Liste d'attesa, caccia al premio:
150 milioni per le regioni virtuose
Stefano Rizzi 13:32 Venerdì 25 Ottobre 2024
Il "bonus" previsto in manovra. Tutti da scoprire (e discutere) i criteri con cui dividere e assegnati i fondi per i prossimi due anni. Sarà necessario un decreto ministeriale. Risalgono al 2022 gli ultimi dati sui Lea. Il Piemonte nella dozzina di regioni "premiabili"
“Premialità liste d’attesa”. Il titolo dell’articolo 64 quasi si perde nel testo della manovra diretto verso l’iter parlamentare dove quel che c’è potrebbe poi non esserci più e quel che non c’è apparire come d’incanto. Per ora quella voce esiste e sembra quasi un paradosso: un premio per chi riesce a fare quel che, ad oggi, sembra impossibile per tutti. Forse è un po’ così e quel premio magari finirà a chi riesce a far meno peggio di fonte a un fenomeno, come quello delle liste d’attesa sempre troppo lunghe – ecco l’altro paradosso – i cui mezzi per combatterlo messi dal Governo vengono giudicati troppo scarsi, insufficienti.
Già, perché dietro all’articolo 64, o meglio nella sua esplicazione, ci sono 150 milioni, di cui 50 per l’anno prossimo e 100 per il 2026 destinati a quelle regioni “che risultino adempienti all’item H Liste d’attesa previsto nel questionario Lea”. E qui, su uno dei tanti parametri che compongono le cosiddette griglie dei Livelli di assistenza, s'intraprende un terreno fitto di incognite e interrogativi che ancora vanno sciolti mentre già gli sguardi delle Regioni si concentrano su quel potenziale bonus e le possibili sue ripartizioni nel Paese.
Nella manovra c’è poco più che la cifra prevista, tutto il resto sarà da definire in un percorso che passerà per un decreto del Ministero della Salute di concerto con il Mef e il parere della Conferenza delle Regioni. Sarà in quelle sedi, in particolare nell’organismo presieduto da Massimiliano Fedriga, che dovranno essere stabiliti i criteri per l’attribuzione di risorse che non sono certo cospicue, ma che fanno legittimamente gola alle Regioni che, chi più chi meno, non navigano certo nell’oro, specie per quanto attiene ai fondi necessari per far funzionare i sistemi sanitari. Va ricordato, infatti, che gli ultimi dati dei Lea sono quelli relativi al 2022 e in due anni, per non dire di più, situazioni come quelle che riguardano le liste d’attesa, le misure per abbreviarle e i risultati possono cambiare di molto.
Certo, se si rimanesse a quegli ultimi numeri disponibili sarebbero una dozzina le regioni che beneficerebbero del premio. In particolare la lista dei “virtuosi” comprende Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Puglia, Basilicata e la Provincia autonoma di Trento.
Già dovendo dividere per questo numero di enti, le potenziali fette della non enorme torta si assottiglierebbero non poco, specie per quanto riguarda la prima tranche di 50 milioni per l’anno prossimo. Ma sarà proprio sui criteri di distribuzione che si apriranno discussioni e trattative dove finirà non solo il numero di abitanti, ma anche quello delle strutture sanitarie, della quantità di personale, alla quantità di prestazioni in relazione alle prescrizioni, insieme ad altri parametri legati al territorio e, magari, proprio al livello di miglioramento effettivo sul fronte dei tempi di attesa.
Insomma un percorso che si annuncia né breve, né semplice senza considerare l’eventualità che questa misura possa ancora subire modiche nei passaggi parlamentari della manovra. Intanto si potrebbe prefigurare un ulteriore eventuale paradosso proprio sul fronte dei premi. Infatti, mentre ogni Regione cercherà di portare a casa il più possibile da quanto previsto in manovra, proprio all’interno del suo sistema sanitario potrebbe trovarsi davanti ad altri premi, quelli che dovrebbe assegnare ai direttori generali delle aziende sanitarie nel caso del raggiungimento degli obiettivi assegnati, in testa ai quali c’è naturalmente la riduzione dei tempi di attesa. E’ quello che succederà in Piemonte, regione tra quelle ad oggi beneficiarie del bonus previsto in manovra e dove proprio dal risultato delle azioni sulle liste d’attesa dovrebbero dipendere molto le riconferme o la mancata permanenza nel posto dei direttori, le cui nomine sono previste entro la fine dell’anno.



