POLITICA & AMBIENTE

Niente blocco degli Euro 5. Braccio di ferro Lega-FdI

Via libera all'emendamento presentato da Molinari, dopo ore di trattative serrate. Una manina di Bruxelles, che avrebbe trovato ascolto nel ministro Foti, ha tentato fino all'ultimo di mettere i bastoni tra le ruote. Ecco cosa prevede il testo che passa al Senato

Il blocco delle automobili Euro 5 diesel in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna è stato rinviato. Ma non senza tensioni. La Lega è riuscita a ottenere il via libera al suo emendamento solo dopo un duro confronto interno alla maggioranza, dove non sono mancati tentativi – più o meno scoperti – di far saltare l’intesa. A provarci, secondo fonti parlamentari, sarebbe stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Tommaso Foti, con la copertura tecnica del dicastero dell’Ambiente e più di un occhio rivolto a Bruxelles.

Alla fine, le commissioni Ambiente e Trasporti della Camera hanno approvato l’emendamento firmato dal capogruppo leghista Riccardo Molinari al decreto Infrastrutture, che rinvia lo stop alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 immatricolati tra il 2011 e il 2015. “Dare un freno alle follie di Bruxelles sull’Euro 5 è e sarà sempre un obiettivo della Lega” ha commentato Molinari. Grande soddisfazione anche da parte di Matteo Salvini: "È una scelta di buonsenso", ha detto il vicepremier. E un sospiro di sollievo è partito anche da molte amministrazioni locali, soprattutto nelle regioni del Nord. Semaforo verde, quindi, all’emendamento che concede un altro anno di respiro alle auto diesel Euro 5. Una piccola grande vittoria per il leader leghista, che dal suo scranno al Mit canta vittoria. E chissà se sotto sotto non ci sia anche un calcolo elettorale, con la Lega in cerca di fiato proprio come i motori che difende.

Il braccio di ferro

Il via libera all’emendamento firmato da Molinari non è arrivato senza scossoni. Tra ieri sera e questa mattina si è consumato un vero e proprio braccio di ferro tra Lega e Fratelli d’Italia, con questi ultimi spaccati al proprio interno. A mettere i bastoni tra le ruote ci avrebbe pensato una nutrita pattuglia di esponenti meloniani del Sud, poco inclini a concedere un ulteriore allentamento delle restrizioni in favore delle regioni settentrionali.

A guidare l’operazione frenante sarebbe stato il ministro Foti, che – forte anche di un segnale ufficioso arrivato dall’Unione europea – avrebbe tentato un colpo di mano chiedendo alla Lega il ritiro dell’emendamento in cambio di una proroga secca di due anni. Un’offerta solo apparentemente generosa, che nascondeva però la condizione più sgradita per Salvini: l’automatica entrata in vigore del blocco al termine del biennio, senza possibilità di intervento politico. Un tentativo di mediazione che la Lega ha rispedito al mittente, bollandolo come una trappola. Il partito di via Bellerio ha tenuto il punto, forzando la mano in commissione. E alla fine, l’ha spuntata.

I motivi del no della Lega

Il cuore dell’emendamento Molinari non è solo nella proroga di un anno allo stop per i diesel Euro 5, ma nella possibilità di evitarlo del tutto anche dopo il 2026. Per la Lega, se queste vetture dovranno essere dismesse, dovrà avvenire per dinamiche di mercato e non per imposizioni calate dall’alto. Nessuna scadenza automatica, nessuna messa al bando per decreto: è questa la linea politica che Salvini e i suoi hanno ribadito con fermezza, respingendo al mittente la proposta del ministro Foti.

Nel bacino padano – l’area più colpita dal provvedimento – il parco auto è tra i più vecchi d’Europa, oltre 12 anni. Pensare che famiglie, artigiani e piccoli imprenditori possano sostituire veicoli perfettamente funzionanti nell’arco di due anni, senza incentivi strutturati e in un contesto economico difficile, è semplicemente irrealistico.

Di qui l’impostazione leghista: rinviare sì, ma soprattutto superare il principio del divieto rigido, introducendo invece misure alternative capaci di ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria. Un approccio che, secondo il Carroccio, permette di coniugare sostenibilità ambientale e tenuta sociale, senza penalizzare territori già messi alla prova.

Cosa prevede il testo Molinari

Il testo Molinari sposta dal 1° ottobre 2025 al 1° ottobre 2026 il divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 5 nel bacino padano. Inoltre, limita l’applicazione della restrizione non più alle città con più di 30 mila abitanti, ma solo a quelle con oltre 100 mila residenti. Il provvedimento rende anche “eventuale” il blocco, lasciando alle Regioni la facoltà di non applicarlo, a condizione che vengano adottate misure alternative efficaci per la riduzione dell’inquinamento.
 
“Se le Regioni metteranno in campo soluzioni alternative, come da loro stesso proposto, lo stop potrà essere evitato del tutto – spiega Molinari –. Avranno più tempo per organizzarsi e trovare strumenti per ridurre l’inquinamento senza vietare la circolazione di certi veicoli. E non solo: le limitazioni al traffico si concentreranno soprattutto nelle città sopra i 100 mila abitanti, dove è più sviluppato il trasporto pubblico e si superano i limiti ambientali. Pragmatismo e realismo contro le derive ideologiche di una certa Europa”

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