Cirio sul podio, Lo Russo precipita
07:00 Lunedì 07 Luglio 2025Il Governance Poll premia il governatore del Piemonte, terzo tra i presidenti di Regione, e affonda il sindaco di Torino, in picchiata al 72° posto. "Concordia istituzionale" amara per il centrosinistra. Tra i primi cittadini al top il leghista Canelli, fanalino di coda Abonante
Il Governance Poll 2025 del Sole 24 Ore, realizzato da Noto Sondaggi, scuote il panorama politico piemontese con un verdetto netto: il governatore Alberto Cirio (Forza Italia) si conferma una stella del centrodestra, mentre il sindaco di Torino Stefano Lo Russo (Pd) precipita in un baratro di consensi. La tanto decantata “concordia istituzionale” tra i due, spesso sbandierata come esempio di collaborazione virtuosa, sembra non convincere i piemontesi, che premiano il primo e bocciano il secondo senza mezze misure.
Concordia amara
Alberto Cirio, al suo secondo mandato come presidente della Regione Piemonte, si aggiudica un prestigioso terzo posto nella classifica dei governatori, con un gradimento del 59% che sancisce una crescita costante del suo consenso. Un risultato che lo colloca sul podio nazionale, dietro solo ai “soliti noti” Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia) e Luca Zaia (Veneto), monarchi incontrastati del Nordest. Cirio, con il suo stile pragmatico e la vicinanza ai territori (e tanta propaganda), sembra aver capitalizzato il lavoro di questi anni, nonostante le sfide di un Piemonte che deve affrontare la crisi dell’automotive e le liste d’attesa sanitarie. “I piemontesi hanno capito l’impegno”, aveva commentato in passato il governatore, e i numeri del 2025 sembrano dargli ragione.
Al contrario, Stefano Lo Russo, primo cittadino di Torino, incassa una sonora batosta: il suo gradimento crolla al 72° posto, con un -8,7% (50,5%) rispetto al 2024, una discesa vertiginosa di 15 posizioni che lo relega tra i fanalini di coda delle grandi città. Quello di Lo Russo non è un semplice scivolone, ma un calo strutturale: nel 2022 era al 15° posto con il 57%, l’anno dopo crolla al 47° con il 53,5%, continua la discesa nel 2024 fermandosi al 57° posto (51,5%) e approda all’exploit negativo di oggi: un mesto 72° posto con appena il 50,5%. “Un sindaco rinchiuso nel palazzo, poco presente e di scarsa empatia”, dico all’unisono nemici e non pochi alleati commentando un risultato che non sorprende chi conosce bene l’uomo che siede al piano nobile di Palazzo civico. La “concordia istituzionale” con Cirio, tanto celebrata, non sembra aver portato frutti al sindaco, che paga forse una percezione di distacco dai bisogni dei torinesi.
Gualtieri in recupero
Il primato tra i sindaci è ottenuto con il 70% del gradimento dal primo cittadino di Ascoli Marco Fioravanti (Fratelli d’Italia) al secondo posto si piazza Michele Guerra (Parma, 65%), esponente di centrosinistra, vincitore lo scorso anno. Chiudono il podio, alla pari, al 61% Vito Leccese, Pd, alla sua prima prova dopo l'elezione lo scorso anno a sindaco di Bari, e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, da molti indicato come possibile federatore del centrosinistra, frequentatore abituale delle vette della classifica (nel 2024 era secondo), che ora è anche presidente dell’Anci. Agli ultimi posti i sindaci delle città del Sud, mentre per quel che riguarda Milano, Giuseppe Sala risale di dieci posizioni arrivando al nono posto. Nella parte alta della classifica si trova un altro gruppo che ex aequo occupa la quinta posizione con il 60%. Si tratta di Mattia Palazzi (Mantova), Paolo Calcinaro (Fermo), Mario Conte (Treviso) e Pierluigi Biondi (L’Aquila). In nona posizione altro ex aequo tra 7 primi cittadini che raggiungono il 59%. Tra questi Clemente Mastella (Benevento), Jamil Sadegholva (Rimini), Valeria Cittadini (Rovigo), Chiara Frontini (Viterbo), Alan Fabbri (Ferrara), Beppe Sala (Milano), Massimo Mezzetti (Modena). Tra i sindaci delle altre grandi città, Matteo Lepore (Bologna 53,5%) si piazza in 58° posizione, mentre la sindaca di Firenze Sara Funaro con il 55% conquista la 34° posizione, mentre il primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri con il 47% è all’89° posto, anche se in recupero rispetto al Governance Poll dello scorso anno.
Piemonte a due facce
Tra i sindaci piemontesi, spicca Alessandro Canelli (Lega), primo cittadino di Novara, che si piazza al 16° posto nazionale con un solido 58% di consensi, in crescita rispetto al 2023. È lui il vero volto vincente del Piemonte in questa edizione del Governance Poll. Bene anche Roberto Scheda (centrodestra) a Vercelli, 25° con un incremento dell’1,8%. Più in difficoltà Patrizia Manassero (Pd) a Cuneo, che pur mantenendo un onorevole 34° posto scende dell’8,3% rispetto all’anno scorso. Male, invece, Marzio Olivero (FdI) a Biella (52°), Giandomenico Albertella (civico) a Verbania (73°), Maurizio Rasero (centrodestra) ad Asti (73°) e, soprattutto, Giorgio Abonante (centrosinistra) ad Alessandria, che chiude la classifica piemontese all’84° posto con un -5,4%.
Centrodestra domina, centrosinistra in affanno
Il Governance Poll 2025 conferma il vento in poppa per il centrodestra, che monopolizza il podio dei governatori con Fedriga, Zaia e Cirio, mentre il centrosinistra arranca, salvo rare eccezioni come Eugenio Giani in Toscana (+6,5%). In Piemonte, il divario tra Cirio e Lo Russo è emblematico: il governatore, radicato nel territorio e sostenuto da una coalizione coesa, vola alto; il sindaco, invece, sembra pagare le scelte impopolari e una comunicazione che non scalda i cuori dei torinesi. “Cirio ha saputo ascoltare, Lo Russo no”, si sussurra nei corridoi di Palazzo Civico, dove il malumore cresce.
Elezioni all'orizzonte
Con le urne regionali attese in autunno in diverse regioni, il Governance Poll non è un sondaggio elettorale, ma un termometro del consenso amministrativo. In Piemonte, però, Cirio non sarà tra i protagonisti del voto, essendo stato riconfermato nel 2024 con un plebiscitario 56%. Per Lo Russo, invece, il campanello d’allarme è forte: con Torino che guarda al futuro e un centrosinistra in cerca di rilancio, il sindaco dovrà invertire la rotta per evitare un naufragio politico. La “concordia” con Cirio, a questo punto, rischia di essere ricordata più come un’arma a doppio taglio che come un modello di successo.



