ECONOMIA DOMESTICA

Trump non ci manderà in bolletta. Dal Fabbro studia il dossier Engie

Il presidente di Iren a tutto campo dall'Eu-Italy Energy Days di Torino. Cautela sui dazi: "L'Europa compra molto gas dagli Usa". Occhi puntati su alcuni asset che il gruppo francese intende cedere, ma non mancano i competitor. Missione in Uzbekistan

Sui prezzi dell’energia «ci dobbiamo aspettare un po’ di volatilità dei prezzi. Dobbiamo combattere la speculazione dei mercati e del trading, in particolare quelli nordeuropei della Borsa di Amsterdam e quindi cercare di avere delle regole che permettano di non avere balzi per questioni di speculazione». Predica cautela il presidente di Iren, Luca Dal Fabbro, a margine del Simposio Internazionale EU-Italy Energy Days di scena a Torino, da dove spiccherà il volo per l'Uzbekistan assieme al sindaco Stefano Lo Russo, il presidente dell'Unione industriali Marco Gay, il vertice della Camera di Commercio Dario Gallina e il rettore del Politecnico Stefano Corgnati, in un viaggio nel quale il sistema produttivo subalpino è a caccia di accordi tra imprese e università nell'ambito, in particolare, dell'energia vista la quantità di gas che ha l'Uzbekistan.

«Il sistema italiano è abbastanza resiliente, non dipende solo dai prezzi della borsa di Amsterdam ma anche dai contratti di lungo periodo di importazione soprattutto del gas. Non ci aspettiamo un aumento a breve ma se queste tensioni continuano a crescere e questa speculazione continua ad esserci, dobbiamo essere molto cauti. Per il momento non prevediamo un forte innalzamento dei prezzi ma dobbiamo vigilare e credo che le utility stiano facendo il loro sforzo. Stiamo tenendo i prezzi più bassi possibili ma se ovviamente il prezzo del gas aumenta li adegueremo. Per il momento non vedo grossissimi innalzamenti dei prezzi», ha spiegato.

Per quanto riguarda gli effetti interni delle nuove politiche annunciate dal presidente americano Donald Trump Dal Fabbro invita a non farsi prendere dal panico. «Per il momento ha fatto annunci, poi dobbiamo capire nella pratica cosa farà. Credo che dovremo attendere qualche settimana o mese per capire. Ci sono tanti punti ancora aperti, tanti interrogativi». Che però non sembrano promettere nulla di buono per l’Italia e l’Europa, soprattutto dopo l’intervento del tycoon a Davos. «Prima di prendere una direzione e dire che ci sarà una guerra sui dazi sarei molto cauto. Bisogna stare attenti ad alzarli, anche perché noi compriamo molto gas dagli Stati Uniti, quindi sarei cauto. Penso che se c’è un Paese che possa essere privilegiato rispetto agli altri Paesi europei è proprio l’Italia. Non dico che sono ottimista ma dico che bisogna essere cauti», ha aggiunto.

Un passaggio, infine, del possibile interesse di Iren su alcuni asset che Engie potrebbe mettere in vendita: «Se ci sarà questo dossier pubblico che possiamo studiare, lo studieremo. Noi guardiamo tutti i dossier quindi mai dire mai – ha aggiunto –. Le opportunità bisogna guardarle; poi ci sono ottime opportunità, medie opportunità e quelle che non guardiamo. Quando c’è stato il dossier Egea lo abbiamo guardato e abbiamo comprato la maggioranza. Così faremo anche eventualmente» nel caso del gruppo francese che ha manifestato l’intenzione di cedere il business retail in Italia. Un pacchetto che comprende quasi un milione di clienti residenziali di elettricità e gas concentrati principalmente in Lombardia, Puglia e Lazio. Secondo le stime il deal vale circa 500 milioni ma la valutazione dipenderà dal perimetro dell’operazione, che potrebbe includere anche la vendita di commodity a imprese e pubblica amministrazione, ma solo parzialmente i servizi residenziali. Escluse, invece, le attività di efficienza energetica e generazione, in cui Engie rimane tra i leader in Italia, con le rinnovabili e una quota del 50% in Tirreno Power. Tra i potenziali acquirenti, oltre a Iren, ci sono le principali multiutility italiane, tra cui A2a, Edison ed Hera.

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