L'INCHIESTA

Buono balla la samba in Brasile: case da incubo, raffica di cause

I problemi di Planet Smart City non sono solo finanziari, ma anche legati ai progetti immobiliari. In Brasile tanti residenti dei "quartieri intelligenti" lamentano di essere finiti ad abitare in strutture senza acqua e luce. L'accusa sui social: marketing ingannevole - VIDEO

Marketing ingannevole. È questa l’accusa mossa da alcuni residenti delle smart city brasiliane contro Planet. L’azienda presieduta da Stefano Buono, il tanto coccolato profeta del nucleare di quarta generazione, era il loro sogno e invece è diventato un incubo. Persone comuni che hanno investito nei cosiddetti “quartieri intelligenti” e che invece si sono ritrovate a vivere in case dove, hanno denunciato, l’acqua arriva a stento, ci sono spesso blackout energetici e mancano i servizi basilari che erano stati promessi. Non propriamente un bel biglietto da visita per un imprenditore dalle grandi ambizioni e che si candida a diventare capofila della conversione nucleare dell’Italia. Dopo aver venduto per quasi 4 miliardi di dollari un brevetto (e la società che ne sviluppava le applicazioni) che avrebbe dovuto rivoluzionare la cura dei tumori (campa cavallo), prima di lanciarsi sui micro reattori si è convertito alla progettazione di complessi immobiliari in Paesi con elevato deficit abitativo (oltre al Brasile, India e Stati Uniti), guidando il gruppo fondato nel 2015 da Giovanni Savio e Susanna Marchionni. Gruppo che sotto la sua conduzione non solo arranca nella ricerca di finanziatori ma ora è alle prese con la rivolta dei destinatari.

La battaglia legale

La battaglia dei residenti è diventata di dominio pubblico e addirittura virale grazie ai social. Su Instagram hanno aperto un profilo dal nome “The Real Planet Smart City Brazil” sul quale hanno cominciato a pubblicare video di quelle che sono le reali condizioni nelle quali vivono. Immagini talmente eloquenti che la stessa azienda ha tentato di correre ai ripari citando in giudizio una donna, Elaine Corbeta, che, a loro dire, avrebbe procurato un danno di immagine, ma il procedimento è stato archiviato. Segno che forse qualche ragione ce l’hanno.

Questa però sarebbe solo la punta dell’iceberg perché il Brasile potrebbe diventare un vero e proprio calvario per Planet Smart City. Sarebbero infatti numerosi i procedimenti legali avviati al momento contro l’azienda. Il problema non sarebbe dunque solo finanziario, ma anche legato alla qualità dei progetti immobiliari realizzati.  

Le tre fasi della crisi

A finire nel mirino di chi vorrebbe un repulisti dei vertici aziendali sono due persone Giovanni Savio e Susanna Marchionni, i fondatori di Planet Smart City, che dal 2018 sono stati sostenuti da Stefano Buono che ne è diventato presidente. Due anni dopo sarebbero cominciati i problemi, legati anche a un progressivo disinteressamento dello stesso imprenditore torinese che si è buttato nell'avventura nucleare.

Declino che ha subito un’accelerazione tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Le fasi sono tre: il crollo del valore delle azioni da 2 euro l’una a 50 centesimi; il tentativo di ristrutturazione dell’azienda prendendo anche in considerazione la possibilità di avviare una procedura per crisi d’impresa; e la trattativa per un ingresso in società degli sviluppatori immobiliari olandesi di Breevast.

La manovra per la ristrutturazione aziendale però non è andata a buon fine, rimanendo nei fatti un piano sulla carta, mentre l’ingresso degli sviluppatori immobiliari olandesi sembrerebbe essersi arenato sul valore delle azioni, considerato ancora troppo alto (nonostante sia stato abbattuto del 75%). L’ennesimo segnale del fatto che la situazione economica non è rosea.

I numeri che mancano

Ultimo tassello della storia è il mancato raggiungimento dei risultati promessi ai soci in fase di investimento. Sappiamo (dalla lettera inviata allo Spiffero da Planet Smart City) che sono stati realizzati 11 progetti immobiliari in Brasile, India e Stati Uniti; che la società ha raccolto 185 milioni di dollari di capitalizzazione; che ha consegnato nei paesi in cui opera 3.600 abitazioni; che nel 2025 sono previste altre 2.500 unità; che più di 4.000 appartamenti saranno successivamente completati. Sappiamo anche che in origine i numeri erano altri, un fatturato stimato di 290 milioni nel 2024; 55 progetti immobiliari; che Planet sarebbe dovuta diventare una società “unicorno”, con un valore di un miliardo. All’ultima assemblea dei soci, invece, il valore registrato era di appena 90 milioni di euro, con 180 milioni di azioni emesse. Di fronte a questi numeri, molti si chiedono: se le cose sono andate così per Planet Smart City, non è che la stessa cosa potrebbe accadere anche con Newcleo, la società che dovrebbe realizzare reattori nucleari di ultima generazione, su cui hanno scommesso centinaia di soci attratti dalle promesse di un business stellare? Ma questa è un’altra (bella) storia che racconteremo nella prossima puntata. (2 - continua)