Albania, bel suol meloniano. Piemonte recluta infermieri
Stefano Rizzi 07:00 Giovedì 27 Febbraio 2025Missione capitanata dall'assessore alla Sanità, il fratello d'Italia Riboldi. Tre giorni, con un gruppo di esperti, nelle università che sfornano grandi quantità di professionisti. "Ma forniremo anche borse di studio per gli studenti dei nostri atenei"
La partenza per l’Albania è prevista per domenica, ma faranno tutti ritorno già mercoledì. Stavolta, però, non si tratta di migranti e non già i desolatamente vuoti centri voluti da Giorgia Meloni, bensì gli affollati atenei sono la destinazione della piccola comitiva con in tasca il biglietto per il volo verso il paese delle aquile. A guidare il manipolo in (metaforico) camice bianco verso quel che per chi s’abbigliava con camicie d’opposta tinta fu il Regno d’Albania, un meloniano di ferro come l’assessore alla Sanità del Piemonte, Federico Riboldi col dichiarato intento non già di chiudere i confini, semmai di spalancarli creando un corridoio che da Tirana così come da Argirocastro e da altre undici sedi universitarie conduca direttamente alle corsie degli ospedali piemontesi.
Ospedali dove ogni anno, da qui in avanti per il prossimo decennio, si prevede mancheranno non meno di mille infermieri amplificando una carenza che già oggi e non da oggi pesa su un sistema sanitario che ne richiederebbe assai più di quanti ne possa contare. Da qui l’idea, sempre più in forma di progetto, dell’assessore. Ovvero stringere accordi con le università albanesi da cui ogni anno escono alcune migliaia di infermieri per poter contare su una parte di essi nelle strutture sanitarie del Piemonte.
Una trattativa che Riboldi ha già avviato, facendo la spola con il Paese di Edi Rama quasi come la nave Cassiopea, e che ora parrebbe entrare decisamente più nel concreto rispetto ai primi contatti diplomatici, tanto che non più solo, ma accompagnato da rappresentanti dell’Università oltre che dal presidente dell’Ordine degli infermieri Ivan Bufalo e da altri funzionari, l’assessore torna sul suolo albanese.
“Avremo incontri al ministero della Salute albanese, ma anche in ben tredici università” spiega Riboldi annunciando un tour de force quasi come quelli cui sempre più spesso sono costretti i sempre meno infermieri nei reparti dei grandi così come dei piccoli ospedali piemontesi, così come del resto dell’Italia dove ciascuna Regione si lambicca per trovare soluzioni.
Quella che s’intravede da Torino guardando ad est potrebbe rappresentare un deciso passo in avanti rispetto a gran parte del Paese. Per Riboldi “il nostro obiettivo primario è quello di attrarre nel sistema sanitario regionale personale infermieristico già formato che possa allinearsi in tempi brevi con quello italiano. Uno degli aspetti positivi di questa operazione, oltre agli ottimi rapporti tra Italia e Albania e al valore delle università di quel Paese è, indiscutibilmente, dato dal fatto che la stragrande maggioranza degli studenti conosce già bene la nostra lingua”. Non un dettaglio da poco, visto che una delle problematiche più frequenti nel ricorso a personale sanitario straniero è proprio rappresentato dalla scarsa o nulla conoscenza dell’italiano.
Nel piano elaborato al grattacielo del Lingotto c’è, però anche un aspetto che potrebbe rendere più semplice l’operazione. “Noi non vogliamo fare come altre regioni europee che sono andate là semplicemente a reclutare personale. Non è il nostro modello. Noi vogliamo fare accordi di partnership duraturi che oltre a vedere infermieri albanesi lavorare nelle nostre strutture, prevedano scambi di conoscenze cliniche e aiutare l’Albania a migliorare alcuni aspetti della sua sanità, come per esempio l’ambito dei trapianti”. Da qui il coinvolgimento dell’Università di Torino e quella del Piemonte Orientale.
Insomma, di fronte a oltre duemila laureati l’anno di cui solo una modesta percentuale trova lavoro in Albania, le porte del Piemonte potrebbero presto aprirsi a questi professionisti. “Lungi da noi qualsiasi intento colonialista e il rapporto con il ministero e gli atenei conferma questo approccio che si fonda sul solidissimo rapporto tra i due Stati”. Di tempi, ovvero di quando i primi infermieri albanesi arriveranno in Piemonte, è ancora presto per parlarne con certezza. Ma il canale sembra ormai aperto, con il placet del ministero di Orazio Schillaci con cui Riboldi ha più volte discusso la questione.
Questione, quella del personale straniero, che ripetutamente ha suscitato reazioni e aperto discussioni sul fronte sindacale della categoria. Ancora nelle scorse ore una delle sigle di rappresentanza, Nursind, in una nota rimarcava come “gli infermieri stranieri non sono a nostro avviso la soluzione ma una misura tampone per rispondere in parte alla forte carenza di personale infermieristico oggi sul mercato. In questo caso – aggiunge il sindcato sarà compito degli ordini professionali verificare e vigilare sui requisiti per poter permettere loro di svolgere la professione nelle nostre strutture”.
Nursind ricorda inoltre che “abbiamo più volte chiesto parallelamente politiche attrattive per poter avvicinare i giovani alla professione anche attraverso borse di studio o altre forme di incentivazione”. E a queste istanze sembra rispondere l’annuncio che Riboldi fa, proprio in merito, alle agevolazioni tese ad accentuare le iscrizioni ai corsi universitari per infermieri. “Andiamo in Albania – spiega – ma nel contempo per portare gli atenei a vedere occupati tutti i posti, con l’assessore Elena Chiorino e del ministero della Salute stiamo preparando un provvedimento con cui fornire borse di studio ai futuri infermieri nelle nostre Università”. Lo chiama “il doppio binario” l’assessore. Uno su cui viaggia l’operazione Albania, l’altro verso i futuri infermieri italiani. Lui, con la delegazione, a Tirana andrà in aereo. Perché il tempo è poco. E anche perché le navi avanti e indietro dall’Albania, finora non hanno portato troppo bene alla sua leader.


