Stallo dem su Anci, Schlein vuole Manfredi senza conta
Oscar Serra 07:00 Giovedì 14 Novembre 2024Hai voglia a chiedere primarie, confronti o votazioni tra i sindaci. A sei giorni dall'assemblea di Torino il Nazareno aspetta solo il momento propizio per chiudere la partita. E Lo Russo dovrà scegliere se strappare o incassare il premio di consolazione
Più che uno scontro è stallo alla messicana, anzi alla democratica. Stefano Lo Russo, Gaetano Manfredi e il plenipotenziario di Elly Schlein, Davide Baruffi: immobili da settimane ad attendere la mossa dell’altro mentre la deadline si avvicina. Tra meno di una settimana i sindaci d’Italia si ritroveranno a Torino per eleggere il presidente dell’Anci, la potente associazione dei Comuni, che qualcuno paragona per peso politico a un ministero. Spetta al Pd e questa è l’unica certezza. Il gotha romano del partito ha già indicato da tempo la propria preferenza, ma l’incoronazione del primo cittadino di Napoli tarda ad arrivare. C’è la resistenza delle città del Nord, s’invoca il principio di alternanza dopo il lungo mandato di Antonio Decaro da Bari; Beppe Sala non si dà pace ed è curioso come dopo averlo tanto detestato sia diventato il primo alleato di Lo Russo. Invoca primarie e consultazioni tra i delegati, sa che Lombardia e Piemonte insieme rappresentano un terzo dell’assemblea che si riunirà mercoledì prossimo al Lingotto, ma il Nazareno è un muro di gomma.
A chi le ha parlato, la segretaria avrebbe detto che si occuperà di Anci “dopo le regionali” di Emilia-Romagna e Umbria. Quindi martedì. Se qualcun altro non ci pensa prima, avrà ventiquattr’ore per sciogliere il nodo. Come accaduto già per le regionali in Abruzzo, Basilicata, Piemonte e Liguria il compito di fare sintesi tocca a Baruffi, responsabile Enti locali del partito. Una garanzia. Assieme all'altro socio della Premiata Ditta specialista in sfracelli elettorali, Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del Pd, è già sceso in campo (largo) a ogni battaglia del Pd, collezionando più disfatte di Cadorna. La strategia, anche questa volta, è lasciar passare il tempo, poi se ne cessario arriverà il blitz dell’ultimo momento.
Quel che a Torino sembra ancora in ballo a Roma lo danno per acquisito. “Sarà Manfredi, su di lui c’è un’ampia convergenza dei sindaci e di tutte le principali forze politiche” è il mantra che si ripete. E poi è lui il campione del campo largo, uno dei pochi casi in cui la tragica alleanza tra Pd e Cinquestelle ha retto alla prova delle urne, mentre il sindaco di Torino sconta ancora la fatwa pronunciata contro di lui da Chiara Appendino, numero due di Giuseppe Conte, oltreché l'adesione alla candidatura di Stefano Bonaccini alle primarie, una sorta di lettera scarlatta per una colpa ancora da espiare. Ma allora perché la partita non è chiusa? Da Lisbona, dov’era ieri per ritirare il premio per Torino “Capitale europea dell’innovazione” Lo Russo è rimasto in contatto con sostenitori e pontieri.
Da un paio di settimane emissari di Schlein gli propongono compensazioni che finora ha respinto con sdegno. Se al suo fianco può contare su Sala e alcuni influenti sindaci del Nord (si fanno i nomi di Mattia Palazzi di Mantova e Giacomo Possamai di Vicenza, che in una prima fase erano anche stati indicati come possibili soluzioni di compromesso) sull’altro fronte ci sono Roberto Gualtieri e Matteo Lepore, Roma e Bologna. Oltre a Decaro e Matteo Ricci, ora entrambi a Bruxelles dopo essere stati a capo di Anci il primo e di Ali (Autonomie locali) il secondo.
“Si chiuderà con un accordo, questo è sempre successo. Mi auguro che la segreteria del Pd lavori per comporre ed evitare che si vada con due candidati e che ci si faccia scegliere dal centrodestra il presidente di Anci” è il punto di vista di uno dei tanti coinvolti nella partita. Nel 2016 il testa a testa era proprio tra Decaro e Ricci, finì col primo in Anci e il secondo a capo degli Enti locali nella segreteria di Matteo Renzi. A Lo Russo è stata prospettata la guida delle Città Metropolitane in seno all’Anci, o un incarico al Nazareno come coordinatore dei sindaci Pd. “No, grazie”.
Sala si sgola a chiedere un confronto tra le fasce tricolore che probabilmente non ci sarà mai perché rischierebbe solo di dare voce al dissenso, certificare l’assenza di una linea unitaria, insomma “farebbe il gioco dei nostri avversari”. Così Schlein lascia che il tempo passi. “Il candidato è Manfredi” continuano a ripetere i suoi e a ben vedere mai a un tavolo nazionale si è ragionato su altri nomi. Paradossalmente Lo Russo provò a gettarlo nella mischia Giorgia Meloni, dopo averlo fatto sondare al Salone del gusto di Torino dal ministro ed ex cognato Francesco Lollobrigida, ma senza fare breccia in Schlein. E Lo Russo, in fondo, non ha mai offerto formalmente la sua disponibilità a candidarsi. Lo farà mercoledì in assemblea sfidando Manfredi? Improbabile.


