Il Piemonte cerca infermieri: la Regione attacca i manifesti, il sindacato attacca la Regione
16:33 Mercoledì 11 Giugno 2025Nursing Up critica l'operazione di "arruolamento" dall’Albania e la campagna pubblicitaria: "Propaganda". Servono soluzioni concrete: fondo triennale, carriere cliniche, indennità e concorsi rapidi per rilanciare la professione
La Regione Piemonte ci aveva provato, annunciando con squilli di tromba l’arrivo di 2.500 infermieri dall’Albania per tamponare la carestia di professionisti. Un piano che, a distanza di pochi mesi, si è rivelato un “sonoro flop”, denuncia senza mezze misure il sindacato Nursing Up. Per Antonio De Palma, leader dell’organizzazione, l’operazione è stata una “scorciatoia” mal congegnata, improvvisata, “con poca attenzione alla qualità, alla lingua e alla sicurezza delle cure”. Ma non è tutto: il sindacato punta il dito anche contro la campagna di manifesti lanciata per attrarre nuovi professionisti, bollata come un’inutile trovata da propaganda elettorale.
“La sanità non si ripara con cartelloni pubblicitari o annunci altisonanti”, attacca De Palma. E mentre la Regione incassa le critiche, Nursing Up rilancia con una serie di proposte, presentate alla recente Conferenza delle Regioni. Nel documento programmatico del 17 aprile, il sindacato chiede un Fondo triennale in Legge di Bilancio, un vero rilancio della carriera clinica, indennità per le aree disagiate, concorsi con tempi certi, tutela per i senior e un piano nazionale per valorizzare le professioni sanitarie esistenti, senza inseguire nuove figure.
La situazione è critica: la sanità piemontese arranca, schiacciata da disorganizzazione e carenze di personale. E i manifesti? “Quanti si fermeranno davvero a leggerli?”, si chiede De Palma. Le nuove generazioni, sempre più disamorate dalle professioni sanitarie, non si lasciano certo sedurre da slogan patinati. “Non è la pubblicità a trattenere chi scappa, ma i fatti: contratti dignitosi, diritti, condizioni di lavoro umane”, insiste il sindacato.
Nursing Up chiede un confronto vero, con risorse e proposte concrete, non chiacchiere. La Regione, dopo il passo falso albanese e le critiche ai manifesti, è chiamata a cambiare rotta. La domanda è una sola: si passerà finalmente dalle parole ai fatti, o ci aspettano altri spot buoni solo per le campagne elettorali?


