DAI PALAZZI

Cirio paga dazio al centrodestra: "Una iattura, ma no a guerre commerciali"

Il governatore cerchiobottista: "L'Europa deve reagire con la schiena dritta, ma senza sbattere la porta in faccia alla trattativa". Tra Meloni e Salvini sceglie la terza via della scamorza Tajani. A Bruxelles con Fitto per i fondi di coesione

“I dazi di Trump? Sbagliati, punto”. Detto questo, per Alberto Cirio scatenare una guerra commerciale mondiale non pare una buona idea. Il governatore del Piemonte, allineandosi alla premier Giorgia Meloni ripete il refrain in uso nel centrodestra: “Le guerre commerciali sono una fregatura per tutti, Stati Uniti inclusi. L’Europa deve reagire con la schiena dritta, ma senza sbattere la porta in faccia alla trattativa”. Insomma, è il Cirio di buon senso, cerchiobottista quanto basta per passare indenne anche queste forche caudine. E così tra un caffè con il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto e un’occhiata al vicepremier Antonio Tajani, pure lui nella capitale Ue fa il pompiere. “Competitività, merci libere, bla bla: no alle guerre, anche quelle coi dollari”, ha chiuso, con l’aria di chi vuole salvare capra, cavoli e pure il Barolo. 

Peccato che a casa sua, nella coalizione di centrodestra, non tutti cantino lo stesso spartito. Matteo Salvini, che con Trump ci andrebbe volentieri a cena, non ha mai nascosto di vedere nei dazi una manna dal cielo per “proteggere l’Italia”. E poi c’è Claudio Borghi, il leghista nostalgico che sogna il ritorno alla Lira e benedice le barriere commerciali. Risultato? La destra piemontese e nazionale sembra un’orchestra stonata: Cirio gioca a fare l’europeista con la cravatta ben annodata, mentre i compari di coalizione tirano la corda dall’altra parte.  

E non è solo Cirio a manifestare preoccupazione per le ricadute sul tessuto produttivo locale delle decisioni della Casa Bianca, Fabrizio Cellino, numero uno di Api Torino, associazione che riunisce le piccole e medie imprese, ci mette il carico: “Questi dazi sono un disastro per tutti, imprese e consumatori, americani inclusi. Una guerra commerciale? No, grazie”. Poi alza il tiro: “Servono sgravi, logistica, energia, nuovi mercati e soprattutto istituzioni che non dormano in piedi”. Cellino non usa mezze misure: “L’interscambio Italia-Usa vale 100 miliardi, e qui in Piemonte ci giochiamo automotive, alimentare, moda. Trump fa il duro, ma a rimetterci sono anche i suoi”.  

Insomma, mentre Cirio predica buon senso a Bruxelles e la Lega litiga tra sé, il Piemonte guarda i dazi come un toro guarda un drappo rosso. La morale? Le guerre commerciali non portano benefici, dice il governatore. Ma forse qualcuno dovrebbe dirlo anche ai suoi alleati, prima che si facciano lo sgambetto da soli.

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