POLITICA & SANITÀ

Lockdown delle Regioni al Governo. Scontro sul piano pandemico

"Discorsivo, ridondante e carente". La Conferenza presieduta da Fedriga boccia il testo di Schillaci. Sul banco degli imputati durante e dopo l'emergenza Covid, lo strumento guida non convince gli assessori alla Sanità. Dal ministero la disponibilità al confronto

Il suo mancato aggiornamento e la conseguente inadeguatezza furono tra le concause delle difficoltà nell’affrontare la lunga e tragica emergenza Covid. Finì pure in strascichi giudiziari e scontri ai vertici della sanità. Ora l’atteso nuovo piano pandemico non pare avere vita più facile, dividendo in maniera pesante le Regioni dal Governo. 

“Eccessivamente discorsivo, ridondante e di difficile consultazione”, così viene bollato dalla commissione Salute della Conferenza delle Regioni in testo predisposto dal ministero retto da Orazio Schillaci. Niente avvallo da parte dell’organismo presieduto da Massimiliano Fedriga che scrive al ministro come “si evidenzia la necessità di renderlo molto più sintetico e schematico per facilitarne la fruizione, evitando ridondanze e ripetizioni di concetti o di aspetti già trattati in altri documenti di riferimento”.

I punti critici

Non solo questione di forma, ma anche di sostanza per le Regioni che rimarca tra le criticità del piano pandemico il fatto di “non presentare una catena di comando chiara, limitandosi ad elencare sommariamente i vari possibili attori” nel caso dell’insorgere di una pandemia. “Il piano non assume alcun valore decisionale, né orientativo per le Regioni – scrivono queste ultime – ma rimanda a decisioni successive, così come non affronta gli spetti relativi alla gestione della privacy e non propone scenari coerenti e sostenibili con la risposta che il piano dovrebbe invece proporre”.

Tra i vari punti su cui gli assessori regionali alla Sanità hanno espresso le loro riserve e, al momento, negato l’accordo con il Governo c’è la mancata definizione degli scenari di possibile impatto di una pandemia, che vanno dal tasso di ricoveri alle necessità di posti in terapia intensiva, passando per le attività sanitarie.

Le reazioni politiche

Il duro testa a testa tra Regioni e ministero non mancano le reazioni della politica. “Appare evidente la stroncatura del Governo da parte della Conferenza delle Regioni. Quello che invece non viene nominato dalla Commissione Salute della Conferenza sono le misure contenute nel piano, quelle su cui l'esecutivo ha fatto copia e incolla dagli strumenti messi in campo dal governo Conte durante il Covid e che vengono evidentemente giudicate positivamente”, rimarca Andrea Quartini, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Affari sociali alla Camera e coordinatore del Comitato politico Salute del M5s. “In pratica – sostiene il pentastellato – gli unici aspetti nei quali Giorgia Meloni e i suoi si sono discostati dalle misure decise all'epoca sono stati sonoramente bocciati. Un ottimo lavoro, non c'è che dire”. 

E che sull’argomento la tensione sia salita rapidamente, allargandosi ben oltre l’ambito sanitario, lo testimonia l’intervento palesemente pacificatore dello stesso ministero. “Chiederò subito un confronto con la commissione Salute della Conferenza delle Regioni sulle ultime osservazioni rappresentate” annuncia il capo dipartimento Prevenzione del dicastero Maria Rosaria Campitello. “Questo piano è frutto di lungo percorso di condivisione anche con le Regioni. Le loro richieste sono state in gran parte recepite nel documento” spiega l’alto dirigente auspicando di “arrivare nel più breve tempo a chiudere il testo nell'interesse della salute pubblica dei cittadini”.

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