare l'ampliamento, la decisione definitiva spetta all’Autorità d’ambito regionale (Ato-R).  

Il piano approvato in Regione prevede che per i rifiuti indifferenziati si debba scendere dagli attuali 159 chilogrammi all'anno pro capite a 126 nel 2025, 100 nel 2030 e sotto i 90 nel 2035. La produzione totale di rifiuti - differenziati più indifferenziati - dovrà scendere a 448 chilogrammi pro capite all'anno dal 2035. E il ricorso alla discarica dovrà scendere sotto il 5%.

 

Quello del termovalorizzatore resta un tabù tutto italiano come dimostrano i soli 37 impianti attivi nella Penisola rispetto ai 126 in Francia e ai 96 in Germania. La sola Lombardia conta 13 termovalorizzatori attivi, 7 quelli in Emilia-Romagna e infatti le due regioni smaltiscono i rifiuti di mezza Italia come ben sanno i cittadini di Roma (e non solo) che a prezzi decisamente più alti sono costretti a spedire altrove la propria spazzatura.

Nei giorni scorsi i vertici di A2a avevano incontrato proprio Marnati per fare il punto sul progetto della multiservizi lombarda per costruire un inceneritore nuovo sul sito di Cavaglià, un piano che ora starebbe perdendo terreno. Nell’emendamento al Piano Rifiuti che presenterà la giunta, infatti, l’ampliamento del Gerbido e la realizzazione di un nuovo inceneritore vengono equiparati da un punto di vista ambientale, anche se viene specificato che la prima soluzione garantirebbe “un lieve vantaggio economico”. E anche politico.