RETROSCENA

Piano sanitario del Piemonte, Cirio stoppa il blitz dell'assessore

Il meloniano Riboldi tenta di imporre la procedura d'urgenza per un testo atteso da anni e rinviato per mesi. Obiettivo: ridurre l'azione della commissione presieduta dal leghista Icardi. Opposizioni pronte alla battaglia. Intervento risolutivo di un irritato governatore

Procedura d’urgenza nel pieno dell’estate per un piano sanitario atteso in Piemonte da anni, annunciato negli ultimi mesi decine di volte e altrettante rinviato. Sembra una barzelletta, di quelle che non fanno ridere. Invece è l’operazione tentata dall’assessore Federico Riboldi, ma non riuscita per rapidi e pesanti interventi arrivati dalla stessa maggioranza e, soprattutto, dall’ultimo piano del grattacielo.

Il tentativo di blitz con il non nascosto scopo di dimezzare i tempi a disposizione della IV commissione di Palazzo Lascaris, presieduta dall’ex assessore alla Sanità il leghista Luigi Icardi, per condurre le audizioni formali sul piano scatta pochi giorni fa. 

Dimezzare i tempi 

Mentre il Consiglio regionale è già surriscaldato dalla questione delle addizionali Irpef, l’assessore alla Sanità è deciso a chiedere la procedura d’urgenza per il piano sanitario che va presentando in questi giorni in un susseguirsi di incontri dopo averne anticipato spizzichi e Bocconi (intesi come i suggerimenti arrivati dallo studio dell’Università milanese) in altre precedenti riunioni in lungo e in largo per la regione sotto il simbolo di Fratelli d’Italia, il suo partito.

L’obiettivo dell’assessore è quello di ridurre da 60 a 30 i giorni a disposizione della commissione per effettuare quelle che sono e restano le sole audizioni formalmente previste dal procedimento. Se poi il calendario scatta al giorno del deposito del testo, ovvero mercoledì scorso, appare chiaro come per Icardi, il suo vice Daniele Valle del Pd e tutti i componenti dell’organo consiliare il lavoro si sarebbe annunciato più che complicato, pressoché impossibile. Col sovrappiù dell’incognita, non del tutto chiarita, se conteggiare o meno i giorni in cui l’attività del consiglio è sospesa per le vacanze estive.

Trenta giorni e poi, concluse o meno le audizioni, Riboldi avrebbe potuto richiamare il testo in aula e procedere verso l’approvazione di quello strumento di programmazione di cui il Piemonte è in attesa ormai da molti anni e che, proprio per questo, ammantare ora di urgenza sarebbe parso a dir poco una forzatura. 

Non solo. Aprire una corsia privilegiata, per l’assessore più che per il piano, proprio mentre il clima tra maggioranza e opposizioni era già ampiamente surriscaldato dalla questione dell’Irpef, avrebbe significato una reazione delle minoranze difficilmente arginabile e gestibile. 

Allarme al 40° piano 

Scenario che il presidente Alberto Cirio deve aver impiegato un nanosecondo per vederselo davanti agli occhi e altrettanto rapidamente disinnescare quell’ordigno piazzato dall’assessore, come Willy Coyote, sotto le sue terga e quelle dell’intero centrodestra. Sventare un nuovo assalto del Pd e delle altre forze avversarie certo, ma nell’azione silenziosa ma efficace con cui Cirio ha bloccato il piano Riboldi c’è anche la consapevolezza da parte del governatore di altre reazioni, al di là dei banchi del consiglio regionale, che un’accelerazione di quel genere sarebbe stata compresa poco o nulla. 

La tagliola mancata

Nel frattempo in via Alfieri era già il segreto di Pulcinella, tanto che nello stesso Pd non ha stupito un altro intervento, sempre sottotraccia, come quello dell’assessore al Bilancio Andrea Tronzano che già con un diavolo per capello causa addizionali Irpef si è aggiunto o ha fatto seguito a quello del governatore per sminare un terreno su cui si sarebbe potuta innescare un’ulteriore questione interna al centrodestra visto il ruolo della Lega con la presidenza della commissione in capo a Icardi.

Commissione che presumibilmente avvierà le audizioni nella prima o più probabilmente nella seconda settimana di settembre senza quella tagliola che Riboldi aveva cercato di preparare. Ma ancor prima che riuscisse a caricarne la molla, a scattare era stato l’allarme all’ultimo piano del grattacielo dove la pensata pare non sia stata presa affatto bene.

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