Confindustria al rush finale: parte da Torino il tour dei saggi
12:03 Sabato 17 Febbraio 2024In un clima avvelenato da lettere anonime e delazioni, parte la corsa alla successione di Bonomi. Ai nastri di partenza Garrone, Gozzi, Marenghi e Orsini. Il Piemonte scommette sul patron dell'Erg ma l'emiliano è un osso duro (e molto popolare nella base)
Polemiche e veleni non hanno fermato la corsa di nessuno dei quattro candidati alla successione di Carlo Bonomi alla guida di Confindustria. I saggi e i probiviri, nella riunione straordinaria di ieri sera, hanno dato il via libera alle candidature Edoardo Garrone, Antonio Gozzi, Alberto Marenghi ed Emanuele Orsini, elencati nella nota ufficiale in ordine alfabetico: “tutti hanno superato la soglia percentuale di appoggio da parte del 10% dei componenti del Consiglio Generale, richiesta dallo statuto confederale”. In particolare, Garrone, viene precisato, “ha inoltre certificato di poter disporre di un consenso che supera il 20% del totale dei voti ad oggi regolarmente esercitabili nell’assemblea confederale, condizione che determina di diritto la sua partecipazione al voto di designazione” il 4 aprile.
La lettera della commissione ricorda che “alla mezzanotte di lunedì 12 febbraio è scaduto il termine per formalizzare le candidature per il rinnovo della presidenza di Confindustria”, e che come previsto dallo statuto i saggi “d'intesa con il Consiglio di indirizzo etico e dei valori associativi e con il Collegio speciale dei probiviri confederali” hanno “effettuato in questi giorni tutte le verifiche sulla documentazione prodotta, richieste dalla normativa confederale”. Quindi sottolinea: “Non sono emersi elementi formalmente ostativi”. Tutte le candidature sono ammesse e saranno quindi ora oggetto delle “valutazioni discrezionali che determineranno scelte e posizionamenti personali”.
Nessun rilievo né addebito neppure sulla candidatura di Orsini che era stato convocato dai saggi – Mariella Enoc, Andrea Moltrasio e Ilaria Vescovi – per chiarimenti su presunte incompatibilità anche alla luce di una lettera anonima e di attacchi mediatici subiti nelle ultime settimane. Manovre di “dossieraggio” su vicende passate già chiarite e che potrebbe vedere i responsabili a rispondere in giudizio a seguito della querela presentata dallo stesso Orsini.
In questo clima avvelenato da fake news e delazioni, si sblocca però l’impasse che si era creato, per la prima volta nella storia confindustriale, nel meccanismo di elezione del presidente. Ora gli occhi sono puntati alle consultazioni dei saggi con la base industriale. Dopo lo stop ai primi due incontri in programma questa settimana, a Milano e Bologna, è arrivato il nuovo calendario di riunioni. Le audizioni partiranno da Torino il 23 febbraio all’Unione degli Industriali. Le tappe successive prevedono il 24 febbraio a Bologna, il 28 e il 29 febbraio a Roma, il 1° marzo a Milano in Assolombarda e l’8 marzo ancora nel capoluogo lombardo presso Federchimica, il 9 marzo a Padova, l’11 marzo a Napoli.
Il quadro approssimativo degli orientamenti prevede Garrone (Erg, presidente del Sole 24 Ore) sostenuto dalla potente Assolombarda, Piemonte, metà del Veneto, Varese, la Liguria (dove, però, deve fare i conti con Gozzi, imprenditore dell’acciaio con Duferco e presidente di Federacciai). Con Orsini, invece, stanno gli emiliani, metà Toscana, metà Veneto, una parte consistente del Lazio. Sul piano delle possibili alleanze, Garrone, che ha il favore di Emma Marcegaglia, principale artefice della sua candidatura (per quanto ancora informale), punta a un accordo con il mantovano Marenghi, che garantisce le piccole imprese e che potrebbe attrarre voti anche dal Sud. Con Orsini, invece, forte dell’endorsement del ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina (sebbene non sia un elettore), potrebbe schierarsi Gozzi: il che significherebbe riuscire a ottenere anche l’appoggio dell’ex presidente Antonio D’Amato, il quale, a sua volta, potrebbe portare in dote una larga fetta di consensi dal Sud, ma non solo. Se Gozzi deciderà di fare un passo di lato, Orsini dovrebbe poter contare anche sull’industriale bresciano Pasini.
Dunque, la grande partita per la guida della più consistente e blasonata associazione imprenditoriale italiana sembra entrata davvero nel vivo con una competizione che potrebbe portare a una conta fino all’ultimo voto. Il che si spiega, in questa fase, anche con quella che viene considerata la posta in palio per i prossimi anni. Il prossimo mandato del futuro inquilino di Viale dell’Astronomia coinciderà, di fatto, con la nuova legislatura europea e con il conseguente rinnovo degli organismi dell’Ue e, soprattutto, della Commissione, dopo gli anni dominati, per quel che riguarda l’impostazione della transizione green e delle politiche industriali conseguenti, dal contestato vicepresidente Frans Timmermans, autore di provvedimenti che hanno fortemente penalizzato l’industria europea e italiana in particolare. In più, una forte leadership deve riuscire a ridare protagonismo anche nelle interlocuzioni con il governo nazionale, archiviando le ultime non certo brillanti gestioni.


