GRANA PADANA

"Tajani inopportuno, non Salvini". Molinari si rimette in riga

Il capogruppo e segretario della Lega in Piemonte si unisce alla canea contro il ministero degli Esteri. Seppur con più eleganza: "Non ho capito la sua reazione, eviterei di creare incomprensioni o fare dei distinguo tra di noi". Richiamato all'ordine?

La parola d’ordine è sminare il terreno. Ma che le tensioni all’interno della maggioranza fra i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani non siano riconducibili a normale dialettica tra alleati è evidente, anche agli occhi di osservatori non prevenuti. Soprattutto se a finire in mezzo è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che si sarebbe irritata non poco per le mosse del leader del Carroccio per le sue incursioni su alcuni delicati dossier internazionali. Tuttavia, mentre le opposizioni parlano di “sfiducia della Lega nei confronti di Tajani” e di governo in crisi, Salvini smentisce: “Con Tajani abbiamo rapporti splendidi. Leggo i giornali e sorrido. Faccio il mio lavoro e sarebbe sorprendente che qualcuno contestasse il fatto che faccio il ministro dei Trasporti e parlo di investimenti sull'Alta Velocità negli Usa con il vicepresidente americano Vance, sull’acqua con il premier israeliano e sul ponte con le istituzioni europee”.

Getta acqua sul fuoco pure Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera e numero uno del Carroccio in Piemonte, che forse per farsi perdonare certe intemerate critiche sulla linea politica del suo segretario (e sperare così di mantenere la carica in parlamento) in questi ultimi giorni indossa spesso ma chissà quanto volentieri i panni del pompiere. “Certamente non ci saranno crisi di governo. Gli elettori vogliono un governo di centrodestra che sta governando bene e non perdonerebbero a nessuno di mettere in crisi questa formazione, anche perché le alternative sarebbero da fare accapponare la pelle – ha affermato a margine di un convegno sul Ddl Sicurezza a Torino, organizzato dal Sindacato Autonomo di Polizia –. Ci sta che i vari partiti avendo, soprattutto sul tema europeo un posizionamento diverso, possano a volte avere qualche scaramuccia”.

Che siano solo scaramucce è un tantino ardito sostenerlo, soprattutto di fronte all’affondo contro Tajani pronunciato da Claudio Durigon, che ha invitato il capo della Farnesina a “farsi aiutare” nel rapporto con gli Stati Uniti, perché “è in una posizione un po’ difficile” visto che “è un sostenitore di Ursula e del suo piano di riarmo e sappiamo tutti che Von der Leyen non ha grandi rapporti con l’amministrazione americana”. Il messaggio di Durigon, arrivato ieri quando i vertici di Forza Italia erano riuniti a Milano per un evento sull’Europa, ha nuovamente fatto registrare una reazione stizzita del ministro degli Esteri: “Tutti hanno bisogno di farsi aiutare, anche io. Ma non mi sento in difficoltà, lo giudicheranno gli elettori”. Il leader azzurro ha espresso apprezzamenti poco lusinghieri sui Patrioti, il gruppo europeo della Lega, che “sono fuori da ogni gioco politico a Bruxelles”, definendo “quaquaraquà” i partiti populisti.

Per Molinari le fibrillazioni hanno radici nella diversa collocazione dei partiti sullo scenario internazionale: “La Lega non ha sostenuto Ursula von der Leyen – spiega – la Lega fa parte di una coalizione in Europa che ha sempre contestato le politiche di questa Commissione, anche sull’ultimo piano di riarmo. Il partito di Tajani è un partito invece che fa parte di quella maggioranza; quindi, posso capire magari il suo disagio, sono posizionamenti diversi, noti già da quando ci siamo messi insieme per fare il governo”. Per quanto riguarda lo scambio di battute di ieri tra Salvini e Tajani sulla politica estera, Molinari sottolinea: “Ho trovato più inopportune le esternazioni di Tajani perché Salvini come vicepremier, come ministro e come capo partito penso che sia libero di dialogare con chi vuole, visto e considerato che poi anche la linea sulla politica estera ha visto una grande unitarietà del centrodestra che ha votato una risoluzione con un mandato chiaro a Giorgia Meloni, mentre le opposizioni sono divise”, ha continuato. “Quindi io non ho capito la reazione di Tajani, eviterei di creare incomprensioni o fare dei distinguo tra di noi perché mi pare che il governo sia compatto, unito e stia andando in una direzione giusta anche in politica estera”, conclude.

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