CRISI NERA

Torino, città in cassa integrazione

Al capoluogo piemontese l’infelice primato di provincia italiana con il massimo ricorso agli ammortizzatori sociali. Piemonte seconda regione. Male Asti, Cuneo e Verbania. Cortese (Uil): “Aspettiamo Godot-Cota che decida un piano di emergenza”

Casse vuote – quelle di Comune e Regione – ma cassa integrazione record. È il quadro, inquietante, che emerge dal 47° Rapporto redatto dalla Uil sull’erogazione degli ammortizzatori sociali in Piemonte e nel suo capoluogo.  Il Piemonte, nei primi 11 mesi dell’anno, è la seconda regione per il numero di ore di cassa integrazione richieste, che ammontano a 130.533.112. Torino è di gran lunga la provincia italiana che ha chiesto più ore di cassa (77.487.585), seguono Roma (50.282.939) e Milano (50.142.949). Le ore complessive richieste in Piemonte a novembre, nel raffronto con ottobre, registrano: +10,8% di Cassa Ordinaria, +37,4% di Cassa Straordinaria, +2,4% di Cassa in Deroga. Il numero dei potenziali cassaintegrati piemontesi corrisponde a 80.709 unità, ovvero a  13.189 in più rispetto al mese di ottobre. Il continuo aumento delle richieste di cassa integrazione ha portato a superare, a un mese dalla fine dell’anno, il miliardo di ore (1.004.137.387). Il Piemonte incide sul totale per il 13% (130.533.122 ore) e Torino continua a detenere, su base mensile e annuale, il poco invidiabile primato di provincia italiana che ricorre maggiormente agli ammortizzatori sociali.
 

Nel dettaglio, l’andamento delle province piemontesi, rispetto al mese precedente, è il seguente: Verbania +124%; Torino +52,2%; Asti +37,8%; Cuneo +24,6%; Biella +11,1%; Alessandria -1,3%; Vercelli -16,5%; Novara -49,9%. «I dati – spiega Gianni Cortese, segretario generale Uil Piemonte - fanno riflettere sul costante peggioramento del sistema produttivo ed occupazionale, che ha come conseguenza la pesante contrazione dei redditi, quindi dei consumi delle famiglie. Bisogna considerare, inoltre, i profondi cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro a seguito delle riforme previdenziali, con il blocco, di fatto, del turn over, che penalizza soprattutto l’occupazione giovanile. I nuovi pochi posti di lavoro offerti oggi riguardano all’80% forme intermittenti e precarie. Oltre al lavoro che manca, c’è una grande preoccupazione per il welfare locale, alle prese con risorse in forte diminuzione e annunci tracotanti di riduzioni delle dotazioni organiche del personale, proprio mentre la domanda di prestazioni sociali registra  un costante aumento».


Di fronte a quella che ha tutti i tratti di una vera emergenza sociale, il sindacato registra l’insufficiente azione delle istituzioni locali, a partire dalla Regione. «In Piemonte – conclude Cortese - per alleviare la crisi bisognerebbe operare con un progetto volto a rilanciare il territorio, in grado di rimuovere alcune carenze che ne limitano la competitività. Sarebbe importante, perciò, che la Regione si dotasse di una cabina di regia, con la partecipazione degli altri livelli territoriali. Dal confronto con le forze datoriali e sociali potrebbero emergere idee e proposte sui filoni più utili e produttivi a cui indirizzare le poche risorse a disposizione. Già da qualche mese il Presidente Cota ha convenuto su questa proposta, fatta propria da tutte le forze sociali, salvo dimenticarsi dell’impegno assunto, che doveva portare a una rapida convocazione delle parti. E’ il caso di dire: aspettando Godot!».

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