ECONOMIA DOMESTICA

Per nulla Buono il bilancio di Newcleo: a rischio la continuità aziendale

L'allarme dei revisori dei conti: 110 milioni di perdite nel 2024, bruciati 13 milioni al mese tra costi fuori controllo (69 milioni per il personale) ed emolumenti del Cda (1,9 milioni). Servono urgentemente fondi, soci in allerta. Incognite sul futuro industriale

È a rischio la continuità aziendale di Newcleo, la startup che ambisce a rivoluzionare il nucleare con tecnologie di nuova generazione, fondata dall’imprenditore torinese Stefano Buono. A lanciare l’allarme sono stati i revisori dei conti, che nel corso dell’analisi del bilancio 2024 hanno messo nero su bianco la necessità di una nuova iniezione di capitali e dell’ingresso di nuovi investitori, evidenziando una «sostanziale incertezza» e «significativi dubbi» sulla capacità dell’azienda di sopravvivere nei prossimi 12 mesi «in assenza di impegni vincolanti» sul fronte del funding.

Una crisi annunciata

È una crisi che lo Spiffero ha raccontato passo dopo passo. Il campanello d’allarme più forte è suonato il 18 giugno scorso, a Londra, durante un’assemblea dei soci che ha assunto i tratti di un commissariamento di fatto per lo stesso Buono. Proprio in quella sede, infatti, il fondatore è stato sollevato dalla carica di presidente della società. Sotto accusa, i risultati aziendali ritenuti nettamente inferiori alle aspettative, soprattutto se paragonati alla narrazione enfatica e trionfalistica che ha accompagnato la comunicazione dell’azienda fin dalla sua nascita.

Nel corso dell’assemblea, ai soci sono state imposte due condizioni non negoziabili: più trasparenza e un piano drastico di riduzione dei costi. L’obiettivo era un taglio delle spese mensili compreso tra i 7 e i 12 milioni di euro. Una forchetta tutt’altro che arbitraria, visto che i revisori hanno certificato perdite medie mensili di 13 milioni. A pesare, tra le voci di bilancio, sono soprattutto i costi del personale, saliti a 69 milioni di euro, inclusi 1,9 milioni destinati al solo Consiglio di amministrazione.

Il bilancio 2024, ancora con il "timbro" britannico benché il gruppo si sia recentemente trasferito in Francia (dove prevede investimenti per 3 miliardi nei prossimi anni), ha registrato perdite raddoppiate a 110 milioni, nonostante ricavi saliti a 70 milioni di euro grazie al consolidamento di alcune imprese acquisite. Ma è soprattutto il fund raising il vero nodo da sciogliere: a fine 2023 la liquidità netta era di 282 milioni, scesa a 190 milioni a fine 2024, e ulteriormente ridotta a 160 milioni al 25 aprile 2025. Questo nonostante un round complessivo di raccolta da 537 milioni, conclusosi quasi un anno fa.

Conto alla rovescia: 10 mesi di ossigeno

Il verdetto dei revisori è inequivocabile: la continuità aziendale è fortemente a rischio. Nel bilancio si legge che, al 1° giugno 2025, le risorse in cassa sarebbero sufficienti per garantire le attività solo per i dodici mesi successivi – che oggi, ad agosto, si sono ridotti a dieci. A fine aprile, Newcleo ha emesso un bond da oltre 30 milioni e ha raccolto 163,5 milioni in lettere d’intenti, ma al momento della redazione del bilancio non esistevano impegni vincolanti per nuovo capitale.

Del resto, negli ultimi 18 mesi si sono rincorsi i rumors: loStato francese, Cdp, Cdp Venture Capital tutti hanno detto no. Si era vociferato anche di un intervento diretto del governo italiano, con un possibile sostegno da 200 milioni. Ma alle ipotesi non sono mai seguiti i fatti.

Intanto, per rallentare l’emorragia di cassa, l’azienda ha avviato un piano conservativo che prevede riduzione del recruitment e slittamento di alcuni investimenti. Tuttavia, lo stesso bilancio avverte: se questa strategia dovesse perdurare, ci sarebbero rischi sulle tempistiche del piano industriale, che prevede il debutto commerciale entro il 2030. Obiettivi che molti osservatori considerano ottimistici, se non irrealistici.

Soci illustri e torinesi in allarme

Tra gli investitori di Newcleo c’è mezzaTorino che conta. A partire da una fetta significativa della Compagnia di San Paolo: Alberto Anfossi, segretario generale; Carla Patrizia Ferrari, Cfo; Mario Busso, componente del collegio sindacale. Si tratta, in tutti i casi, di investimenti a titolo personale. Anche la famiglia Agnelli-Elkann ha voluto essere della partita: oltre a Exor, cassaforte del gruppo, hanno investito in Newcleo Alessandro Nasi – cugino degli Elkann e marito di Alena Seredova – e il marcheseOddone Incisa della Rocchetta, ex Cfo di Cnh ed ex manager Fiat.

Molti soci, invece, si sono schermati dietro veicoli fiduciari o società di intermediazione. Oltre alla già citata Exor, compaiono Banca Patrimoni Sella, Azimut, Maire Investment, il fondo di venture capital Kairos, la Carlo Tassara del finanziere franco-italiano Romain Zaleski e persino Inarcassa, la cassa previdenziale di ingegneri e architetti.

Non manca infine una spruzzata del classico milieu sabaudo: Pietro Garibaldi, economista e direttore del Collegio Carlo Alberto, nonché ispiratore dell’Alleanza per Torino, il think tank che dovrebbe traghettare Stefano Lo Russo verso la rielezione; Enrica Baricco, ex consigliera regionale e sorella dello scrittore Alessandro; l’avvocato ed editore de L’Incontro, Riccardo Rossotto; i fratelli Gabriele e Alberto Gallesio, imprenditori ed ex soci dei De Giuli nell’operazione immobiliare del Quadrilatero Romano ai tempi di Valentino Castellani.

Tecnologia e ombre: una sfida aperta

Newcleo è considerata una delle startup più promettenti al mondo nel campo del nucleare di quarta generazione, grazie a un’idea che coniuga innovazione tecnologica e potenziale efficienza economica: piccoli reattori raffreddati a piombo e alimentati con scorie nucleari riciclate.

Ma oggi, l’azienda fondata e guidata da Buono si trova a un bivio critico. La tecnologia al piombo, su cui si basa la sua promessa, ha subito un colpo pesante con il parziale stop ai progetti nel Regno Unito. Il focus si è spostato sulla Francia, dove è atteso – entro fine 2026 – il test del simulatore elettrico di un reattore al Centro Ricerche Enea del Brasimone.

Un eventuale successo potrebbe rappresentare una svolta per la raccolta di capitali, ma senza una dimostrazione concreta, secondo molti osservatori, il vero valore di Newcleo risiederebbe soprattutto nel capitale umano: oltre 1000 dipendenti, in un mercato europeo affamato di competenze nucleari.

Planet Smart City: la guerra in casa

La tensione che scuote Newcleo si intreccia con la crisi di Planet Smart City, l’altra creatura di Stefano Buono, che non naviga in acque migliori. Tra i soci storici di Newcleo figurano infatti alcuni degli investitori della società nata per rivoluzionare l’urbanistica globale, e sarebbero stati proprio loro, il 18 giugno a Londra, a chiedere la messa in discussione della leadership dell’imprenditore torinese.

I numeri parlano anche in questo caso: a giugno 2025, Planet ha accumulato perdite per oltre 224 milioni di euro. Il 31 marzo scorso è stata annunciata la cassa integrazione fino al 2026 per 69 dipendenti. Ma qui il caso si complica ulteriormente e si sposta sul piano giudiziario. Il co-Ceo e fondatore Giovanni Savio ha infatti deciso di portare in tribunale Giovanni Calleri, ex amministratore delegato di Planet Idea UK. L’accusa è diffamazione: Calleri, secondo Savio, avrebbe diffuso informazioni false, anche in forma anonima, con il chiaro intento di sabotare la raccolta di capitali.

Interpellato dallo Spiffero, Calleri non arretra di un millimetro: conferma tutte le critiche rivolte alla gestione della società, ribadendo di averle formulate in sedi ufficiali, basandosi su documenti societari. E annuncia a sua volta di aver dato mandato ai propri legali per querelare chi lo accusa.

Ora a carte scoperte

Una cosa è certa: se la vicenda finirà davvero in tribunale, il velo cadrà e ognuno sarà costretto a giocare a carte scoperte. Per Newcleo e Planet, per Buono e per i suoi soci, non c’è più tempo per rinvii. La partita è aperta, ma il countdown è già iniziato. (5 - continua)