GRANDE ABBUFFATA

Giochi 2006, la Provincia vuole le carte

Dopo il Comune di Torino, anche da Palazzo Cisterna la richiesta di ottenere la mole di incarichi e consulenze degli enti che hanno gestito le Olimpiadi invernali. Pdl: "Sosterremo l'iniziativa della Sala Rossa per fare chiarezza"

Dopo il Comune anche la Provincia di Torino chiede di fare luce sulla mole di incarichi, affidamenti, consulenze relative al periodo olimpico e, più in generale, in occasione dei grandi eventi che hanno interessato il territorio subalpino. A sollecitare l’intervento “conoscitivo” di Palazzo Cisterna è Ettore Puglisi (Pdl) che, nella seduta odierna della Commissione di Controllo presieduta dal collega di partito Carlo Giacometto, ha formalmente fatto richiesta di poter accedere a tutti gli atti relativi ai soggetti che hanno gestito l’organizzazione dei Giochi invernali del 2006 e le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, con particolare attenzione all’attività svolta dall’Agenzia turistica provinciale. Istanza prontamente raccolta dall’organismo consiliare che ha deciso di mettere sotto osservazione le contribuzioni della Provincia verso Toroc e Atrium, e le partecipazioni in Torino Olympic Park, Turismo Torino e Comitato Italia 150.

 

«Poiché in tutte queste occasioni – hanno dichiarato i due consiglieri del Pdl - l’intervento finanziario dello Stato, della Regione, del Comune di Torino ed anche della Provincia di Torino, è stato rilevante, crediamo sia giusto che la competente Commissione di Controllo possa acquisire tutte le informazioni relative agli incarichi, alle consulenze e agli affidamenti diretti che, nel corso degli anni, quelle società e fondazioni prevalentemente pubbliche hanno attivato».

 

Un assist anche all’analoga azione intrapresa a Palazzo Civico: «Auspichiamo – hanno concluso Puglisi e Giacometto – che questa nostra iniziativa possa costituire un utile elemento di supporto alle richieste che, sullo stesso argomento, sono giunte dalla Sala Rossa di Torino. Richieste che, ahinoi, ad oggi sono state quasi interamente ignorate. Ma che rispondono al criterio della trasparenza: un obbligo morale per chi utilizza risorse provenienti dalla fiscalità generale, e cioè dalle tasche dei cittadini».

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