Dalla Lombardia la sfida a Salvini: "Non c'è Lega senza il Nord"
18:56 Domenica 15 Dicembre 2024Il neo segretario del partito lombardo chiede un cambio di rotta ma il Capitano tira dritto: "Non si torna indietro". A rischio la poltrona di capogruppo al Senato e quella alla Camera di Molinari. Avvisaglie di quello che potrebbe essere il congresso "vero"
Tutelare il Nord, difendere le istanze dei territori, imporre l’Autonomia differenziata. La Lega Lombarda chiede a Matteo Salvini di “aggiustare la rotta”, e lo fa non solo con il neo segretario Massimiliano Romeo, ma anche attraverso il governatore Attilio Fontana. Il segretario nazionale ascolta, promette che l’autonomia differenziata “la porteremo a casa costi quel che costi”, assicura che il congresso del 2025 sarà “programmatico” e che una “riflessione a 360 gradi è già in corso”. Ma sulla scelta della Lega Nazionale “non si torna indietro”.
Il congresso della Lega lombarda riaccende lo scontro sulla questione del Nord, ma Salvini tira dritto e rivendica la svolta nazionale. Il nuovo segretario regionale eletto per acclamazione è il capogruppo in Senato Romeo – unico candidato dopo il ritiro di Cristian Invernizzi e del deputato Luca Toccalini –, che parla di identità perduta e invoca più ascolto della base. “Matteo, sai che sono sempre stato leale con te, se non parliamo più del Nord, al Nord i voti non li prendiamo più”, dice Romeo senza giri di parole rivolgendosi a Salvini e scatenando l’ovazione della platea presente. Ancora più netto il presidente della Lombardia Fontana: “Se continuiamo a dire che va tutto bene, nascondiamo qualcosa. Io qui sono a combattere a favore della Lombardia e a favore del Nord. Tutto il resto non mi interessa”, spiega il governatore che da mesi si spende per la questione settentrionale. Fontana, senza fare nomi, evoca anche lo spettro del fuoco amico: “Quando dite che i nemici sono fuori dalla Lega, beh qualche nemico è anche dentro. Quando vedo certi emendamenti firmati dai nostri parlamentari di zone diverse dalle nostre che vanno tutti a danno della Lombardia, io mi incazzo come una bestia” attacca Fontana, in relazione ad alcuni emendamenti o ripartizioni di fondi, come quelli sui trasporti, che secondo lui hanno finito per sfavorire le Regioni più virtuose come la Lombardia.
Salvini ascolta ma non arretra: “La scelta di un movimento nazionale per la Lega è giusta per il Paese ed è utile per la Lombardia. Su questo non torno indietro”. Anche lui si concentra sul “rumore di fondo” che arriva da dentro e che danneggia il movimento: “Il confronto interno in sezione è sacro e sacrosanto. Ma quando si va a sputtanare un altro militante sui giornali, non è più confronto interno ma mancanza di rispetto”. Anche se probabilmente avrebbe preferito che fosse eletto il suo fedelissimo Toccalini, Salvini non ci sta a far passare il messaggio che l’elezione di Romeo sia una sua sconfitta: “Abbiamo lavorato per trent’anni insieme. Non nomino capogruppo in Senato qualcuno di cui non ho stima” osserva il segretario, assicurando che nei prossimi giorni sentirà anche Umberto Bossi (che tanto per accendere ancor di più la questione settentrionale oggi ha ricevuto la tessera n.1 del Patto per il Nord diventandone presidente ad honorem), ma glissando sul futuro di Romeo come capogruppo. Nei suoi piani, oramai è chiaro, c’è il cambio della guida del gruppo a Palazzo Madama, ruolo da usare per “accontentare” la componente sudista del partito. Una manovra che, sempre a dar retta ai rumors di via Bellerio, coinvolgerebbe anche Riccardo Molinari, omologo di Romeo alla Camera e come lui numero uno del partito nella sua regione, il Piemonte.
Salvini chiede unità e compattezza e a tendergli la mano arriva anche Giancarlo Giorgetti, cuor di leone: “Abbiamo bisogno di un capo, che va rispettato. E abbiamo bisogno di essere una comunità”, afferma il ministro dell’Economia che nel congresso lombardo vede l’occasione “per fare un esame di coscienza”. Sul concetto di comunità, invece, si sofferma anche Romeo: “A me questa storia della Lega di Zaia, di Giorgetti e di Vannacci non convince. Ci vuole la Lega di comunità, non delle personalità”. E poi basta con le “beghe di cortile” legate “all’inseguimento ossessivo di poltrone. Prima viene il simbolo, poi la cadrega. Sia chiaro. Così come la militanza non può essere considerata manovalanza e poi un comitato ristretto prende le decisioni per tutti”. Secondo il nuovo segretario regionale, la Lega non deve dimenticare la sua storia e anche i suoi simboli: “A partire dal Va pensiero e dal sole delle Alpi. E bisogna rimettere al centro l’importanza di fare gavetta”. “Caro Matteo, se non parliamo più del Nord, noi al Nord i voti non li prendiamo più”, ribadisce Romeo. E nella base “il malcontento c’è, non si può derubricare a qualche rompiscatole”. Dunque bisogna “recuperare la nostra identità”, e “aggiustare la rotta, perché non sempre la rotta è stata giusta”, tornando ad essere “il sindacato dei territori, come diceva Roberto Maroni”. Evitando di inseguire a destra e al centro, “perché la destra sarà sempre FdI, e il centro sarà sempre FI: rischiamo di diventare la copia degli altri, e gli elettori tra la copia e l’originale scelgono l’originale”. Ecco allora che la richiesta di Romeo è quella di un congresso vero, nel prossimo anno: “Matteo ti stiamo portando non un problema ma un’opportunità, in vista del Congresso federale. Preparalo bene e sarà l’occasione di slancio per tutta la comunità”.
Che le cose, anche in Lombardia, ultimamente “non sono state rose e fiori”, con un clima “ad alcune feste non da fratelli”, lo riconosce anche Salvini che però guarda al futuro: “Vogliamo tornare a essere il primo partito qui e in Italia”. Il tema più identitario di tutti è sicuramente quello dell’autonomia. Secondo Fontana, il ministro Roberto Calderoli “sta combattendo una battaglia da solo contro tutto il mondo” e anche se “non ha mai avuto sostegno dai nostri alleati e da nessuno, è riuscito a fare un passo avanti importante. Se serve torniamo anche a parlare di Padania libera”. Gli “ostacoli” ci sono e lo ammette anche Salvini: “Lo sapevo che la strada sarebbe stata in salita. Ma io col cavolo che mollo. L’autonomia è un diritto che ci andremo a prendere”. A chiacchiere e distintivo.


