Piemonte "radioattivo": in regione il 79% delle scorie nucleari
12:00 Mercoledì 25 Giugno 2025Sul territorio storiche infrastrutture, come la centrale di Trino e l'impianto Eurex di Saluggia. Rifiuti in aumento del 5% rispetto al 2022. Per volumi è la terza in Italia. La conferma dal ministro all'Ambiente Pichetto in audizione alla Camera.
Il Piemonte si conferma la regione italiana con la maggiore concentrazione di radioattività, detenendo il 79,30% del totale nazionale di rifiuti radioattivi, sorgenti dismesse e combustibile irraggiato. Lo ha rivelato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante un’audizione alle Commissioni riunite Attività produttive e Ambiente della Camera, dedicata al tema dello smaltimento delle scorie nucleari e all’individuazione di aree idonee per impianti di energie rinnovabili.
Secondo l’Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi, aggiornato al 31 dicembre 2023 e redatto dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), in Italia sono presenti circa 32.663,1 metri cubi di rifiuti radioattivi, con un incremento del 5% rispetto al 2022. La maggior parte di questi rifiuti è classificata a bassa o molto bassa attività. In termini di volume, il Piemonte si colloca al terzo posto con 5.971 metri cubi (18,28% del totale), preceduto dal Lazio, che detiene il primato con 10.549 metri cubi (32,30%), e dalla Lombardia con 6.435 metri cubi (19,70%). Seguono Basilicata (4.280 metri cubi, 13,10%), Campania (2.595 metri cubi, 7,95%), Emilia-Romagna (1.246 metri cubi, 3,82%), Toscana (1.041 metri cubi, 3,19%) e Puglia (546 metri cubi, 1,67%).
Il passato nucleare
La posizione di primo piano del Piemonte in termini di radioattività è legata alla sua lunga storia nel settore nucleare. A partire dagli anni ’60 fino agli anni ’80, la regione ha ospitato infrastrutture chiave del ciclo nucleare italiano, tra cui la centrale nucleare “E. Fermi” di Trino (Vercelli), l’impianto di riprocessamento del combustibile “Eurex” e il deposito di combustibile irraggiato “Avogadro” a Saluggia (Vercelli), oltre allo stabilimento per la produzione di combustibile nucleare “Fabbricazioni Nucleari” di Bosco Marengo (Alessandria).
A seguito del referendum del novembre 1987, che ha sancito la chiusura delle centrali nucleari italiane e la dismissione delle relative installazioni, una quantità significativa di rifiuti radioattivi è rimasta immagazzinata nei siti di produzione. Questi materiali, che includono rifiuti radioattivi, sorgenti dismesse e combustibile irraggiato, continuano a rappresentare una sfida per la gestione e lo smaltimento.
I numeri del nucleare
Al 31 dicembre 2023, il totale del combustibile nucleare esaurito presente in Italia ammonta a circa 15,8 tonnellate di metallo pesante (tHM). Sebbene il volume maggiore di rifiuti radioattivi si concentri nel Lazio, il Piemonte spicca per l’elevata radioattività complessiva, un dato che sottolinea la complessità della gestione di questi materiali nella regione.
Il ministro Pichetto ha evidenziato l’importanza di affrontare il tema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi in modo sicuro e sostenibile, anche in vista della possibile realizzazione di un deposito nazionale. La questione rimane cruciale per garantire la sicurezza ambientale e sanitaria, mentre l’Italia continua a confrontarsi con l’eredità del suo passato nucleare.



