SALUTE CHE CONTI

La sanità è un grande affare: 12 miliardi per i big privati

Fatturati in crescita, margini in ripresa e nuove aperture. Ricavi record per i colossi, in testa Gruppo San Donato (1,835 miliardi) e Humanitas (1,188 miliardi). Un comparto che si conferma sempre più indispensabile per il sistema sanitario nazionale

Mentre la sanità pubblica arranca tra tagli, reparti sguarniti e liste d’attesa chilometriche, quella privata non solo tiene botta: sviluppa strutture, allarga la presenza e diventa, di fatto, un pezzo sempre più irrinunciabile del sistema sanitario nazionale. A certificarlo è un dettagliato report dell’Area Studi Mediobanca, che fotografa uno scenario in costante ascesa, fatto di colossi ben radicati sul territorio nazionale ma sempre più proiettati anche all’estero.

Secondo lo studio nel 2023 il comparto ha registrato ricavi aggregati per 12 miliardi di euro da parte dei 34 principali operatori sanitari privati, in crescita del 5,7% rispetto al 2022 e del 15,5% sul 2019, ultimo anno pre-pandemico.

Cicatrici Covid un ricordo

Dopo il crollo del 6,6% registrato nel 2020, con le strutture private coinvolte solo parzialmente nella gestione della pandemia, il settore ha rimbalzato con forza: +13,8% nel 2021, +2,6% nel 2022 e infine l’ulteriore crescita del 2023. La redditività, che aveva subito una frenata, è tornata a salire con decisione: il margine operativo netto è praticamente raddoppiato (+96%) rispetto all’anno precedente, con un Ebit margin che passa dal 2% al 3,7%. Siamo ancora lontani dal 5,4% del 2019, ma la rotta è tracciata.

Diagnostica e Rsa, motori del business

A trainare sono in particolare diagnostica (+19,4% rispetto al 2019) e la gestione di Rsa, quest’ultima aiutata dal miglioramento dell’occupazione dei posti letto e dalle continue aperture di nuove strutture. Anche se – sottolinea il report – il gap rispetto ai principali paesi europei, in termini di capacità ricettiva, resta ampio. Bene anche l’assistenza ospedaliera (+15,1%), mentre i player della riabilitazione chiudono il gruppo con un più modesto +5,7%.

Papiniano e Humanitas in testa

In cima alla classifica dei giganti della sanità privata italiana svetta Papiniano, holding del Gruppo San Donato e dell’Ospedale San Raffaele, con 1,835 miliardi di ricavi nel 2023. Seguono Humanitas (1,188 miliardi), il Policlinico Universitario A. Gemelli (917 milioni), Gvm - Gruppo Villa Maria (897 milioni) e Kos (752 milioni).

I gruppi più strutturati coprono gran parte dello Stivale: Kos, Segesta, S.O. Holding e Don Gnocchi operano in nove o più regioni, con una presenza marcata soprattutto al Nord. Sul fronte ospedaliero si distinguono Gvm (attivo in 10 regioni) e Ghc (in 8). Papiniano e Humanitas rimangono fortemente radicati in Lombardia: il primo estende il suo raggio anche all’Emilia-Romagna (4,5% dei ricavi), il secondo a Piemonte e Sicilia (20,3%).

I confini si allargano

Se in Italia il mercato è florido, l’internazionalizzazione è la nuova frontiera. Otto operatori già gestiscono strutture oltreconfine, spesso in modo marginale. Fanno eccezione Gvm, che con 14 presidi esteri ottiene il 14,1% dei ricavi, e soprattutto Kos, che grazie alle sue 52 Rsa in Germania incassa il 29% del fatturato totale.

Non è da meno Papiniano, la cui proiezione globale si sta rafforzando con l’acquisizione delle polacche American Heart of Poland e Scanmed, oltre a un contratto biennale per la gestione dell’ospedale iracheno di Al Najaf. Un segnale chiaro: i big della sanità privata italiana non si accontentano più del mercato domestico.

Previsioni ancora in crescita

Le prime stime indicano una crescita aggregata del 4,8% per gli operatori privati monitorati da Mediobanca. Le migliori performance attese sono per le strutture per anziani (+8,6%), seguite da diagnostica (+6,5%), assistenza ospedaliera (+4,9%) e riabilitazione (+4,1%). La spesa sanitaria pubblica nel 2024, secondo l’analisi di Mediobanca, ammonta a 138,3 miliardi, pari al 6,3% del Pil, con un incremento del 4,9% rispetto al 2023. L’accreditamento è cresciuto dell’1,7%, grazie alla possibilità concessa alle Regioni di avvalersi di operatori accreditati per ridurre le liste d’attesa. Le stime per il triennio 2025-2027 indicano una stabilizzazione della spesa sanitaria pubblica al 6,4% del Pil in linea con il livello del 2019.

La fotografia che emerge conferma il ruolo crescente degli operatori privati nel garantire prestazioni sanitarie integrate con l’offerta pubblica, spesso assumendosi oneri (e rischi) dove il sistema nazionale fatica a stare al passo con la domanda. Un equilibrio sempre delicato, ma che appare oggi sempre più necessario.

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