Autonomia, Molinari attacca:
"Si farà, i gufi si rassegnino"
Stefano Rizzi 07:00 Venerdì 07 Febbraio 2025
Calderoli tira dritto per superare gli ostacoli sui livelli essenziali di prestazioni. La sinistra: "Solo un tentativo di salvare la faccia". Fuoco amico dal numero due di Forza Italia Occhiuto: "Il ministro pianga sul latte versato". Posizione sempre più difficile per Cirio
“Si mettano il cuore in pace, la riforma dell’autonomia si farà”. Mentre lo scontro tra maggioranza di governo e magistratura alimenta la vulgata politica secondo la quale l’unica riforma che verrà condotta in porto sarà quella sulla giustizia lasciando su un binario morto premierato e maggiori poteri alle Regioni, il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari spedisce un avviso ai naviganti, compresi quelli che viaggiano sullo stesso suo bastimento del centrodestra.
Le parole con cui Molinari, appena sceso dall’aereo che da Roma lo ha riportato nel suo Piemonte, avverte gufi e aruspici in servizio permanente effettivo giungono ventiquattr’ore dopo un’altra “comunicazione” dalla nomenclatura leghista che rafforza, da quelle parti, l’idea che non tutto è perduto nel pronunciamento della Corte Costituzionale, tutt’altro. Proprio alla Camera mercoledì il ministro Roberto Calderoli, padre di una riforma che molti considerano (e sperano) morta prima di nascere, ha annunciato un corposo disegno di legge delega composto di oltre trenta articoli per riscrivere quelle norme sui livelli essenziali di prestazioni, ovvero i Lep, inghippo e forca caudina per la riforma-totem della Lega e timone con cui correggere dall’interno la rotta salviniana sempre meno convintamente nordista e, appunto, autonomista.
Archiviato il rischio del referendum il nuovo strumento legislativo, annunciato dal ministro e da lui ideato mentre già echeggiavano i de profundis delle opposizioni senza irritare troppo né Fratelli d’Italia, tantomeno Forza Italia, “conterrà – come anticipato da Calderoli – indicazioni specifiche al Governo in funzione delle peculiarità dei singoli settori, come richiesto dalla Corte Costituzionale e garantirà un adeguato coinvolgimento del Parlamento nell’esercizio della delega”.
Insomma, per dirla ancora con Molinari, “si fa quello che Calderoli aveva annunciato subito dopo la sentenza della Corte, ovvero usare uno strumento legislativo per i Lep. Tutto procede secondo i piani”. Un percorso che già da sinistra si descrive come nulla più di “un tentativo di salvare la faccia”, per riportare il commento del piddino Ubaldo Pagano, il quale poi aggiunge l’immancabile scenario sovversivo augurandosi che “il ministro non stia preparando un altro attentato alla Costituzione con questo disegno di legge”. Toni allarmati e strategie d’aula. Tra i dem di accarezza l’idea di non vedere il nuovo strumento legislativo all’esame del Parlamento prima dell’autunno, spiegando che prima c’è la riforma della giustizia e “il progetto di dividere l’Italia non lo si vedrà in questa legislatura”. 
Non solo dall’opposizione e non solo da oggi si gufa contro la riforma tesa ad assegnare più autonomia alle Regioni in tutta una serie di materie. “Calderoli lo sento molto meno da un po' di tempo a questa parte, ma lui sa che io ho mantenuto la stessa posizione dal primo giorno”, commenta il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, vicesegretario nazionale di Forza Italia, a margine di un'iniziativa all'Unical a Rende in provincia di Cosenza. "A lui – aggiunge il governatore calabrese – ho sempre detto che per me la cosa importante era superare la spesa storica, finanziare gli investimenti, anche la spesa corrente al Sud, secondo i fabbisogni e non secondo l'ingiusto criterio della spesa storica, e questo era molto più importante dell'autonomia differenziata. Lui ha accelerato solo sull'autonomia differenziata e non sui Lep”, ricorda Occhiuto che intinge nel veleno la chiosa, “Adesso Calderoli pianga sul latte versato”.
Parole al curaro che certo non stupiscono più di tanto non solo per la collocazione geografica del governatore, in sintonia su questo tema con i suoi colleghi della sinistra, ma anche per il suo ruolo di numero due nazionale del partito di Antonio Tajani, pure lui caldo come un ghiacciolo all’idea di vedere compiuta la riforma.
Una posizione che certo non rende semplice quella dell’altro vicesegretario azzurro, Alberto Cirio che al suo secondo mandato alla guida del Piemonte. Speedy Gonzales a inviare, non appena rieletto, la lettera a Palazzo Chigi per chiedere di avviare il confronto per le materie che non richiedono i Lep (i complessi e discussi livelli essenziali di prestazioni), unendosi nel gruppetto di testa a Lombardia, Veneto e Liguria, pronto farsi bradipo in linea con il suo segretario, senza ovviamente rinunciare alla collaudata ma non per sempre infallibile strategia dell’opossum.
E se le parole del capogruppo alla Camera che, incidentalmente è pure segretario regionale della Lega in Piemonte, possono diventare un fischio nelle orecchie del governatore, certo ben chiare sono quelle che Calderoli ha scandito l’altro ieri, rispondendo al question time di Noi Moderati. “Ho già provveduto a richiedere alle quattro Regioni, Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte, di indicare se le richieste siano giustificate alla luce del principio di sussidiarietà, per svolgere un’istruttoria approfondita. Inoltre – ha aggiunto il ministro – I negoziati proseguono per le materie non Lep, nel pieno rispetto della indicazioni della Corte”. Il prossimo tavolo è già fissato per il 12 febbraio.



