RETROSCENA

Cirio tra Schael e Riboldi, resa dei conti in settimana

Il governatore cerca una via d'uscita soft per il commissario della Città della Salute, ma l’assessore meloniano vuole chiudere in fretta: der Kommissar ha i giorni contati. Il "terno al lotto" per la successione, tra i molti pro e qualche contro

La settimana entrante, al 40° piano del grattacielo della Regione, si consumerà (forse) l’ultimo atto della parabola di Thomas Schael, commissario della Città della Salute e della Scienza di Torino, il colosso ospedaliero più grande del Piemonte e tra i principali d’Italia. A meno di cinque mesi dal suo insediamento, l’idillio con l’assessore alla Sanità Federico Riboldi (Fratelli d’Italia) è già finito. Sfiduciato, Schael ha i giorni contati: la sua uscita è cosa fatta, resta solo da decidere il quando e il come. Il governatore Alberto Cirio, rientrato da una pausa estiva tra le spiagge di Diano Marina e il fascino delle Eolie, presiederà il vertice decisivo, cercando di evitare strappi traumatici. Ma la clessidra scorre veloce: Riboldi vuole chiudere la partita con der kommissar entro fine mese.

Le ragioni della rottura

Schael, arrivato a Torino il 1° marzo 2025 con quel pedigree di “uomo d’ordine” che tanto piace(va) all’assessore meloniano, ha bruciato il suo mandato in un lampo. Le ragioni? Un mix esplosivo di scelte divisive e attriti con il potere politico e sindacale. Le sue prime mosse – divieto di fumo in tutti gli spazi aziendali e una stretta sulle visite private intramoenia, mutuata dall’esperienza abruzzese – hanno fatto storcere il naso a medici e sindacati, che lo hanno accusato di rigidità teutonica e scarsa diplomazia. A pesare, poi, il rifiuto di firmare il bilancio 2024, un buco di 41 milioni che Schael ha voluto passare al setaccio con un advisor esterno (parecchio oneroso), temendo di mettere la firma su conti opachi e di esporsi a rischi legali, viste le inchieste giudiziarie in corso sulle gestioni passate. “Non sono qui per fare il curatore fallimentare”, aveva dichiarato all’insediamento, ma il suo approccio da “panzer” ha urtato gli equilibri precari di corso Bramante, dove gli “orticelli” di potere – dentro e fuori l’ospedale – sono campi minati e sabbie mobili. Aggiungiamoci una condanna per condotta antisindacale e il gioco è fatto: Riboldi, che lo aveva voluto come l’uomo del rigore, gli ha tolto la fiducia, sancendo la fine di un matrimonio mai davvero consumato.

Senza strappi?

Il governatore, noto per il suo pragmatismo e l’avversione agli strappi, avrebbe preferito una soluzione meno cruenta. Fonti del suo entourage rivelano che, anche durante le vacanze, Cirio ha sondato destinazioni alternative per Schael: un ruolo di prestigio al Ministero della Salute o in Agenas, per esempio, per ammorbidire l’uscita. Ma il tempo stringe, e Riboldi non sembra disposto a compromessi. La sensazione è che l’ingegnere renano ma con una lunga carriera in Italia, sia diventato un peso politico: troppo ingombrante per restare, troppo scomodo per essere ricollocato senza clamore.

Un terno al lotto con incognite

Sul tavolo, al momento, ci sono tre nomi per la successione, tutti profili di spessore ma con criticità che complicano la scelta. Carlo Picco, direttore generale dell’Asl Torino, è un candidato forte, ma la sua etichetta leghista e la presenza nel board della Compagnia di San Paolo sollevano dubbi di opportunità e potenziali conflitti d’interesse. Livio Tranchida, direttore dell’ospedale di Cuneo, è un astro nascente, apprezzato ma giudicato troppo ambizioso: si candida a ogni poltrona vacante, incluso il ruolo di direttore regionale della Sanità, attualmente occupata da Antonino Sottile, anch’egli caduto un po’ in disgrazia. La sua partenza, però, lascerebbe l’azienda di Cuneo senza guida in un momento cruciale per il progetto del nuovo ospedale, e gli stakeholder locali hanno già espresso la loro contrarietà. Franca Dall’Occo, direttrice del Mauriziano, è una figura trasversalmente stimata, ma il suo passato alle Molinette e una presunta vicinanza al centrosinistra la rendono sospetta agli occhi di chi teme che i suoi “antichi legami” possano rendere malagevole il necessario risanamento. In un’azienda dove incrostazioni di potere e rendite di posizione sono emerse con forza, affidare la guida a una “interna” appare a molti un azzardo. Perché una cosa è certa: il successore, per quanto possa essere abile nel mediare, dovrà mettere le mani dove ha cominciato a metterle Schael.

Un rebus per Cirio

La Città della Salute, quasi 10 mila dipendenti e un ruolo chiave nel futuro Parco della Salute, non può permettersi un vuoto di comando. Eppure, la scelta del successore di Schael è un rompicapo. L’Università di Torino, partner indispensabile per la nomina del nuovo vertice nella veste di direttore, non è semplice spettatrice come testimoniano le consultazioni intensificate nelle ultime ore la neo rettrice Cristina Prandi ma soprattutto con Paola Cassoni, direttrice della scuola di Medicina. Secondo indiscrezioni tutti i tre potenziali candidati riscuoterebbero, chi più chi meno, il consenso dell’Ateneo. Intanto, i sindacati scalpitano, le inchieste giudiziarie incombono e il bilancio resta una spada di Damocle. Cirio, maestro nel mediare, dovrà tirare fuori dal cilindro una soluzione che plachi Riboldi, non umili Schael, rassicuri l’Accademia e non scontenti troppo i poteri forti della sanità piemontese. Non proprio una passeggiata.

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