Fuga dei luminari verso le cliniche. Visite fuori dalle Molinette
Stefano Rizzi 17:53 Lunedì 21 Aprile 2025Con il suo pugno di ferro il commissario Schael ottiene che i medici universitari di spicco lasciano l'intramoenia. Meno lacci e lacciuoli per i camici bianchi. Segnale preoccupante per la Città della Salute. Valle (Pd): "La Regione regoli meglio la materia"
Meglio fuori che dentro le mura della sanità pubblica. Questa dev’essere l’opinione di sempre più luminari della Città della Salute che hanno deciso, o sono in procinto per farlo, di non esercitare più la libera professione in regime di intramoenia, optando per l’extramoenia.
Le differenze tra le due opzioni previste fin dal 1992 quando l’allora ministro della sanità Rosi Bindi regolamentò la materia, non sono di poco conto. L’intramoenia prevede che l’attività libero professionale del medico sia svolta all’interno dell’ospedale di cui è dipendente e in strutture private esterne solo quando il pubblico non sia in grado di fornire i locali e le dotazioni necessaria. Inoltre sempre al legge fissa dei limiti alle prestazioni private rispetto a quelle erogate dallo stesso medico in regime di servizio pubblico.
Troppa burocrazia
Mani decisamente più libere, per i camici bianchi, con l’extramoenia che permette fuori dall’orario di servizio di esercitare qualunque prestazione senza limiti. Per contro sono a carico del medico tutti gli oneri fiscali e previdenziali ed è prevista una decurtazione dello stipendio, pagato dal servizio pubblico, attorno al 15%.
Questa seconda possibilità è sempre stata prerogativa dei big della medicina che hanno un giro d’affari elevato prodotto nei propri studi privati o nelle cliniche e per i quali quella riduzione dello stipendio pesa poco o nulla. Non tutti, però, tra i luminari in passato hanno scelto l’extramoenia. Anzi il loro numero è sempre stato piuttosto esiguo. Anche per questo quel che sta accadendo nella più grande azienda ospedaliera del Piemonte viene visto da più parti come un segnale preoccupante o, comunque, da non sottovalutare. Tanto più se collegato alla stretta sull’applicazione rigorosa della legge che regola l’intramoenia da parte del commissario Thomas Schael insediato in corso Bramante lo scorso primo marzo.
Valle: fuggi fuggi dalle Molinette
A rilanciare l’allarme sulla fuga dei luminari dall’intramoenia all’extramoenia certamente favorita dalle cliniche allarmate per una possibile riduzione dell'intramoenia allargata, è il Partito Democratico. Incidentalmente la stessa forza politica dell’allora ministro madre della legge e delle regole che, ancora in vigore, vengono applicate dal commissario della Città della Salute con un’inedita rigidità teutonica i cui effetti sembrano cancellare l’asserita pace o tregua con il mondo accademico apertamente contrario alla sua nomina da parte della Regione.
“Già nella consueta finestra di novembre 2024 ben 40 professionisti, universitari e non, della Città della Salute avevano abbandonato l’intramoenia a favore dell’extramoenia, dove operano con meno burocrazia e più libertà”, ricorda il consigliere regionale dem Daniele Valle che rimarca come “negli ultimi mesi si sono aggiunti nomi di assoluto valore e richiamo quali il neurochirurgo Diego Garbossa, l’urologo Paolo Gontero, l’ortopedico Alessandro Massè, l’otorinolaringoiatra Giancarlo Pecorari e altri che hanno opzionato per il passaggio all’extramoenia”.
Valle punta l’indica contro “il quadro di incertezza sulla regolamentazione dell’intramoenia” che, sempre secondo il vicepresidente della commissione sanità del Consiglio regionale “ha portato l’Università ad offrire una deroga ai medici universitari per optare tra regime istituzionale, intramoenia e extramoenia, fuori dal periodo ordinario”. Se, infatti, i medici dipendenti dal servizio sanitario nazionale non universitari, nel caso vogliano esercitare la libera professione debbono esercitare la loro scelta ogni anno entro novembre, per gli accademici in casi particolari l’ateneo può concedere una deroga. Cosa che, sempre secondo Valle, l’Università ha fatto proprio in seguito alla situazione venutasi a creare sulle regole che riguardano l’intramoenia con l’annunciato arrivo di Schael, ma anche per le direttive emanate dal ministro Orazio Schillaci e non da ultimo per le inchieste condotte dai Nas su tutto il territorio nazionale mirate proprio ad accertare l’applicazione della legge su questa materia.
“Ma non è finita qua – spiega il consigliere del Pd – perché in questi giorni, Città della Salute sta iniziando un controllo incrociato tra attività istituzionale e attività in regime di intramoenia, individuale e per prestazione, per impedire di svolgere attività differenti da quelle che si svolgono ordinariamente”. Per Valle “il risultato saranno ulteriori limitazioni delle attività o abusi per aggirare la norma, perché nei reparti l'attività è per sua natura molto specializzata, mentre in libera professione molto generica”.
Tensione con l'Università
La questione è comunque destinata ad accrescere la tensione tra camici bianchi, o comunque una parte di essi, e la dirigenza di corso Bramante e, non di men, tra quest’ultima e l’Università. Ma anche il fronte politico non è certo indenne, tutt’altro. “È tempo che la giunta di Alberto Cirio intervenga per fare ordine con una regolamentazione chiara e omogenea” sostiene Valle. “La qualità delle cure che offriamo, l’attrattività della nostra sanità fuori regione, il livello della formazione del nostro sistema universitario e, infine, le quote che le nostre aziende incassano sull’attività intramoenia, dipendono dalla nostra capacità di non perdere medici e professionalità d'eccellenza”. E in quel richiamo a una necessaria regolamentazione non sfugge il riferimento alla proposta di legge sull’intramoenia depositata dall’ex assessore della Lega Luigi Icardi, oggi presidente della commissione Sanità di Palazzo Lascaris. Proposta che Valle si è affrettato a sottoscrivere mettendo un cuneo tra Lega e Fratelli d’Italia, con questi ultimi visibilmente irritati dall’iniziativa del predecessore del loro assessore Federico Riboldi, vista come un’invasione di campo tra alleati.


