Shoah e Foibe, di tutta la Storia un fascio. Scontro nel Consiglio regionale del Piemonte
Davide Depascale 17:54 Giovedì 17 Aprile 2025Un ordine del giorno del leghista Ricca, emendato da FdI, scatena la polemica. Le opposizioni al solito gridano al revisionismo, la destra difende la "memoria condivisa". Il governatore Cirio predica unità, ma la sua maggioranza va in tilt
Non c’è pace a Palazzo Lascaris quando si parla di memoria storica. A un giorno dalla gaffe del presidente Alberto Cirio, che in Aula aveva maldestramente citato gli Alpini morti nella campagna di Russia per la libertà, il Consiglio regionale si infiamma di nuovo. Questa volta, il casus belli è un ordine del giorno presentato da Fabrizio Ricca (Lega) e emendato da Fratelli d’Italia, che equipara il Giorno della Memoria (27 gennaio, dedicato alla Shoah) al Giorno del Ricordo (10 febbraio, per le vittime delle foibe). Un’operazione che ha mandato su tutte le furie le opposizioni, pronte a gridare al “revisionismo storico” e a una strumentalizzazione ideologica.
La giornata era iniziata sotto i migliori auspici, con un’Aula riunita nel segno della concordia per celebrare l’80° anniversario della Liberazione. Il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ha aperto i lavori dando la parola a Sara Bonaparte, studentessa del liceo Regina Margherita di Torino, vincitrice del concorso di storia contemporanea di Palazzo Lascaris. “Il 25 aprile è attuale, parla di pace, libertà, uguaglianza. Significa la nostra Costituzione, in particolare l’articolo 11 che ripudia la guerra”, ha dichiarato la giovane, conquistando applausi bipartisan. Un intervento che sembrava voler ricompattare l’Aula attorno ai valori democratici.
Anche il vicepresidente Domenico Ravetti (Pd) ha sottolineato l’importanza del Comitato Resistenza e Costituzione, nato nel 1976 per tenere viva la memoria delle atrocità del ‘900, “non per gusto storiografico, ma per evitare l’oblio e la ferocia”. Ravetti ha ricordato l’iniziativa congiunta di Consiglio e Giunta, che hanno invitato i sindaci piemontesi ad aprire i municipi il 27 aprile per celebrare il 25 aprile come festa di democrazia. Sullo stesso tono il presidente Cirio: “Abbiamo il dovere di tramandare la memoria con i fatti, non solo con le parole. Presenteremo una pubblicazione sugli 80 luoghi della Resistenza in Piemonte, un patrimonio di libertà e democrazia”.
Ma la tregua è durata poco. L’ordine del giorno di Ricca, collegato al Piano triennale per le politiche giovanili 2024-2026, ha riacceso le polveri. Il testo originale, intitolato “Ogni giorno è il Giorno della Memoria”, mirava a rifinanziare un progetto educativo per sensibilizzare i giovani sulla Shoah, coinvolgendo scuole e associazioni. Un’iniziativa apparentemente innocua, che però è stata emendata su pressione di Fratelli d’Italia per includere il Giorno del Ricordo. Un’aggiunta che ha fatto saltare la mosca al naso alle opposizioni.
“Fratelli d’Italia e Lega prendono le distanze da Cirio. Proprio mentre il presidente richiama all’unità, i suoi alleati introducono un dibattito ideologico per equiparare il Giorno del Ricordo alla Shoah, solo per questioni di bottega politica”, tuonano Gianna Pentenero e Domenico Rossi, capogruppo e segretario regionale del Partito Democratico. “Non gli interessa il 25 aprile, né le politiche giovanili. Vogliono solo riscrivere la storia”. Accuse di revisionismo piovono anche da Alleanza Verdi-Sinistra: "Mettere in competizione il Giorno della Memoria e il Giorno del Ricordo è un’operazione vergognosa, storicamente inaccettabile e culturalmente pericolosa. Fratelli d’Italia continua a strumentalizzare la vicenda delle foibe e dell’esodo e le comunità istriana e giuliano-dalmata", si legge nella dichiarazione congiunta delle tre consigliere di Avs in Regione, Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro.
Ricca non ci sta e contrattacca: “Il progetto ha permesso a migliaia di giovani di conoscere gli orrori della Shoah. Ora, in vista del 25 aprile, vogliamo dare continuità a queste buone pratiche, includendo il Giorno del Ricordo. Pd e Avs, votando contro, dimostrano di sostenere la memoria solo il 27 gennaio”. Una difesa che non placa gli animi, ma alimenta il sospetto di un’operazione politica orchestrata dalla destra per strizzare l’occhio a certe frange elettorali.
La pubblicazione sui luoghi della Resistenza e le iniziative nei municipi sul 25 aprile rischiano di essere offuscate da una polemica che, ancora una volta, dimostra quanto la memoria storica sia un terreno minato. E mentre Cirio cerca di vestire i panni del paciere, la sua maggioranza sembra andare in un’altra direzione. A Palazzo Lascaris la storia continua a dividere.



