Riformisti del Pd separati in casa, Borghi li invita nella sua "tenda"
Davide Depascale 17:41 Giovedì 15 Maggio 2025Il vicepresidente di Italia Viva sprona i suoi ex compagni ad aprire gli occhi su un partito, quello di Schlein, sempre più radicale e in cui non ci sarà più posto per loro. Serve un nuovo centrosinistra: "Senza una forza moderata nella coalizione Meloni ha la strada spianata"
Il Partito Democratico non è più il tetto sotto cui i riformisti possono ripararsi, per questo c'è bisogno di una nuova casa. Parola di Enrico Borghi, l’ex dem che due anni fa ha sbattuto la porta per approdare a Italia Viva (di cui è vicepresidente) e che oggi lancia un appello ai suoi vecchi compagni di partito: abbandonate la nave di Elly Schlein, che veleggia verso lidi sempre più massimalisti, e venite a costruire con noi una “tenda dei riformisti”.
Divisi ma alleati
Un progetto ambizioso, che Borghi immagina come una nuova forza politica, saldamente ancorata al centrosinistra, ma capace di ridare voce a un riformismo “innovatore, modernizzatore e moderno” che oggi, nel Pd, appare afono, frammentato, ridotto a puro orpello, come dimostra l'acquiescenza dell'ala moderata dei dem sul referendum sul lavoro dell’8-9 giugno, un passaggio che – comunque vada – segnerà un punto di non ritorno per il centrosinistra. Nella sua lettera al direttore del Foglio Claudio Cerasa, il senatore piemontese non usa giri di parole: il tentativo dei riformisti dem di lanciare un appello per il “No” al referendum è “nobile ma politicamente sterile”. Perché, spiega, “la politica non si fa con la testimonianza, ma con l’azione”. E il referendum, lungi dall’essere un episodio isolato, è un detonatore politico. Se vincesse il “Sì” – ipotesi remota, ma sulla carta non impossibile – si consacrerebbe una leadership di sinistra radicaleggiante, sul modello francese del “gauchismo” alla Mélenchon. Se invece, come sembra più probabile, il quorum non sarà raggiunto, Schlein ne uscirà comunque rafforzata, con buona pace di chi, nel Pd, sperava in un ritorno al riformismo pragmatico di un tempo.
L'avvertimento dell'ex
Borghi, che del Pd conosce ogni anfratto, non si limita a fotografare il presente. Guarda al 2027, quando si tornerà a votare per le Politiche, e mette in guardia i riformisti dem: “Sarà Schlein a fare le liste, e difficilmente ci sarà spazio per voi”. Un avvertimento che sa di profezia, visto che la segretaria dem, secondo Borghi, sta trasformando il Pd in una forza che mescola “la retorica classista del passato a una visione wokista del futuro”, lontana anni luce dall’unione di riformismi – cattolico, liberale, postcomunista, socialdemocratico – che un tempo ne faceva la forza. E i riformisti? “Oggetto di puro corredo”, dice Borghi, che non lesina una stoccata alla segretaria ma anche ai suoi ex compagni, che avrebbero tutti i titoli per farsi sentire: “Senza le preferenze dei vari Gori, Bonaccini e Decaro, il 24% alle Europee Schlein se lo sognava”.
Non è solo una critica, però. Borghi tende una mano, o meglio, offre una “tenda”. Una nuova forza riformista, interna alla coalizione di centrosinistra – perché “con questa legge elettorale un terzo polo non ha spazio” – che dia voce a chi non si riconosce più nel Pd di Schlein. Un progetto che, nelle intenzioni, dovrebbe rafforzare la coalizione, non indebolirla, evitando che il centrosinistra scivoli in una deriva frontista che farebbe solo il gioco di Giorgia Meloni.
E i riformisti piemontesi, che – come abbiamo raccontato – “se la fanno sotto” di fronte alla svolta radicale del Pd? Borghi non si scompone: “Mi sono già espresso abbastanza sul mio ex partito, ma questo spiega bene perché me ne sono andato: la politica è dialettica, non acquiescenza da chierichetti”. Una risposta che è un invito a non abbassare la testa, ma anche un monito: il tempo delle mezze misure è finito. Per i riformisti, la scelta è tra restare in un Pd sempre più ostile o raccogliere l’invito di Borghi e costruire una nuova casa. Pardon, una tenda.




