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Mani meloniane (anche) sui circhi. Bufera sull'assegnazione dei fondi

Presunti conflitti di interessi e penalizzazione nell'attribuzione dei punteggi, fanno insorgere le compagnie circensi che presentano un esposto contro la Commissione ministeriale. Dal tendone alla Procura della Repubblica il passo è breve. E ci sarà da divertirsi

Il futuro del circo italiano non si deciderà sotto il classico tendone, ma dentro un’aula di tribunale. Nessuna acrobazia o esibizione di giocoleria, ma carte bollate che potrebbero “stoppare” la voglia di circo che sta crescendo in Fratelli d’Italia. Una partita che si gioca tra il Ministero della Cultura, la Procura della Repubblica e le sedi di alcune compagnie circensi tra Torino e Milano. Il nodo del contendere? Le risorse del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo che verranno assegnate dalla commissione Circhi e Spettacolo viaggiante. Nel mirino due commissari voluti dal partito di Giorgia Meloni che presenterebbero un evidente conflitto di interessi.  

Il conflitto di interessi

A sollevare la questione è il torinese Paolo Stratta, fondatore dell’Accademia Cirko Vertigo. Secondo il numero uno del circo piemontese la presenza di Gianluca Cavedo e Sebastiano Taddei all’interno della commissione che deve valutare i progetti potrebbe “compromettere la piena imparzialità e la neutralità del processo valutativo in corso”. Lo mette nero su bianco in una mail inviata ad Antonio Parente, direttore della Direzione generale Spettacolo del MiC. Cavedo e Taddei in un modo o nell’altro sarebbero infatti tutti e due operatori del settore circense.  

Presidente, broker e assessore

A ricoprire la carica più scomoda è Gianluca Cavedo, assessore alla Cultura in quota Fratelli d’Italia del Comune di Legnano e presidente della commissione Circhi e Spettacolo viaggiante del MiC. Il conflitto d’interessi sarebbe infatti legato alla sua attività professionale. È infatti un broker assicurativo per imprese circensi, ruolo che per forza di cose gli impone di avere relazioni istituzionali ed economiche con numerosi soggetti operanti nel settore che deve valutare. Sono infatti 25 i progetti finanziabili grazie alle risorse ministeriali e i candidati sono circa 200.

Tanto che, verbali alla mano, Cavedo in ben cinquanta occasioni ha dovuto astenersi dall’esprimere la propria valutazione in relazione a progetti presentati da compagnie circensi. Prova questa, secondo i detrattori, del fatto che sarebbe incompatibile al ruolo ricoperto. Senza contare “l'influenza diretta e indiretta sul clima generale delle valutazioni e sulla posizione di terzietà richiesta dal ruolo”.

Sebastiano Taddei (in arte Ulisse Takimiri)

Opaca anche la situazione di Sebastiano Taddei, in arte Ulisse Takimiri, che, oltre a essere commissario ministeriale, è anche imprenditore operante nel settore del noleggio di strutture per spettacolo e gestore della Scuola d'Arte Circense Takimiri che è risultata beneficiaria o potenziale beneficiaria di contributi del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo nella sezione "Promozione – perfezionamento professionale". Una delle sezioni che dovrebbe giudicare.

I detrattori di Taddei gli contestano anche il fatto che per via della sua attività imprenditoriale di noleggio di attrezzature e materiali potrebbe avere a che fare con potenziali destinatari o richiedenti di fondi pubblici. Nell’insieme dunque un potenziale conflitto di interessi che viene confermato il 30 maggio quando lo stesso Taddei comunica la sua astensione dalla valutazione della sezione Promozione, quella nella quale la Scuola d'Arte Circense Takimiri sarebbe potuta risultare beneficiaria o potenziale beneficiaria.

L’esposto alla Procura

Sono questi gli elementi che messi insieme hanno portato la questione fino in Procura. Oggi sono stati infatti presentati esposti a Torino e Milano, e nelle prossime ore potrebbero essere presentati anche in altre regioni italiane. Vengono posti dubbi circa “la condizione di neutralità e terzietà della Commissione nel suo complesso e sull'effettiva equità delle valutazioni effettuate o in corso”.

Secondo chi ha presentato l’esposto anche gli altri membri di commissione potrebbero essere condizioni nelle loro valutazioni “in un contesto alterato da evidenti relazioni, astensioni reiterate e asimmetrie di ruolo”.

La voglia di circo di FdI

Fino a qui la cronaca, poi ci sono i retroscena secondo i quali alle spalle di tutto ciò ci sarebbero le solite manovre di clientelarismo che hanno l’obiettivo di favorire le realtà vicine a chi governa in questo momento. Come è stato sempre fatto. Così sarebbero diverse le realtà, anche piemontesi, che si sono viste declassare e che non riceveranno i contributi dei quali hanno goduto nel recente passato. A favorire di questo declassamento altre compagnie più vicine al centrodestra.

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