Ex Ilva, il Piemonte nel forno. Cirio: "Garantire gli impianti"
Davide Depascale 16:28 Lunedì 11 Agosto 2025Alla vigilia del tavolo sull'accordo interistituzionale in programma domani al Mimit, il governatore scrive una lettera al ministro Urso, chiedendo di tutelare gli stabilimenti piemontesi e i suoi 750 lavoratori. Con Taranto ferma, la situazione rischia di precipitare
Alla vigilia del tavolo di domani al Mimit sull’ex Ilva, il Piemonte prova a far sentire la propria voce. La questione infatti non riguarda la sola grande acciaieria di Taranto, ma anche tre impianti nella regione, a Novi Ligure, Racconigi e Gattinara, che impiegano circa 750 lavoratori. La situazione è estremamente critica, con un piano di rilancio e decarbonizzazione che sembra non vedere la luce e ha già portato al fallimento della trattativa di vendita con gli azeri di Baku Steel, che ha costretto i commissari a bandire un’altra gara. Il presidente della Regione Alberto Cirio intanto ha chiesto garanzie al governo, scrivendo una lettera al ministro delle Imprese Adolfo Urso e chiedendo che qualsiasi accordo tenga conto del rispetto dei livelli occupazionali negli stabilimenti piemontesi. Il testo è frutto dell’incontro dello scorso 4 agosto a Novi Ligure (Alessandria). Tra le righe non si esclude che uno dei quattro forni elettrici previsti dal piano possa essere in Piemonte.
La richiesta
Nella lettera inviata oggi al ministro Urso, Cirio ha voluto sottolineare cinque punti fondamentali: la strategicità dell’asset siderurgico, ritenuto di interesse nazionale; l’unità di intenti e la visione complessiva, sostenendo un approccio che consideri le condizioni di tutti gli stabilimenti; l’apertura a investimenti produttivi, in cui rimarca la necessità di includere il Piemonte in ogni strategia di rilancio; la situazione occupazionale e le politiche attive per la formazione. L’obiettivo è evitare che gli stabilimenti piemontesi (decisamente più piccoli dell’acciaieria di Taranto ma anche di quella di Genova) diventino una “vittima sacrificale” della nuova Ilva, con un ridimensionamento complessivo che porti alla loro chiusura o a tagli del personale.
Il tavolo
Questa richiesta arriva alla vigilia di un appuntamento importante sul futuro dell’ex Ilva: domani al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si riunirà nuovamente il tavolo per l’accordo interistituzionale, che dovrà decidere le sorti dell’intero gruppo, in una situazione che rischia di precipitare definitivamente. A pesare è la situazione dell’impianto di Taranto, dove a oggi tutti gli altoforni sono spenti e dove pesa la posizione del sindaco Pietro Bitetti, che ha più volte chiesto rassicurazioni sul piano ambientale, paventando anche l’ipotesi di una chiusura definitiva dell’acciaieria. Eventualità, quest’ultima, che significherebbe la fine dell’acciaio in Italia, dove la produzione è già ai minimi storici.
La nuova gara
La chiusura dell’ultimo altoforno ancora in funzione a Taranto, l’Afo 4, ha di fatto bloccato l’attività dell’acciaieria, e ha fatto saltare la trattativa con gli azeri di Baku Steel, con cui il governo aveva raggiunto un accordo di massima per la cessione di tutti gli impianti. È stata quindi indetta una nuova gara, dove potrebbe esserci anche una vendita separata: uno scenario che aggiunge ulteriore incertezza. Da qui la richiesta di Cirio, per tenere alta l’attenzione su Novi Ligure, Racconigi e Gattinara: questa crisi non riguarda solo Taranto, ma anche il Piemonte e l’intero Paese.


