Più danni dalla crisi tedesca che (forse) dai dazi di Trump
09:51 Sabato 08 Febbraio 2025La Germania, un tempo locomotiva d'Europa, si è fermata provocando negli ultimi due anni una contrazione dell'export di 5,8 miliardi per il sistema produttivo italiano. Il Piemonte tra le regioni più colpite: da oltre 6,9 miliardi a 6,1 miliardi (-11,4%)
La crisi economica che ha colpito la Germania negli ultimi due anni ha comportato un danno di 5,8 miliardi di euro per il sistema produttivo italiano. Insomma, mentre si attende di valutare le ricadute degli eventuali dazi dell’amministrazione Usa a guida Trump dobbiamo fare i conti con la contrazione di quella che fino a ieri era la locomotiva d’Europa. Nel 2023, il valore delle esportazioni verso il mercato tedesco è diminuito di 2,7 miliardi, mentre nei primi dieci mesi del 2024 (secondo gli ultimi dati statistici disponibili elaborati da uno studio della Cgia) la contrazione ha raggiunto i 3,1 miliardi. Pertanto, sebbene numerosi imprenditori e l’opinione pubblica in generale esprimano una marcata preoccupazione per le conseguenze negative che l’introduzione delle barriere doganali da parte degli Usa potrebbe arrecare alle nostre imprese esportatrici, la crisi tedesca degli ultimi due anni ha già generato e potrebbe continuare a produrre danni significativamente più gravi. Infatti, non si può escludere che, come avvenne nel 2019 a seguito dell’implementazione delle barriere commerciali sempre introdotte da Trump, le ripercussioni commerciali negative possano risultare meno gravose di quanto ipotizzato. È vero che nel 2020 le nostre vendite negli Stati Uniti sono diminuite di 3,1 miliardi; tuttavia, è probabile che tale calo sia stato principalmente influenzato dal crollo del commercio mondiale causato dall'insorgere della pandemia, piuttosto che dai dazi “innalzati” dal governo statunitense.
Per la Cgia, ad eccezione del 2020 – anno caratterizzato dall’innalzamento negli Usa dell'aliquota daziale media al 10% sui prodotti importati e dagli effetti del Covid – l’export italiano verso gli Stati Uniti è in costante crescita dal 2010. Se quindici anni fa esportavamo prodotti per 20,3 miliardi di euro (pari al 6% dell’export nazionale totale), nel 2023 l’Italia ha toccato i 67,2 miliardi di euro (10,7% del totale) di export verso gli Usa, che diventano così, dopo la Germania, il secondo Paese per destinazione dei prodotti Made in Italy. Pur collocandosi sempre sul secondo gradino del podio, nei primi 10 mesi del 2024 (ultimo dato in cui le statistiche sono disponibili), rispetto allo stesso periodo del 2023, le vendite negli Usa sono diminuite di quasi 1,5 miliardi di euro (-2,7%); una contrazione in termini percentuali più contenuta rispetto al crollo registrato verso la Germania (-4,9%), ma superiore a quello riconducibile con la Francia (-2,1%). Secondo l’Ocse, l'eventuale introduzione di dazi al 10% sull'intera gamma dei prodotti e dei servizi importati dall’Ue, provocherebbe una riduzione in termini economici delle esportazioni italiane verso gli Usa pari a 3,5 miliardi di euro che salirebbe a 10/12 miliardi nel caso l'aliquota fosse elevata al 20%. Quasi sicuramente i settori più penalizzati sarebbero quelli che ad oggi hanno un tasso di penetrazione nel mercato statunitense più significativo. La Cgia ricorda che nel 2023 le vendite di medicinali e di prodotti farmaceutici hanno cubato 7,7 miliardi di euro, gli autoveicoli 4,9 e le navi/imbarcazioni 4,2. Seguono i macchinari, le bevande (in particolare i vini), i prodotti petroliferi e l’abbigliamento.

Le aree regionali più vocate all’export verso gli Usa sono la Lombardia (14,2 miliardi), l’Emilia-Romagna (10,4), la Toscana (9,1), il Veneto (7,5) e il Piemonte (5,5). Complessivamente, la quota esportata da queste cinque realtà territoriali sul totale nazionale verso gli Usa sfiora il 70 per cento. È significativo il dato riconducibile alla Campania che esporta ben 2,6 miliardi (tra auto, prodotti alimentari e aeromobili). Un importo, quest’ultimo, leggermente superiore a quello riferito al Lazio. Per quanto riguarda il Piemonte, sono Francia e Germania gli sbocchi principali per l’export domestico, rappresentando quasi il 29%. Ma proprio le vendite dirette a Berlino nei primi nove mesi del 2024 hanno subito una contrazione dell’11,4%. Tradotto in termini assoluti: da oltre 6,9 miliardi di euro a poco più di 6,1 miliardi. Seguono i mercati Usa (-6,6%) e francese (-6,1%). Questo dato, diffuso da Unioncamere Piemonte a fine dello scorso anno, mette in luce le difficoltà di uno scenario economico internazionale incerto, dove gli scambi commerciali risentono tanto della congiuntura globale quanto delle specifiche debolezze di alcuni comparti produttivi regionali.



