ECONOMIA DOMESTICA

Imprese piemontesi con i "controdazi". Investimenti e nuovi impianti

L'export accusa il colpo a causa delle crisi geopolitiche, ma si torna a investire. Torino è più ottimista del resto della regione. Indagine congiunturale sul secondo trimestre dell'Unione Industriali. Il presidente Gay: "Continuiamo a credere nel futuro"

Tanta prudenza, ma anche determinazione a non farsi travolgere dalle criticità del momento. Questo è ciò che emerge dall’ultima indagine congiunturale del Centro Studi dell’Unione Industriali di Torino, condotta a giugno su un campione di 1.200 aziende manifatturiere e dei servizi della galassia confindustriale piemontese. Il terzo trimestre si apre con attese prudenti, ma il Piemonte industriale non si arrende: gli investimenti riprendono quota e l’occupazione tiene, nonostante il caos dazi e le tensioni geopolitiche che pesano sull’export.  

Indici in flessione, ma segnali positivi

I dati parlano chiaro: produzione (-1%), ordini (-2,3%), export (-6,1%) e redditività (-6,9%) registrano saldi negativi, riflettendo un contesto globale complicato. Eppure, le imprese piemontesi non stanno con le mani in mano: il 74,6% delle aziende intervistate prevede investimenti, con un quarto di esse pronto a scommettere su nuovi impianti, un punto in più rispetto a marzo. L’indice di utilizzo degli impianti resta stabile al 77%, e il ricorso alla cassa integrazione si mantiene contenuto (10,4% complessivo, 14,1% nel manifatturiero). Sul fronte dei costi, si allentano le preoccupazioni per energia e materie prime, mentre riprendono gli ordini a lungo termine, oltre i sei mesi. “Anche in un momento così complesso, gli imprenditori torinesi continuano a credere nel futuro e a investire – sottolinea Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino –. Un quarto delle aziende prevede programmi di spesa significativi, e il tasso di utilizzo degli impianti resta elevato. Ma non possiamo navigare a vista: l’Europa deve indicare traguardi chiari, con l’industria al centro e una politica industriale concreta per crescere nonostante le difficoltà”. Parole che fotografano un tessuto imprenditoriale resiliente, capace di ricalibrare la rotta di fronte a dazi, conflitti e incertezze globali. Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, punta il dito su un altro ostacolo: “Il nostro tessuto economico, sempre più differenziato, è il principale elemento di stabilità. Ma la redditività cala, anche a causa di un cuneo fiscale tra i più alti, che erode il potere d’acquisto e indebolisce il mercato interno. Su questo dobbiamo continuare a battere, perché così si rischia di frenare la ricchezza del Paese”.

Manifatturiero in affanno, terziario in salute

L’indagine conferma andamenti settoriali contrastanti. Il manifatturiero, che rappresenta due terzi del campione, continua a soffrire: produzione (-5,9%), ordini (-8,0%), export (-7,8%) e redditività (-11,5%) sono in rosso. Pesano soprattutto il metalmeccanico (-9,7% per la produzione), l’automotive e la metallurgia, mentre tessile (-28,3%), cartario-grafico (-16,7%) e manifatture varie (-15,6%) tornano in negativo dopo un breve rimbalzo. In controtendenza, alimentare (+11,4%), edilizia (+7,2%) e impiantistica (+23,3%) mostrano segnali di vitalità. Il terziario, invece, si conferma solido, con attese espansive in tutti i comparti, specialmente nei servizi alle imprese (+26,2%) e nelle tecnologie informatiche (+24,2%).

Torino tiene, ma l’export frena

A livello locale, Torino mostra un clima di fiducia positivo rispetto al resto del Piemonte. Produzione (+6,3%), ordini (+5,2%) e occupazione (+9,9%) migliorano rispetto a marzo, e anche nella manifattura il saldo ottimisti/pessimisti torna in territorio positivo (+5,5%). La propensione a investire resta alta, con il 25,4% delle imprese torinesi pronte a puntare su nuovi impianti. Tuttavia, l’export resta un tallone d’Achille (-4,7%), e il ricorso alla cassa integrazione sale leggermente (11,5% complessivo, 18,6% nell’industria).

Grandi imprese più ottimiste

Come di consueto, le grandi aziende (oltre 50 addetti) mostrano maggiore ottimismo (+0,8% per la produzione) rispetto alle piccole (-1,9%). L’export penalizza chi dipende dai mercati esteri: le imprese con una quota di fatturato esportato inferiore al 10% sono le più fiduciose (+5,2%), mentre quelle più internazionalizzate registrano attese negative (-10,7% per chi esporta tra il 30% e il 60%). In un contesto di incertezze globali, il Piemonte industriale prova a guardare avanti, e Gay sollecita un intervento della politica, sia a livello locale e nazionale che europeo: “Le imprese stanno facendo la loro parte, ora tocca alle politiche industriali dare una spinta decisiva”.

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