PALAZZO LASCARIS

Cirio "tassator cortese" promette: "Dal 2028 abbasseremo le tasse"

Istrionico e piacione come il suo solito, il governatore difende l'aumento approvato oggi dal consiglio del Piemonte: "Manovra dovuta a fattori esterni, tra tre anni le aliquote saranno più basse per tutti". E accusa le precedenti amministrazioni, Bresso su tutti

L’aumento dell’Irpef è realtà, ma per il presidente Alberto Cirio è tutta colpa della Bresso. Con 29 voti a favore e 16 contrari il Consiglio Regionale del Piemonte ha dato il via libera all’assestamento di bilancio, una manovra da 80 milioni di euro che ha avuto nell’adeguamento dell’addizionale Irpef – con aumenti fino a 106 euro per il ceto medio – il suo terreno di scontro, segnato dalla maratona in Commissione Bilancio della scorsa settimana. Ma nonostante l’ostruzionismo delle opposizioni, la giunta di centrodestra è riuscita a portare a casa il provvedimento prima delle vacanze estive, evitando un rinvio a settembre che rischiava di trasformarsi in una polpetta avvelenata per l’intera maggioranza. Così oggi Cirio, insieme all’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, può cantare vittoria, e per l’occasione si è presentato in aula per un discorso autocelebrativo.

“Non siamo noi ad aumentare le tasse”

“Dopo aver visto la mia faccia girare in qualche cartello, ho pensato fosse opportuno metterci quella vera”, ha esordito Cirio, riferendosi alla protesta delle opposizioni di sabato scorso per lamentare la sua assenza dai lavori. Dopodiché il governatore, oltre a celebrare i suoi successi già sbandierati nelle conferenze stampa dei giorni scorsi – dal blocco agli euro5 ai mezzi gratis per gli studenti – ha accusato le amministrazioni precedenti, in particolare quella di centrosinistra guidata da Mercedes Bresso, di aver prodotto la situazione patrimoniale attuale, a partire dal miliardo e 800 milioni di debiti per i derivati che hanno portato a un disavanzo tale da non poter evitare l’aumento dell’Irpef, per poi affermare che non si tratta di un aumento, bensì di una “rimodulazione”: “In sei anni non abbiamo aumentato un’aliquota che fosse una, la variazione Irpef per il 2026-27 è dovuta a un fattore esterno”, ha dichiarato Cirio, che ha lanciato anche una stoccata all’opposizione: “Curioso che a protestare siano coloro che quando governavano hanno aumentato le tasse al massimo possibile”. Tutta colpa degli altri insomma, pur di non macchiare l’immagine liberale che contraddistingue il suo partito, Forza Italia, con il segretario nazionale Antonio Tajani che nei giorni scorsi ha promesso proprio la riduzione dell’Irpef. Una coincidenza quantomeno ironica.

Botta e risposta

Cirio ha voluto spiegare perché non si tratta di un aumento, e l’ha fatto rispondendo a quanto dichiarato dal consigliere del Pd Daniele Valle, che nel suo intervento nella seduta di sabato ha parlato della riduzione dell’Irpef a partire dal 2028 come “una promessa che non può mantenere”. “Non è una promessa, è già scritta nel bilancio triennale”, ha ribattuto il governatore, che in questo modo può parlare di un abbassamento complessivo del gettito fiscale: “Non abbiamo aumentato le tasse nei primi cinque anni e non lo faremo in questo secondo mandato”. Parole a cui Valle ha voluto rispondere con un comunicato stampa, dato che l’intervento di Cirio era conclusivo della seduta. “Nella speranza che prima o poi il presidente Cirio decida di partecipare a un dibattito e non arrivi solo gli ultimi dieci minuti, per il solito intervento senza diritto di replica, è interessante notare che l'unica cosa su cui il presidente Cirio non si è espresso: il proprio futuro personale”. Tradotto: se si deciderà che la riduzione dell’Irpef tra due anni non s’ha da fare non sarà lui a metterci la faccia, che nel frattempo si sarà trasferito armi e bagagli a Roma. “Dal col di Tenda agli euro5, dalle legislature di Ghigo alla sua, ha parlato di tutto ma non ha smentito la decisione di mollare a metà mandato”. 

Isteria da ultimo giorno

Nel corso della seduta c’è stato anche un momento di tensione tra la capogruppo di Avs Alice Ravinale e il presidente del Consiglio Regionale Davide Nicco (FdI), con quest’ultimo che ha accusato di “isteria” la consigliera di opposizione, rea di aver chiesto di poter concludere il proprio intervento oltre il limite dei cinque minuti. Visibilmente scossa, Ravinale ha lasciato l’aula, con il resto delle opposizioni che hanno accusato Nicco di sessismo: “Non l’avrebbe mai detto nei confronti di un uomo”. Il presidente si è prima difeso, dicendo che “a casa mia l’isteria vale sia per gli uomini che per le donne”,  poi – con anche Cirio a far da paciere – si è avvicinato a Ravinale per chiarire. Il tutto si è concluso con una stretta di mano tra i due, e con gli auguri di buone vacanze tra i consiglieri, che dopo il tour de force inaspettato degli ultimi giorni possono finalmente andare al mare.

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