Atp Finals "affare di Stato": governo tra Torino e Milano
15:16 Sabato 16 Novembre 2024Giorgetti e Abodi sostengono i piani del presidente di Federtennis Binaghi, allora il governatore Cirio arruola nello schieramento sabaudo Tajani. "Devono rimanere in Piemonte" intima il vicepremier. Il ruolo "ambiguo" di Appendino
Le Atp Finals diventano (anche) un “affare di Stato”. Sul destino del torneo tennistico più importante del mondo entra in gioco la politica e divide il governo di Giorgia Meloni. Sebbene solo domenica sera, al termine del torneo, verrà annunciato se la competizione resterà in Italia dopo il 2025 – cosa su cui nessuno sembra dubitare – la decisione sulla città destinata ad ospitare la prestigiosa kermesse verrà presa più avanti, lasciando Torino con il fiato sospeso. Una partita che vede in campo le istituzioni locali piemontesi – unite al di là delle appartenenze –, le massime rappresentanze dello sport nazionale (dal presidente del Coni Giovanni Malagò al suo arcinemico Angelo Binaghi, padre padrone della Fitp), ministri e leader di partito.
A insediare l’assegnazione a Torino anche per il quinquennio 2025-2030 è Milano. Nonostante l’ottima prova fornita sul piano organizzativo, l’accoglienza entusiastica riservata ad atleti e ospiti, i complimenti e gli attestati che gli sono stati tributati, sono note le manovre di un vasto fronte che punta trasferire le Atp Finals nella capitale lombarda: il profilo internazionale e glamour della città, l’attrazione esercitata dai forti interessi economici, nonché la prossima disponibilità di un palazzetto dalla capienza superiore a quello dell’Inalpi Arena (cioè più biglietti e maggiore incasso) rendono la candidatura di Milano estremamente attrattiva. E se il presidente delle Atp Andrea Gaudenzi, faentino di nascita ma londinese di adozione, da uomo di business sembra piuttosto “laico” e orientato a far prevalere realismo e convenienza senza troppi patemi campanilistici, i “nemici” di Torino sono piuttosto agguerriti. Un fronte – quello capitanato dal presidente della federazione Binaghi – che può contare su sostegni importanti, anche all’interno del governo.
“Questa manifestazione sta avendo un grande successo, ma non basta” ha detto senza mezzi termini il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Complimenti a Torino per aver creduto per prima “nelle Finals, ha avuto risalto mondiale anche se non era così attrattiva per un evento di questa portata. Arrivarono qui come risarcimento per il treno perso delle Olimpiadi 2026, però la città ha risposto alla grandissima. Onestamente non me lo aspettavo”. Ma Milano l'è un gran Milan: “Stanno facendo investimenti importanti per le Olimpiadi e avranno strutture da riempire, vedremo”. Anche la sua longa manus nello Sport, il ministro Andrea Abodi quando insiste sulla necessità di “allargare gli orizzonti” sembra guardare alla Madunina: “Noi partiamo dall’obiettivo di mantenere le Finals in Italia, però Torino ha dimostrato di sapere accogliere in modo straordinario questo avvenimento; quindi, l’idea di allargare gli orizzonti c’è sempre ma riconoscendo il merito e il valore di chi ha fatto la sua parte”. Soluzione salomonica: una staffetta tra le due città con Torino che sarà ancora la capitale del tennis per due anni per poi passare sino al 2030 il testimone a Milano.
Ipotesi che ha il sapore del “contentino” e che, infatti, è particolarmente indigesta al sindaco Stefano Lo Russo e al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. Il ruolo di Chiara Appendino, invece, merita un paragrafo a parte: l’ex sindaca grillina incassati i ringraziamenti pubblici per aver portato le Finals a Torino è pappa e ciccia con Binaghi, di cui vice in Federtennis, ma non può certo mostrare di tifare per la cugina d’oltre Ticino. Da qui i “distinguo” che semina sul terreno della riconferma: “Abbiamo lavorato duramente per tenere le Finals in Italia e abbiamo buone possibilità di riuscirci. Sarebbe una grande vittoria per il Paese, la Federazione e gli appassionati – ha dichiarato a un giornale –. La Città, però, deve affrontare il prima possibile il nodo del palazzetto. A breve l’Inalpi avrà una struttura concorrente più moderna e più capiente a meno di un’ora di treno”. Quindi, lei non vorrebbe ma che potrebbe fare? “Senza mezzi termini: servono un progetto e un investimento importante da mettere a terra subito. Un palazzetto più capiente rafforzerebbe Torino. Se, come ipotizzato, alla città verrà assegnato un anno in più, ci sarà più tempo per convincere tutti a restare qui”. Una posizione funambolica che sarebbe la vera ragione che ha spinto il suo successore al panegirico nei suoi confronti: metterla di fronte alla necessità di anteporre gli interessi della città a quelli di cordata.
Intanto, il governatore Cirio, anche nella sua veste di vicesegretario di Forza Italia, ha arruolato nello schieramento sabaudo il suo leader e vicepremier Antonio Tajani: “Noi faremo tutto ciò che è possibile. Credo molto nella diplomazia sportiva – ha detto oggi a Torino l’inquilino della Farnesina –. Lo sport non è solo divertimento, è anche crescita economica: rappresenta una parte non piccola del nostro Pil, è anche strumento per la crescita turistica e una grande risorsa per Torino. Quindi è nostro interesse cercare di fare in modo che le Atp possano essere ancora qui”. Un endorsement di peso, al netto della fatuità del personaggio, che manda un messaggio chiaro ai vertici dello sport italico: “Il presidente Binaghi sta lavorando molto bene e noi lo aiuteremo a fare in modo, con tutte le istituzioni, di conservare le Atp in questa città, che è stata la prima capitale d’Italia, una delle nostre bandiere”.


