GRANA PADANA

"Congresso farsa", Lega nel caos. Salvini rotola nel campo minato

Situazione sempre più difficile nella sua Lombardia. Lascia con pesanti accuse la competizione Invernizzi. Toccalini cerca il Capo, ma lui non risponde. Romeo (e il patto con i sudisti) resta. Spunta il giorgettiano Guidesi. Ma per il leader è già una sconfitta

Ormai è il Capitano di Sturmtruppen. Neppure il suo peggior nemico sarebbe riuscito ad architettare quel che Matteo Salvini è riuscito a fare da sé a suo danno e, per giunta, a casa sua con quel campo minato che è il congresso della Lega in Lombardia, sul quale lui da giorni saltella non mancando un solo ordigno.

Partito con l’annunciata intenzione di avere un candidato unico, se ne è trovati addirittura tre. Già un paio d’anni fa aveva messo nel freezer l’assise regionale per bloccare la strada al pretendente Massimiliano Romeo e adesso il capogruppo al Senato è uno del terzetto che, però, nelle ultime ore è diventato una coppia dopo che l’ex parlamentare, oggi militante ipercritico verso il leader, Christian Invernizzi ha mollato sbattendo la porta e definendo questo congresso una farsa. L’altro rimasto, Luca Toccalini, espressione di una parte dei salviniani sentitisi traditi dal presunto patto di Romeo con i sudisti cui sarebbe pronto a lasciare il ruolo di capogruppo a Palazzo Madama, sta cercando da ore di parlare con Salvini per capire cosa fare, ma il capo non si fa trovare.

In questo guazzabuglio, ineguagliabile traduzione in pratica del titolo del generale Roberto Vannacci, nel mondo al contrario della Lega rispetto a quella che fu ed è stata prima delle “strategie” del Capitano, s’affaccia pure un altro nome, quello di Guido Guidesi, giorgettiano di provata fede e idea iniziale del ministro dell’Economia quale soluzione per evitare ciò che puntualmente è accaduto. Anzi, che sta accadendo, perché a dieci giorni dalla data fissata per eleggere il nuovo segretario nella regione sala parto, culla e caserma della Lega e che la Lega con Attilio Fontana governa per la seconda volta consecutiva, tutto è ancora nel frullatore.

Per dare l’idea del clima, i parlamentari non hanno ancora messo una sola firma a sostegno di questa o quella candidatura e la voce che circola racconta che si guarderanno bene dal farlo fino a quando avranno la certezza di non darsi la zappa sui piedi, alla faccia delle diverse linee politiche, semmai ci fossero. “Una guerra per bande”, l’aveva descritta il dissidente Invernizzi raccogliendo non poche seppure non dichiarate simpatie in quella fetta del partito che non ne può più di generali candidati e maldestri tentativi di sorpassare Giorgia Meloni a destra.

Stamattina Invernizzi ha gettato la spugna. “Non ci sono le condizioni, hanno reso impossibile partecipare. Ancora non si sa dove si terrà il congresso – ha spiegato annunciando il suo ritiro - e ancora non si sa quando potremo iniziare a raccogliere le firme per le candidature, non ci sono neppure i moduli per raccoglierle e non si sa neanche quando arriverà”. Per Invernizzi, “così si prendono in giro i militanti. E non mi sembra il modo migliore per fare squadra e ripartire”. Già, ripartire, ma soprattutto in quale direzione? Che il congresso lombardo sia cruciale per quello federale è cosa arcinota, così come dietro la corsa alla guida del partito nella regione ormai non si nascondano neppure più, giochi di potere, poltrone e ripicche. Romeo vuol farla pagare a Salvini per quel muro che gli oppose la scorsa volta, ma poi apre involontariamente o no una breccia nel Capitano con l’accordo, indicibile e quindi mai ammesso, con i sudisti del partito per la cessione al leccese Roberto Marti la carica di capogruppo al Senato. 

Quelli che subodorano o scoprono l’inciucio l’incazzano e mettono in campo Toccalini, il quale per ora sta consumando la tastiera in attesa che Matteo risponda. Don Abbondio Giancarlo Giorgetti prende coraggio, si fa per dire, e sonda per capire se ci sono le condizioni per concentrare su Guidesi la candidatura unitaria, ma bisognerebbe che Romeo ritirasse la sua, visto sono in molti a pensare che pure Toccalini stia per mollare, telefono e candidatura.

Nella baraonda non sfugge l’interesse di parlamentari e notabili leghisti del centro-sud – da Claudio Durigon allo stesso Marti, passando per Andrea Paganella – che hanno più di un motivo per tifare Romeo, il quale in un non lontano passato avrebbe addirittura rifiutato l’offerta di rinunciare alla guida del partito in Lombardia in cambio della promessa di una sua candidatura alla presidenza della Regione quando Fontana terminerà il suo secondo mandato. Forse non si fida con davanti quei tempi ancora lunghi, forse è vero ciò che si dice di lui, ovvero che ambisca a fare il ministro, ma anche qui le possibilità sembrano ancora minori.

Invece non ne esistono più, fin d’ora, per Salvini di evitare una figuraccia che ormai ha già rimediato. Giorni questi e forse ancor più quelli a vanire, difficili per il Capitano, di Sturmtruppen.

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