CONTI IN ROSSO

Sanità, tagli per oltre 300 milioni o il Piemonte sarà commissariato

Chiesto ai vertici delle Asl di rivedere (al ribasso) le stime di spesa per l'anno in corso. I preventivi fatti a dicembre portavano a oltre 700 milioni di disavanzo. Con quelle cifre il piano di rientro scatterebbe già in estate. Tavolo al Mef il primo aprile

Meglio usare prima il bisturi per evitare che, dopo, qualcuno impugni il machete. Gli effetti di quest’ultimo, quando finì nelle mani del Mef e dell’Agenas, sulla sanità sono ben noti in Piemonte dove non solo il ricordo, ma anche le non poche conseguenze del lungo commissariamento ancora persistono facendo sentire il loro peso. Dunque, fuori di metafora, per evitare il rischio di delegare forzatamente al ministero dell’Economia e all’Agenzia per i servizi sanitari regionali, il compito di far quadrare i conti della sanità restando all’interno dei parametri fissati, in Regione si decide di usare il bisturi. Anzi si chiede di farlo alle Asl così come alle aziende ospedaliere e universitarie perché la prospettiva non è certo da far dormire sonni tranquilli.

Per scongiurare che magari già dalla prossima estate per la sanità piemontese scatti nuovamente il piano di rientro, come nel luglio del 2010, dai preventivi di spesa per l’anno in corso predisposti da ogni singola azienda lo scorso dicembre, bisogna tagliare complessivamente non meno di 300 milioni. Mica bruscolini e neppure per ambire il dovuto raggiungimento del pareggio di bilancio. La riduzione delle spese preventivate serve soltanto, si fa per dire, a tenersi debitamente lontano da quel 5% di disavanzo strutturale rispetto al fondo sanitario assegnato che porta dritti verso il commissariamento. Per il sistema sanitario piemontese la dotazione per il 2025 è di 9.488.035.636 e se i preventivi fatti alla fine dello scorso anno prevedevano un rosso di circa 700 milionici vuol poco a capire che senza ridurre la previsione di disavanzo, il destino è segnato.

Non c’è alcun dubbio che se il prossimo primo aprile il Piemonte si presentasse con quelle previsioni di spesa al cospetto del cosiddetto “tavolo ex Massicci”, difficilmente l’organismo di monitoraggio dei conti della sanità presso il Mef risponderebbe con una pacca sulla spalla. Da qui la richiesta avanzata dalla direzione regionale della Sanità, le scorse settimane, a tutte le aziende sanitarie e ospedaliere di rivedere, naturalmente al ribasso, le stime per l’anno in corso. Un’istanza che non solo è dettata dalla necessità di ridurre le previsioni di disavanzo, ma anche in non pochi casi di affidare questo compito ai nuovi vertici di tutte quelle aziende che hanno visto cambiare dall’inizio dell’anno il direttore generale e, a cascata, quello amministrativo e sanitario.

Non sono rari i casi in cui i manager da poco insediatisi hanno già preso a rivedere i conti e, laddove possibile, ridurre le spese senza gravare sui servizi ai cittadini e pazienti. Impresa non sempre facile, giacché in più di un caso i nuovi arrivati si sarebbero trovati con qualche “eredità” pesante lasciata dai predecessori con delibere di affidamento di servizi firmate quando già avevano la valigia in mano. Il termine dato dal direttore regionale Antonino Sottile ai vertici aziendali per proporre i preventivi rivisitati è per fine mese, ma anche per venire incontro ad alcune richieste tutto potrebbe slittare di qualche settimana. 

Nel frattempo, al primo incontro in programma al Mef il Piemonte si presenterà con uno strumento non meno importante degli stessi conti, visto che proprio nella delibera di ben 186 pagine sono elencate tutte le misure, i parametri e gli interventi da seguire per tenere i conti in ordine ed evitare pericolosi e insostenibili sforamenti. 

Come noto se il bilancio 2024 è riuscito rocambolescamente e con notevoli iniezioni di risorse trovate al di fuori del fondo sanitario a raggiungere sostanzialmente il richiesto pareggio, seppure ancora in attesa della bolinatura da parte dello stesso tavolo del Mef nella riunione del primo aprile, ben diverso è lo scenario attuale e futuro. Esauriti vari “tesoretti” e senza intravvedere all’orizzonte possibilità di poter far conto su ulteriori risorse, non resta che prevedere inevitabili riduzioni di spesa. Prima dell’obiettivo del pareggio di bilancio da cercare di raggiungere a fine anno, c’è da scongiurare il ritorno della sanità piemontese in piano di rientro. Per farlo il tempo è poco e tante le spese da tagliare. Dopo quello del primo di aprile, al successivo “esame” di fronte al tavolo del ministero la sanità piemontese dovrà arrivare con stime decisamente meno tinte di rosso.

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