POLITICA & SANITA

Sanità, controriforma di De Luca: "Al Sud gli stessi soldi del Nord". Lega: "Pensi a spendere meglio"

Destinata a fare proseliti anche trasversali la "crociata" del governatore campano contro l'Autonomia. Medesima quota di finanziamento per tutte le Regioni e il divieto di contratti integrativi. "Ci hanno rubato dieci miliardi". L'altolà di Molinari

Per lo sceriffo Vincenzo De Luca l’attuale sistema di riparto dei fondi per la sanità tra le Regioni è un furto e l’autonomia prossima ventura un’aggravante. Ma il governatore della Campania che un paio di settimane fa al festival delle Regioni aveva denunciato come la sua sia stata “derubata di dieci miliardi in un decennio”, appare tutt’altro che solo in una battaglia che dal Sud apre un fronte ulteriore contro la riforma-bandiera della Lega scritta da Roberto Calderoli. Riforma sulla quale, peraltro, pende il ricorso alla Corte Costituzionale promosso oltre che dalla Campania, anche da PugliaEmilia-RomagnaToscana e Sardegna, nonché il referendum.

E proprio mettendo sul tavolo l’ipotesi di rinuncia, o meglio di superamento del referendum, De Luca gioca la carta di una “controriforma” destinata a far breccia tra più di un suo collega del meridione, magari partendo proprio dall’azzurro calabrese Roberto Occhiuto che non fa mistero della sua contrarietà al testo Calderoli. La proposta di legge avanzata dal presidente della Campania fa leva sull’attuale disparità nell’assegnazione delle risorse del fondo sanitario nazionale e mira a far breccia puntando su un concetto all’apparenza semplice, quasi banale: assegnare i soldi alle Regioni con una quota procapite per abitante uguale in tutto il Paese, eliminando tutti quei parametri che fino ad oggi differenziano le somme destinate ogni anno a far funzionare i sistemi sanitari regionali. Vecchio pallino di De Luca, che proprio su quanto secondo lui spettasse alla Campania, due anni fa aveva inchiodato per mesi il riparto, definendolo “una rapina” e costringendo il coordinatore della commissione sanità in Conferenza delle Regioni, Raffaele Donini, assessore dell’Emilia-Romagna ad allargare le braccia e rispedire la pratica al Mef. Giorni difficili, con l’allora assessore del Piemonte Luigi Icardi e altri come lui preoccupato di quel ritardo che a giugno ancora impediva di conoscere quanti soldi si sarebbero avuti a disposizione per l’anno in corso.

Ma a dividere ancor più di quanto non lo sia il Sud dal Nord, pur predicando l’opposto, c’è dell’altro nella proposta di De Luca e in chi pare pronto a sostenerla o comunque a non avversarla anche se su posizioni politiche opposte rispetto a quella del governatore del Pd. Per l’ex sindaco di Salerno la dotazione di personale, quindi medici, infermieri, oss e quant’altri sia sul territorio che negli ospedali dev’essere la stessa parametrata per ogni mille abitanti. Ma non finisce qui, perché a far drizzare antenne e capelli al Nord è, ancor più, il divieto che De Luca vorrebbe imporre a qualsiasi accordo integrativo regionale per quanto riguarda il personale della sanità per evitare quella che a suo dire è una concorrenza sleale capace di rubare medici al Sud per portarli al Nord dove si guadagna di più.

E dietro ai medici che risalgono la penisola, ancor prima di loro, ci sono i pazienti, con quella mobilità passiva per il meridione che anche gli ultimi dati attestano non mostri alcun segnale di diminuzione, tutt’altro. Oltre l’8% dei ricoveri avviene ancora fuori regione con Emilia RomagnaLombardiaVenetoToscana e Lazio che presentano un’attrattività superiore alla media, mentre all’opposto ci sono proprio CampaniaPuglia e Calabria. Vai a spiegare al presidente lombardo Attilio Fontana o al Doge Luca Zaia (incidentalmente due leghisti) che non potranno più fare accordi concedendo aumenti a medici e infermieri, ma anche allo stesso Piemonte che pur attraendo meno, ha più volte messo mano al portafogli per tamponare fughe di professionisti o per garantire prestazioni in più col personale che ha.

“Quello che vorrebbe De Luca è l’esatto contrario dell’autonomia rafforzata, un’idea irricevibile” la boccia senz’appello il capogruppo della Lega a Montecitorio Riccardo Molinari. “Noi vogliamo l’autonomia proprio per dare alle Regioni la possibilità di dare servizi migliori, impedire perfino quel che già si può fare adesso è assurdo – aggiunge Molinari –. Semmai invitiamo le Regioni dove la sanità funziona peggio a spendere meglio i soldi che già hanno”. Linea nota quella della Lega, meno nette le posizioni degli altri due alleati con Forza Italia tesa a difendere il suo storico e cruciale bacino elettorale al Sud e Fratelli d’Italia a dir poco da sempre tiepidi sul tema autonomista, agevolato solo in cambio del premierato. Da qui ad aprire alle istanze di e Luca ce ne passa, ma utilizzare le sue provocazioni su un tema scottante come quello della sanità per contenere l’alleato leghista potrebbe valere un paventato scenario di scontro tra Nord e Sud in camice bianco.

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