PALAZZO LASCARIS

Cirio non ha un piano (sanitario). M5s: "Passeremo notti in Aula"

Dopo 6 anni alla guida della Regione il centrodestra non ha ancora presentato l'atto di programmazione fondamentale per il futuro della sanità piemontese. L'assessore Riboldi minaccia di far saltare le ferie. "Certe provocazioni non funzionano", ribatte Disabato

“La Giunta Cirio ha avuto sei anni di tempo per redigere il nuovo Piano sociosanitario regionale, un atto di programmazione fondamentale per il futuro della sanità piemontese. Eppure, ad oggi non abbiamo ancora un testo. Scommettiamo che non sarà pronto nemmeno all’inizio del prossimo anno?”. A lanciare il guanto di sfida, con un misto di sarcasmo e indignazione, sono la capogruppo del M5s, Sarah Disabato, e i consiglieri Alberto Unia e Pasquale Coluccio. Parole che mettono a nudo una verità scomoda il centrodestra: dopo sei anni di governo, la sanità piemontese naviga ancora a vista, senza una rotta definita.

Il Piano sociosanitario, come sottolineano i pentastellati, non è un semplice documento burocratico. È la bussola che dovrebbe orientare il sistema sanitario regionale, definendo priorità, risorse e strategie per rispondere ai bisogni di cittadini e operatori. “Necessita di un ampio percorso di consultazione con ordini professionali, associazioni e tutte le realtà che operano nella sanità. Questo lavoro richiede tempo, tempo che la Giunta ha avuto e ha perso, lasciando ancora una volta cittadini e cittadine in balia di un sistema sanitario che fa acqua da tutte le parti”, tuona Disabato. E qui arriva il primo affondo: la Giunta Cirio non solo ha finora mancato l’obiettivo, ma ha sprecato anni preziosi, lasciando il Piemonte in un limbo di inefficienze e promesse non mantenute.

A rincarare la dose, l’opposizione punta il dito contro l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, che a fine novembre 2024 aveva annunciato in Commissione Sanità un cronoprogramma ambizioso: una bozza del piano a febbraio 2025 e il voto in aula entro l’estate. Ma, come lo Spiffero avvertì, si trattava di “un cronoprogramma tanto ambizioso quanto, ovviamente, da verificare all’atto pratico”. E i fatti, almeno finora, sembrano dare ragione agli scettici. Già nel 2021, con l’istituzione di Azienda Zero, la Giunta aveva promesso l’approvazione del piano entro un anno. Nel 2022, nulla. Nel 2023, ancora nulla. A ottobre di quell’anno, l’allora assessore Luigi Icardi aveva assicurato che il documento sarebbe stato pronto per gennaio 2024. “Annunci da campagna elettorale, nient’altro”, tagliano corto le opposizioni.

Lavorare ad agosto

Nella replica dell’assessore Riboldi a quattro mani con il collega Maurizio Marrone, titolare del Welfare si rinnova l’appello alle opposizioni a “ripensarci” e mettersi “al lavoro, anche e soprattutto in agosto, per dare un migliore futuro alla sanità piemontese, un argomento sul quale non c’è tempo da perdere”. Un percorso, a detta dei due esponenti della giunta, già avviato e giunto a un buon punto: “Abbiamo svolto circa 300 audizioni, stiamo elaborando nella massima rapidità un testo che tenga conto di tutte le istanze e le sensibilità riassunte nei 150 documenti che i portatori di interessi ci hanno sottoposto. Sono mesi che parliamo dell’argomento in quarta commissione, non si dica quindi, che l’opposizione non ha avuto il tempo di svolgere audizioni e chiedere approfondimenti”.

Un piano collage

Aprile 2025: l’assessore Riboldi presenta in IV Commissione a Palazzo Lascaris una parziale anticipazione del piano, intitolata “Proposte ed azioni preliminari per il piano sociosanitario della Regione Piemonte”. Ma, come denuncia il Pd, il dossier è ben lontano dall’essere una bozza compiuta. “La montagna ha partorito il topolino”, disse sferzante Daniele Valle. Si tratta piuttosto di “un taglia e cuci” di documenti dell’Università Bocconi, del Csi e di contributi di altri assessorati, una versione “edulcorata, per non dire epurata”, dei nodi che la Regione dovrà affrontare. “Temi e modalità descrittive che paiono prese a piene mani proprio dallo studio predisposto dalla Bocconi”. L’opposizione affonda il colpo: il dossier è un collage raffazzonato, privo di una visione organica, e il ritardo accumulato è ormai ingiustificabile.

La necessità di un piano sanitario è fuori discussione, ma i sei anni di attesa – aggravati dalla lunga emergenza Covid, che pure non può giustificare tutto – pesano come un macigno. Di certo, non sono immuni da colpe le precedenti amministrazioni: persino la giunta di centrosinistra, guidata da Sergio Chiamparino, non aveva fatto passi avanti, nonostante l’uscita dal piano di rientro. Anzi, durante quella legislatura, la famigerata delibera 1-600, varata nel contesto del lungo commissariamento della sanità piemontese, aveva introdotto tagli drastici, eludendo il confronto in aula e lasciando cicatrici ancora oggi visibili.

Ferragosto in aula?

L’assessore Riboldi, esponente di Fratelli d’Italia, non si arrende. “Sono determinato ad approvarlo entro l’estate: chiedo a tutti il sacrificio di prolungare l’attività d’aula. Abbiamo tanti obiettivi e tanti progetti e la sanità non aspetta”, dichiara pronto a rinunciare a secchiello e paletta. Ma il calendario gioca contro. Le vacanze dei consiglieri regionali, seppur ridotte a 27 giorni (dal 7 agosto al 2 settembre), lascia poco spazio a un dibattito complesso come quello sul piano sanitario. E poiché la Giunta Cirio punta a inserire nell’assestamento di bilancio un aumento dell’addizionale Irpef, la battaglia con l’opposizione si preannuncia feroce. “Gli ricordiamo che abbiamo già un impegno: quello di dedicare il mese più caldo per sventare l’aumento dell’Irpef a danno dei cittadini piemontesi. Col M5s certe provocazioni non funzionano; se ci sarà bisogno occuperemo anche le notti in Aula”, minacciano Disabato, Unia e Coluccio.

Insomma, mentre Riboldi vagheggia un Ferragosto a Palazzo Lascaris, l’opposizione è pronta a trasformare l’aula Viglione in un campo di battaglia. E il piano sanitario? Slitterà probabilmente all’autunno, se non oltre. “Dopo sei anni di governo Cirio questo è il risultato: procrastinazione e tasse”, chiosano i pentastellati.

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