CAVOLETTI DI BRUXELLES

Una Mercedes (Bresso) per Renzi. "Sull'Europa posizioni identiche"

L'ex europarlamentare parteciperà da guest star all'assemblea piemontese di Italia Viva a Torino. Sul Pd la zarina è netta: "Nel mio partito c'è tanto bisogno di chiarezza". Per la difesa rilancia il modello Usa del 28esimo esercito

“Le posizioni di Italia Viva sull’Europa sono le mie posizioni”. Risponde, senza pensarci su in istante Mercedes Bresso. Ci rimugineranno almeno una notte quelli che nel suo partito, il Pd, stanno sulla linea della segretaria Elly Schlein, ben distante dalla visione dell’ex europarlamentare piemontese “orgogliosamente riformista ed europeista”. E libera, ora più che mai da lacci e lacciuoli di un partito dove abbondano, s’intrecciano e finiscono spesso per diventare nodi scorsoi indossati credendo si tratti di cravatte. Tanto da comparire, insieme ai due parlamentari piemontesi, il capogruppo al Senato Enrico Borghi e la deputata Silvia Fregolent (seppur lei, torinese, eletta in Emilia-Romagna) sull’invito all’assemblea regionale di Italia Viva, in programma a Torino sabato 12 aprile con un tema unico, ovvero “L’Unione Europea di fronte ai nuovi scenari internazionali”.

Fatto senza precedenti la partecipazione all’assemblea renziana di un non iscritto, vieppiù di un iscritto al Partito Democratico e pure parlamentare per tre legislature, le prime due inframmezzate dalla presidenza della Regione Piemonte. Lei, pur nella veste “neutra” di presidente regionale del Movimento Europeo, tra i renziani si sente tutt’altro che a disagio. “All’epoca in cui Matteo Renzi era segretario del Pd e io parlamentare europea – racconta allo Spiffero – gli avevo spiegato che bisognava usare la definizione di Stati Uniti d’Europa. Anni dopo, quando aveva già fondato la sua nuova forza politica mi mandò un messaggio in cui mi chiedeva se volessi candidarmi, dicendomi: ho fatto il tuo partito”. Declinò l’invito, ma il rapporto è rimasto e, oggi, le visioni sull’Europa coincidono.

Roba che nel suo partito se lo sognano. Ieri l’altro a Strasburgo i dem si sono prodotti in un’acrobazia per cercare di superare le divisioni palesi e ripetute dando un’immagine virtuale di unità. Hanno votato contro un emendamento per il riarmo, seppur con le notabili eccezioni riformiste di Giorgio GoriElisabetta Gualmini e Pina Picierno, ma poi è arrivato il sì alla relazione pro-riarmo dove non hano votato a favore Marco Tarquinio e Cecilia Strada. Uno schema ideato dal funambolico Nicola Zingaretti il cui esito è stata la paradossale rivendicazione da parte dei due schieramenti interni con opposta interpretazione. 

E davanti a scene come questa che vuoi che ti risponda lei, l’ex zarina che spiegava a Renzi come far capire l’Europa, usando quella definizione di Stati Uniti, anche se non saranno mai tali? “Certo che ci vuole più chiarezza all’interno del Pd. Vabbè che non siamo obbligati ad essere tutti d’accordo, ma dobbiamo saper parlare più seriamente. E non vale solo per l’Europa”. Già restando solo, si fa per dire, sulle questioni che Donald Trump ha buttato in faccia a Bruxelles ce ne sarebbe d’avanzo per Elly e compagni. Già capire come la pensa il suo partito sul riarmo, sull’esercito europeo e sul tema della difesa pare oggi roba che neppure l’intelligenza artificiale riuscirebbe a fare compulsando idee e dichiarazioni in uscita in ordine sparso dal Nazareno. Mercedes lo scrisse in gioventù per Claudio Villa, ma Furibondo Twist meriterebbe una cover per la chitarra di Elly.

I fiori nei vostri cannoni sarebbero arrivati più avanti, ripetendosi ciclicamente e fino ad oggi, quando invece lei, oggi spiega che “è ovvio come l’obiettivo sia la difesa comune e il modello dovrebbe essere quello del ventottesimo esercito, com’è negli Stati Uniti, senza che i vari Stati non rinuncino ai loro. Il percorso tracciato mi pare un primo passo verso la direzione giusta. È evidente che l’esercito unico europeo non ci sarà mai, ma serve quel ventottesimo esercito che dovrà coordinare, in caso di bisogno, tutte le forze armate dei singoli Stati”. Una tesi che Bresso ribadirà a Torino, ospite d’eccezione – è il caso di dirlo – dei renziani che non nascondono il peso politico di questa presenza e il segnale che viene spedito alla più vicina rea riformista dei Pd e, non meno, a quella più lontana della segretaria. “Abbiamo incrociato la disponibilità e l’interesse di Bresso – spiega Borghi – e li abbiamo colti con grande interesse. Senza volerle tirare la giacca…”, magari ricordandosi di quel messaggio in cui Renzi le diceva: “ho fatto il tuo partito”. Vedi mai…

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