Italia pronta a tornare in miniera. Piemonte "Klondike" del platino
Stefano Rizzi 13:19 Martedì 08 Luglio 2025Da Nord a Sud ci sono giacimenti di materie prime sempre più richieste dalle nuove tecnologie. Terre rare e altri minerali potrebbero ridurre la dipendenza da Cina e Usa. Varato il piano nazionale di esplorazione. Diversi i siti nel territorio piemontese
L’Italia è pronta a tornare in miniera. No, non è la metafora di duri sacrifici che pesca nelle immagini del passato, ma la realtà chiamata a misurarsi con sfide e rischi del futuro.
L’oro di Jack London oggi e, ancor più domani, è tramutato in terre rare e un elenco infinito di nomi coniati per dare un’identità a minerali che il valore, quasi sempre altissimo, ce l’hanno da soli. Nella globalizzazione che vede i suoi giocatori più temibili, Cina in testa, tenere il banco proprio con i materiali necessari per le nuove tecnologie una beffarda, ma reale, nemesi impone di tornare a quelle “concessioni” minerarie consegnate alla letteratura d’avventura.
La corsa al nuovo oro
Quella che il nostro Paese ha deciso di intraprendere è una corsa misurata, ma determinata e, soprattutto, regolata da uno strumento tecnico e normativo, il programma nazionale di esplorazione mineraria, approvato nei giorni scorsi dal comitato interministeriale per la transizione ecologica.
Oltre quattrocento specialisti, tre milioni e mezzo stanziati per rilievi geologici, geochimici e geofisici con l’utilizzo di tecnologie avanzate e l’intelligenza artificiale. Litio, boro, grafite, rame, manganese, fluorite, barite, feldspato, antimonio, tungsteno, titanio, bismuto, arsenico, magnesio, terre rare e metalli del gruppo del platino, sono solo una parte degli obiettivi del piano di ricerca e, altrettanto, di quel mercato globale con cui l’Italia e altri Paesi devono misurarsi cercando di essere, in futuro, un po’ meno dipendenti da quelli che hanno in mano le nuove vene aurifere per l’hitech e le tecnologie che si affacciano rapidamente.

Platino in Val Vigezzo
Sono 14 i progetti che vedranno rilievi e analisi in altrettanti siti distribuiti in quasi tutto in territorio nazionale, ma visto che si cercherà dove già si conosce il potenziale del sottosuolo le indagini saranno soprattutto nel Nord Est e in Lombardia per fluorite e barite, mentre nel Nord Ovest, più precisamente in Piemonte le ricerche si concentreranno nell’area di Finero in Val Vigezzo per i metalli del gruppo dell platino. In altre zone del Piemonte si valuterà la quantità di litio presente, mentre appena oltre il confine con la Liguria il Parco del Beigua le eventuali indagini geologiche non potranno che confermare quanto noto da anni, ovvero che lì nella montagna sul mare c’è uno dei più grandi giacimenti di titanio al mondo. Nota fin dagli anni Settanta questa potenziale enorme miniera è da tempo oggetto di una strenua battaglia ambientalista per impedire che a quell’inestimabile tesoro venga sacrificata una parte dell’Appennino. Uno scenario che facilmente potrebbe replicarsi altrove, tant’è che la prima fase del piano non prevede interventi “traumatici” o comunque anche solo visivamente in grado di sollevare timori e allarmi.
Cobalto a Punta Corna
Una potenzialità quella racchiusa nelle viscere della terra da Nord a Sud del Paese che non la si scopre certamente oggi quando il piano nazionale arriva dopo analoghe iniziative, seppure più mirate, da parte di grandi società minerarie internazionali. Uno di queste, l’australiana Altamin, attraverso la controllata Energia Minerals ha ottenuto premessi di ricerca per il cobalto e la grafite in Piemonte nella zona di Punta Corna nel comune di Usseglio estesi anche ai territori di Balme e Lemie.
Anche qui non sono mancate la voci allarmate in difesa dell’ambiente in un confronto continuo e forse mai completamente risolvibile tra la necessità di fronteggiare la concorrenza, spesso il monopolio, di altri Paesi e la tutela del territorio.
Lo scorso anno in occasione della presentazione del portale dell’Ispra, dedicato alla mappatura dei siti e alla banca dati sulle materie prime, non a caso battezzato Gemma, il presidente dell’istituto superiore per la ricerca ambientale, Stefano Laporta, aveva osservato che “la domanda di risorse minerarie globali continuerà e bisogna fare fronte comune per ridurre la dipendenza dall’estero. Nel frattempo si lavora a livello europeo per la definizione di criteri ambientali e sociali che dovranno essere rispettati”.
Fronteggiare i monopoli
Il ritorno in miniera, oltre trent’anni dopo la fine di una politica del settore, sembra un passaggio obbligato se non si vuole continuare a dipendere totalmente, con il serio rischio di un condizionamento sempre più pesante sul fronte della politica oltre che dell’economia, da Paesi come la Cina, ma anche oltre agli Stati Uniti da un’Arabia Saudita che si sta affacciando con la forza delle sue dotazioni finanziarie sul mercato dell’estrazione di materie prime. Ben consapevole che chi le detiene ha il potere in mano. Domani più di ieri. Certo, anche nella più ottimistica delle prospettive il nostro Paese non potrà essere indipendente su questo fronte, tantomeno concorrere con i giganti. Ma neppure stare a guardare. Quelle erano le stelle di Cronin.


