Effetto Serra

Oggi per la nostra realtà editoriale e per la piccola comunità che ne costituisce l’essenza è una giornata particolare. Dopo 14 anni, Oscar Serra lascia lo Spiffero per intraprendere una nuova esperienza professionale. Imbarcato su questa goletta corsara quasi all’inizio della sua perigliosa navigazione è diventato in poco tempo un punto di riferimento per colleghi e lettori che hanno trovato in lui non solo un giornalista scrupoloso, attento, sensibile e curioso ma soprattutto una persona affidabile, tutta d’un pezzo e con la schiena dritta. E, diciamolo, non è stato facile ritrovarsi, poco più che ventenne, buttato nella mischia a misurarsi con il milieu ipocrita di una città, Torino, cortigiana e ruffiana, che stava rantolando sotto la coltre di perbenismo, refrattaria alle novità. Con la nostra impertinenza abbiamo svelato camarille di potere e tresche politiche, strapazzato l’establishment, scoperto gli altarini e messo alla berlina certi supponenti tromboni, non vergognandoci di “origliare” dietro le porte dove i soliti noti si spartivano cariche e prebende. L’abbiamo fatto con la leggerezza dell’intransigenza, allergici al “luogocomunismo” e alle stantie liturgie di un sistema fondato sulla cooptazione familistica e incestuosa. Siamo stati seri senza prenderci troppo sul serio, con quel velo d’ironia che è il vaccino contro ogni saccenteria e presunzione. È stata dura, lo so. Soprattutto quando il mainstream non solo va in tutt’altra direzione ma cerca di isolarti, delegittimarti, inquinare le fonti (ora copiano, ma va bene così).

Questi quasi 16 anni, 14 trascorsi con te al mio fianco, raccontano una storia fatta di rotte tracciate con audacia, tempeste affrontate con determinazione e perigliosi approdi che hanno però consentito allo Spiffero di ritagliarsi il suo spazio nel grande mare dell’informazione. Senza paura di alzare la vela per affrontare le onde alte della politica e dell’attualità, il giornale ha fatto della sua indipendenza e della ricerca incessante della verità dei fatti il suo faro guida. Non ha mai avuto paura di uscire dai porti sicuri del giornalismo tradizionale, scegliendo di affrontare le zone d’ombra della politica e della società con un approccio diretto, senza fronzoli e compromessi. Questa libertà di movimento, questa volontà di navigare in acque non sempre calme, ha dato al giornale una peculiarità che lo ha reso riconoscibile e apprezzato. Un viaggio che, come direbbe il mio amato Kavafis nella sua famosa poesia Itaca, non ha avuto bisogno di una meta definitiva: il senso della sua esistenza è il viaggio stesso, le scelte ostinatamente controcorrente e la caparbia volontà di rimanere fedele a sé stesso. Fin dai suoi esordi, fin dai tempi bohemien nel sottotetto di via Verdi e poi nell’ammezzato di via San Francesco d’Assisi, lo Spiffero è stato qualcosa di meno e qualcosa di più di un giornale: notizie selezionate, inclinazione al racconto dietro le quinte, predilezione per gli outsider ma anche luogo di confronto senza rete, sprezzo per il conformismo palloccoso. Un po’ ci siamo riusciti, il progetto nonostante certi uccellacci è ancora in piedi.

L’addio di Serra segna la fine di un lungo capitolo non solo della sua carriera ma lascia un segno indelebile nella storia dello Spiffero. La sua penna, acuta e mai banale, ha accompagnato i lettori attraverso i cambiamenti più significativi della scena cittadina, regionale e negli ultimi tempi in incursioni nazionali, sapendo sempre cogliere il nocciolo delle questioni, che poi è quello che distingue il buon cronista dai cani da riporto. La partenza di un giornalista del calibro di Serra, che ha contribuito in modo determinante a definire l’identità del giornale, è certamente una grave perdita per lo Spiffero. Però rappresenta anche una sfida, l’ennesima. La redazione, infatti, è chiamata a proseguire la navigazione senza uno dei suoi capitani storici, cercando di continuare a offrire un’informazione di qualità, ma nello stesso tempo deve cogliere l’occasione per rinnovare il prodotto, passo fondamentale per lo sviluppo e il consolidamento del progetto editoriale.

Finora in questo viaggio, lo Spiffero ha trovato motivazioni e significato: una testata che, pur avendo cominciato con una piccola galea, ha capito che non era il blasone a renderla speciale, ma la sua capacità di solcare acque inesplorate. Il vento continua a soffiare nelle nostre vele. E con in testa Itaca “arricchito dall’esperienza”, ogni difficoltà affrontata, ogni sfida vinta, contribuisce a dare “il” senso di un giornale che non si è mai fermato di fronte alle difficoltà. Ce la faremo anche stavolta, abbiamo in serbo grandi novità che verranno annunciate già nelle prossime settimane. Nuove risorse umane e professionali accompagneranno lo sviluppo, consapevoli che dopo 16 anni abbiamo raggiunto precocemente la maggiore età e abbiamo le carte in regola (e le forze) per uscire dalla micragnosità sabauda e pensare in grande.

E poiché non è un epitaffio meglio piantarla qui. Grazie, caro Oscar, è stato un onore e un privilegio averti a bordo, a questo punto non mi resta che augurarti buon vento, amico mio.

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