FINANZA & POTERI

Crt dice addio alle "terne al lotto". Polliotto fa bingo: segretaria generale

Cambia il meccanismo delle designazioni. Chissà come la prenderà il patriarca Guzzetti. Dopo lo stop imposto dal Mef alla sua cooptazione, l'avvocata torinese è la favorita (della presidente Poggi) per la guida operativa dell'ente

Dalle terne al nome secco. In Fondazione Crt fervono i lavori per apportare l’ultima modifica allo statuto: l’abolizione del meccanismo attraverso cui gli enti designanti indicano i propri rappresentanti nel Consiglio di indirizzo, il parlamentino di Palazzo Perrone. Una rosa di tre nomi dalla quale i consiglieri uscenti pescano i loro successori, votando in totale autonomia spesso venendo meno ai desiderata dei proponenti, com’è capitato nel recentissimo passato quando i candidati “caldeggiati” dal sindaco Stefano Lo Russo e dal governatore Alberto Cirio sono stati clamorosamente impallinati. E così una procedura concepita per garantire autonomia della fondazione nelle proprie scelte di governance, si è attirata gli strali della politica, ravvisando una deriva di autoreferenzialità, portando dopo un duro scontro alla rottura delle comunicazioni. In più, le inchieste avviate dalla magistratura sul presunto “patto occulto”, sembrano avvalorare le tesi di chi ritiene il meccanismo delle terne terreno fertile per cordate personali e accordi più o meno leciti.

Da qui la decisione assunta da Anna Maria Poggi di mandarle in soffitta e tornare alla designazione secca, dal suo punto di vista un’ulteriore polizza assicurativa sulla sua poltrona di presidente anche a costo di avvalorare indirettamente l’impianto accusatorio della Procura di Torino e “disubbidire” a Giuseppe Guzzetti, patriarca delle Fondazioni e strenuo difensore delle terne. Chissà come la prenderà il grande vecchio della finanza bianca – arzillo novantenne ancora in piena attività – che dopo aver scongiurato il commissariamento della Crt viene smentito in uno dei capisaldi delle sue creature? Chissà, rumors lombardi dicono non troppo bene.

La giurista ciellina, intanto, pur con un cda ridotto ai minimi termini – a seguito delle dimissioni di due membri (Davide Canavesio e Marco Giovannini) sono rimasti in cinque, allungando sospetti sulla regolarità delle deliberazioni – pare abbia intenzione di nominare il nuovo segretario generale. L’incarico, assunto ad interim da Annapaola Venezia dopo la fugace e contrastata gestione dell’ex manager Fiat Andrea Varese, scelto dall’allora presidente Fabrizio Palenzona e con lui rovinosamente caduto sotto i colpi del putsch interno, è di grande potere e assai appetitoso. Sovrintende alla gestione dell’ente, ne amministra l’ingente patrimonio (oltre 13 miliardi e 250 milioni di erogazioni all’anno) e gode di un emolumento che magari non arriverà più alle cifre stellari di Massimo Lapucci (trica e branca ogni anno si metteva in saccoccia 450mila euro) ma resta di sicuro interesse. Ma nonostante siano in molti ad ambire – sopra tutti l’economista “domestico” Pietro Garibaldi della nidiata del Carlo Alberto – Poggi avrebbe sciolto ogni dubbio. La decisione non sarà comunicata nel cda di domani, convocato per affrontare le erogazioni, ma in una seduta indetta appositamente e comunque a breve.

A prendere il timone operativo della Crt sarà Patrizia Polliotto, avvocato torinese dalla sterminata collezione di cariche e poltrone, una figura piuttosto nota nel piccolo mondo antico subalpino, in passato consigliera della Compagnia di San Paolo ma soprattutto moglie del notaio Aldo Scarabosio, a lungo parlamentare di Forza Italia negli anni dei fasti berlusconiani e legatissimo a Guido Crosetto. Una candidatura che ha il sostegno forte anche della vicepresidente Caterina Bima, sempre più in asse stretto con Poggi. E sebbene la sua recente cooptazione nel Cdi di via XX Settembre sia stata dichiarata irregolare dal Mef – “rilievi sul metodo e non sul merito della persona”, puntualizzano in Crt – non sembrano frapporsi ostacoli alla sua nomina. Amica di vecchia data della presidente, Polliotto sedeva nel cda della Banca del Fucino quando la figlia della Poggi, Maria Antonietta Federici, faceva il suo ingresso nell’istituto romano. Un legame così solido e di stretta fiducia da aver fatto calare d’un botto le chance di quello che fino a poco tempo fa era considerato il prescelto: Paolo Bertolino, attuale direttore di Unioncamere, figlio dell’ex rettore dell’Università di Torino Rinaldo. In passato, quando l’attuale numero uno della Crt sedeva nel consiglio di gestione della Compagnia, tentò di farlo assoldare come segretario generale, scontrandosi con il niet dell’allora presidente Francesco Profumo.

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