Buono sì, ma teniamolo d'occhio.
Il fisico perde la presidenza ma si ritrova in buona Compagnia
Gioele Urso 07:00 Lunedì 07 Luglio 2025
A Londra la resa dei conti tra il guru nel nucleare e i soci che hanno investito in Newcleo e in Planet: basta proclami, ora servono numeri veri e un taglio netto ai costi. E a Torino chi ha puntato sull'impresa inizia a farsi domande. Anche in fondazione San Paolo
Stefano Buono non è più il presidente di Newcleo. La decisione è arrivata al termine di un’infuocata assemblea dei soci che si è tenuta lo scorso 18 giugno a Londra, passata quasi (volutamente) sotto silenzio, resa nota senza troppi clamori. Un epilogo annunciato, il primo di una vicenda che – come lo Spiffero racconta da inizio maggio – affonda le radici lontano e che intreccia le sorti della società che promette di rivoluzionare il nucleare, puntando sulle tecnologie di nuova generazione, con quelle di Planet Smart City, l’altra creatura di Buono che da tempo naviga in acque torbide. A seguire con crescente apprensione gli sviluppi di questo intricato scenario economico-finanziario ci sono molti investitori, tra cui un pezzo significativo della Torino che conta.
Sotto tutela
L’assemblea londinese dello scorso giugno è solo l’ultimo atto, in ordine cronologico, di un processo iniziato a fine 2024 che ha di fatto trasformato Buono in un “sorvegliato speciale” per i suoi stessi soci. Per capire cosa sia realmente accaduto nell’ultimo anno bisogna partire dall’altra faccia della medaglia: Planet Smart City. E più precisamente da una riunione tra il fisico torinese e i maggiori investitori della società. Un nucleo ristretto di imprenditori che controlla circa il 20% delle azioni di Planet. L’incontro, in call, si svolge a poche settimane dall’inizio del 2025: è lì che cominciano ad affiorare i primi dubbi sulla tenuta economica dell’azienda e sulla qualità dei progetti in corso in Brasile.
I temi sollevati dallo Spiffero fin da quando ha iniziato a raccontare la fragilità economica di Planet Smart City non possono dunque essere liquidati – come qualcuno all’interno della società ha tentato di fare – come “una vergognosa campagna di stampa”. Parole vergate nero su bianco in una comunicazione inviata via mail dal co-Ceo di Planet il giorno dopo l’ennesima assemblea sindacale. In quella mail, tra l’altro, si spiegava che l’azienda stava cercando di chiudere alcune operazioni e si leggeva: «Speriamo di concretizzarle in tempo per pagare tutti entro la fine del mese». Comunicazione che segue di poco il 19 giugno e che rappresenta l’ennesima conferma della bontà delle nostre ricostruzioni.
L’assemblea di Londra
Ma perché la condizione economica di Planet Smart City è così strettamente legata a quella di Newcleo? La risposta si trova proprio nell’assemblea del 18 giugno a Londra, trasformatasi in una sorta di resa dei conti. È in quella sede che si consuma nei fatti il “commissariamento” di Buono, voluto dagli stessi soci che già a fine 2024 avevano manifestato le proprie perplessità sulla stabilità finanziaria di Planet.
Già, perché quegli stessi investitori, che detengono il 20% di Planet, hanno messo soldi anche in Newcleo e il 18 giugno si sono presentati a Londra. A Buono hanno contestato risultati considerati ben al di sotto delle aspettative, soprattutto alla luce di una comunicazione giudicata roboante e trionfalistica. E così i soci hanno imposto due condizioni: più trasparenza e un piano drastico di riduzione dei costi, che si tradurrà in un sostanzioso taglio delle spese mensili.
Il sommovimento al vertice ha portato alla nomina di Andrea Ruben Levi, altra figura di scienziato-finanziere (un dottorato al Mit, è da poco uscito da Alpitour) come nuovo presidente di Newcleo. Secondo quanto spiegato dai vertici della società, la separazione dei ruoli rappresenterebbe un’evoluzione nella governance, finalizzata a sostenere un piano di sviluppo ambizioso e a seguire pratiche best-in-class. Una versione ufficiale che però lascia intendere, senza dirlo apertamente, un vero e proprio declassamento di Buono. Ma a fare ancor più rumore, forse, non è stata una carica bensì un rifiuto. Rumors ben fondati raccontano che Claudio Costamagna, ex presidente di Cassa Depositi e Prestiti e responsabile Italia e chairman di Goldman Sachs, durante l’assemblea londinese avrebbe declinato con ferma cortesia l’invito a entrare nel Consiglio di amministrazione di Newcleo. Un gesto che sta facendo discutere, e non poco, vista la caratura del personaggio.
Torinesi alla finestra
In mezzo a questa tempesta ci sono tanti torinesi che osservano, per ora alla finestra, con un pizzico di preoccupazione. All’ombra della Mole in molti hanno creduto nel sogno nucleare di nuova generazione targato Buono. Crediti trasformati in azioni. Tra questi c’è “mezza” Compagnia di San Paolo: Alberto Anfossi, segretario generale dell’ente di corso Vittorio; Carla Patrizia Ferrari, Cfo; Mario Busso, del collegio sindacale. Omvestimenti di natura personale, anche se mesi fa qualche consigliere aveva drizzato le orecchie e corrugato la fronte di fronte alla ventilata ipotesi che la fondazione potesse dirottare sull’iniziativa risorse proprie. Anche la famiglia della Sacra Ruota ha messo un piede in Newcleo: oltre a Exor – la cassaforte degli Agnelli-Elkann – hanno messo mano al portafoglio Alessandro Nasi, cugino degli Elkann e marito di Alena Seredova, e il marchese Oddone Incisa della Rocchetta, ex Cfo di Cnh ed ex manager Fiat.
Molti soci, invece, hanno deciso di investire schermandosi dietro società di intermediazione o fiduciarie. Tra queste – oltre alla già citata Exor – ci sono Banca Patrimoni Sella, Azimut, Maire Investment, il fondo venture capital Kairos, la Carlo Tassara del finanziere franco-italiano Romain Zaleski e persino Inarcassa, la cassa di previdenza degli ingegneri e architetti.
Infine, immancabile, ina spruzzata di milieu sabaudo: l’economista Pietro Garibaldi, direttore del Collegio Carlo Alberto e promotore dell’Alleanza per Torino, il pensatoio che dovrà traghettare Stefano Lo Russo alla rielezione; Enrica Baricco, sorella dello scrittore Alessandro ed ex consigliera regionale di fede chiampariniana; l’avvocato ed editore de L’Incontro Riccardo Rossotto; i fratelli Gabriele e Alberto Gallesio, costruttori ed ex soci della famiglia De Giuli in DeGa nell’operazione di rilancio del Quadrilatero Romano ai tempi di Valentino Castellani. (4 - continua)



