POLITICA & SANITÀ

Direttori Asl, 30mila euro in più. Aumenti in vista per i manager

La sanità piange miseria, ma spunta un emendamento di Forza Italia per portare a 180mila euro lo stipendio minimo dei vertici. Oggi la soglia massima è di 155mila euro. Il tema della concorrenza tra Regioni. L'assessore Riboldi: "Il Piemonte non resterà indietro"

Se 155mila euro vi sembrano pochi, ecco pronto un emendamento per portare gli stipendi annui lordi dei direttori generali delle Asl a un minimo di 180mila. La proposta di alzare non solo l’attuale soglia massima che è, per la prima fascia delle aziende sanitarie e ospedaliere di 154.937 euro, ma addirittura fissare la cifra minima a 180mila arriva da Forza Italia. I senatori Mario Occhiuto Daniela Ternullo, il primo eletto in Calabria la seconda in Sicilia, sono i primi firmatari dell’emendamento al disegno di legge sulle prestazioni sanitarie, la cui trasformazione in norma, negli ambienti della maggioranza, viene data come molto probabile.

Il testo della proposta di modifica avanzata dai parlamentari azzurri, entrambi del Sud dove la questione delle risorse per la sanità non è certo meno grave rispetto al resto del Paese, recita: “Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono apportate modifiche all'articolo 1, comma 5, secondo periodo, del Regolamento recante norme sul contratto del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario delle unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, di cui al decreto Presidente del Consiglio dei ministri 19 luglio 1995, n. 502, come modificato dal decreto Presidente del Consiglio dei ministri 31 maggio 2001, n. 319, al fine di prevedere che il trattamento annuo, determinato sulla base delle lettere a), b) e c), del medesimo comma 5, non può essere inferiore a 180.000 euro”.

Al di là di articoli e commi, la sostanza è chiara in quella cifra. Lo è meno il possibile impatto sulle finanze regionali, così come le conseguenze di probabili ulteriori giochi al rialzo tra le stesse Regioni. Già nella situazione attuale, con il divieto di superare il tetto nazionale cui, tuttavia, vanno aggiunte altre voci premiali legate al raggiungimento degli obiettivi assegnati, uno dei problemi comune a non poche regioni è proprio quello dell’attrattività nei confronti dei manager migliori. L’aspetto economico è la prima voce che pesa nella non facile partita per avere i direttori più ambìti.

A conferma di ciò, la recentissima revisione delle fasce operata in Piemonte in vista dell’imminente tornata di nomine. Non potendo superare le soglie fissate, si è aumentato il numero di aziende sanitarie e ospedaliere in prima fascia, eliminando di fatto la terza, quella con gli stipendi più bassi. Ma qui è finitolo spazio di manovra attualmente consentito, tant’è che ci aveva provato a superare il limite come nel caso dell’allora direttore generale dell’Ussl di Chioggia la cui richiesta di arretrati aveva trovato, pochi anni addietro, nella risposta negativa della Cassazione. In quella circostanza la Suprema Corte aveva ribadito l’assoluta legittimità del tetto, assolutamente non superabile.

Un’operazione, quella prevista dall’emendamento, nient’affatto leggera per i conti della sanità che nella maggior parte delle regioni sono da tempo in rosso. Per dare l’idea, solo la rimodulazione della fasce attuata in Piemonte con una variazione di poche migliaia di euro su ogni stipendio peserà circa 650mila euro l’anno in più formalmente sulle casse delle singole aziende, ma alla fine sempre sulla cassa della sanità piemontese il cui assessore già mette in conto l’eventualità del pesante ritocco.

“Se diventerà legge, naturalmente, applicheremo questi aggiornamenti retributivi adeguando, laddove previsto, i contratti in essere e quelli che ci accingiamo a fare con i nuovi direttori”, spiega l’assessore Federico Riboldi (FdI) che di fronte a uno scenario con Regioni che andranno al rialzo sugli stipendi dei manager pare pronto a giocare la partita, rilanciando: “Se la Lombardia pagherà una cifra noi pagheremo la stessa. È chiaro che più alziamo gli stipendi più pretendiamo dai direttori”.

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