Sistema-Torino: chi sa parli (e chi non sa ascolti)

La vicenda che ha portato a dimettersi, e ora anche a finire sotto indagine, la dirigente del Comune di Torino Anna Martina è uno sprazzo di luce incoraggiante. È infatti la dimostrazione che l'opinione pubblica di Fassingrado non è ancora completamente anestetizzata, ma c'è ancora spazio per una sana indignazione di fronte a malefatte e ruberie dei politici e dei loro kompagni.

 

Lo scandalo infatti è nato grazie alla tenacia di un giornale come questo, in prima linea nel denunciare il malaffare del sistema-Torino tutte le volte in cui sia in grado di documentare ciò che scrive (e anche, va riconosciuto, a politici senza scheletri nell'armadio come Chiara Appendino, che si possono permettere di legnare duro non essendo verosimilmente ricattabili).

 

Il fatto che un'azione di giornalismo d'inchiesta da manuale, unita alla risonanza datale da un politico che fa bene il proprio mestiere di opposizione (Pdl e Lega in tutti questi anni dov'erano?!), abbiano scosso l'opinione pubblica torinese al punto da indurre il sindaco a chiedere la testa di una sua protégé, ci dice che ci sono ancora ragioni per sperare ed essere ottimisti.

 

Ma non basta. I media non sussidiati come Lo Spiffero fanno uno sforzo molto apprezzabile nello smascherare gli scandali e informarne i lettori. Ma chiunque sappia come vanno le cose in città sa che ciò che è emerso sinora non è che la punta di un iceberg di proporzioni spaventose: il sistema-Martina non è che un frammento, peraltro neppure dei peggiori, di un assai più ampio sistema-Torino.

 

Si tratta di quel nefasto intreccio di interessi politico-economici che a Torino fa ciò che vuole da ormai troppo tempo: un agglomerato di interessi che in un Paese o una città normale sarebbero contrapposti, e che invece a Torino hanno furbamente preferito mettersi d'accordo, trovando più comodo spartirsi amichevolmente tutte le poltrone e mettere insieme le mani su tutte le leve, piuttosto che farsi la guerra con il rischio che qualcuno riuscisse a disturbare i loro disegni.

 

Grande industria sussidiata e eredi del partito comunista, banche sussidiate e giornali sussidiati si sono così uniti in un patto che, se ci è consentito un paragone provocatorio volutamente forte, ha un po' fatto fare a Torino la fine che il patto Ribbentrop-Molotov ha fatto fare alla povera Polonia, spartita e invasa da chi a tavolino aveva deciso le sue sorti.

 

Ebbene, chi è a conoscenza di come concretamente si manifesta questo patto scellerato stretto sulla pelle dei torinesi ha il dovere morale di parlare. Ha il dovere di far arrivare ai giornali che hanno voglia di pubblicarle le notizie che la classe dirigente non ha mai voluto che uscissero. Nulla di personale, nessuno ce l'ha con Anna Martina in quanto persona o coi tanti che, alla luce di quello che sappiamo hanno fatto, ci auguriamo sinceramente facciano la stessa fine. Ma le porcherie devono finire, perché qui per colpa di alcuni rischiamo di dare il giro tutti quanti.

 

Chi sa, dunque, rompa l'omertà e parli. Al contempo, però, chi ancora non sa apra gli occhi. E vale soprattutto per le tante persone che, in perfetta buona fede, continuano inspiegabilmente a illudersi che le gerarchie del centrosinistra torinese siano immuni dal marcio di tante altre mele del cesto. No, cari elettori di centrosinistra, molti di coloro che vi ostinate a votare o apprezzare, pensando di avere la coscienza a posto, non sono migliori di quelli dell'altra parte che avete sempre (spesso giustamente) disprezzato: sono solo stati più furbi a farsi tanti amici, anche coi vostri soldi, tra giornali, banchieri e industriali del posto, per cui le loro malefatte rimangono più nascoste.

 

Una famosa frase ricavata da un passo del Vangelo di Matteo recita: «Oportet ut veniant scandala», ossia «È un bene che si verifichino gli scandali» (fermo restando, come si dice subito dopo nel testo originario, «guai all'uomoper colpa del quale lo scandalo avviene»). È opportuno che anche a Torino un po' di scandali tirino fuori gli incredibili scheletri che giacciono negli armadi di chi ha in pugno la città, prima che quegli armadi vadano misteriosamente distrutti. È quindi opportuno che chi sa parli. Ma è altresì opportuno che chi finora è vissuto nell'illusione faccia uno sforzo e metta in discussione alcune delle proprie certezze su chi sono i buoni e chi sono i cattivi, chiedendosi se i buoni sono veramente buoni. Non è una cosa facile ripudiare i propri padri. Ma se si scopre che da anni non fanno altro che depredare la propria famiglia e mettere in pericolo il suo futuro, non ci si può poi voltare dall'altra parte.

 

Cose inaudite.

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