ECONOMIA DOMESTICA

Buono a sapersi, vola a Parigi: allerta soci, titoli da scambiare

Fermento tra gli azionisti della "rivoluzionaria" start up Newcleo. In una mail viene chiesto loro se vogliono tramutare (a costo zero) le azioni della holding inglese con quelle della neonata società francese. Al lavoro i consulenti per capire cosa bolle in pentola

C’è posta per te. A scrivere è Stefano Buono, l’amministratore delegato di Newcleo. In queste ore sta infatti arrivando agli azionisti della “rivoluzionaria” start up del nucleare della cosiddetta quarta generazione una notifica via mail. Due i punti all’ordine del giorno: una scadenza, quella del prossimo 15 settembre, e un documento da scaricare. Il motivo di questa comunicazione? Vedere quanti azionisti decideranno di trasferire le proprie azioni dalla holding inglese a quella di nuova costituzione francese. Ma quali sono i vantaggi? Per la società ci sono, perché la mossa potrebbe aiutare a rimpinguare le casse aziendali.  

Via dall'Inghilterra

A Newcleo servono soldi e il Regno Unito non è una buona terra per i finanziamenti europei. Da qui la decisione di migrare dall’altra parte della Manica. A decidere di fatto lo stop alle attività in terra inglese è stato il consiglio di amministrazione di Newcleo. Una decisione necessaria soprattutto alla luce dell’allarme lanciato a inizio agosto dai revisori dei conti della società PwC che ha analizzato il bilancio 2024 e sollevato forti perplessità sulla tenuta aziendale della start up fondata dal fisico torinese. Dubbi che hanno portato a un piano di rientro che prevede anche il trasferimento della sede legale in Francia.

Al di là delle Alpi, Stefano Buono, troverà due cose: terreno fertile sul fronte dello sviluppo dell’industria nucleare e la possibilità di accedere a finanziamenti europei. Come scritto nella relazione dei revisori dei conti in relazione all’ultimo bilancio, Newcleo ha bisogno di liquidità e dell’ingresso di nuovi investitori. Questo perché vi è una «sostanziale incertezza» sulla stabilità aziendale e vi sono «significativi dubbi» sulla capacità dell’azienda di sopravvivere nei prossimi 12 mesi «in assenza di impegni vincolanti» sul fronte del funding.

Il trasferimento della sede legale in territorio francese apre dunque a una nuova linea di finanziamenti e questo dettaglio, che proprio piccolo non è, viene messo nero su bianco sulle pagine del documento che è stato inviato via mail da Buono agli azionisti: il gruppo infatti ha trasferito la sede legale dal Regno Unito alla Francia per accedere a maggiori opportunità di finanziamento europee.

Scadenza il 15 settembre

Gli azionisti vengono dunque chiamati a valutare attentamente, e avvalendosi di un consulente finanziario, la possibilità di trasferire le proprie azioni da NewCleo Ltd alla francese Newcleo SA. Uno scambio a costo zero che dovrà essere comunicato entro il prossimo 15 settembre alle ore 17 in previsione dell’assemblea che si terrà il prossimo 6 ottobre. Tanto che in questi giorni sono al lavoro diversi consulenti di azionisti per comprendere l’impatto che avrà questa mossa finanziaria non solo sulla tenuta della società, ma anche sui loro conti.

I vantaggi per i soci che decideranno di aderire sono tendenzialmente due: il primo è legato, come detto, al fatto che la società con sede in Francia avrà più possibilità di accedere a finanziamenti europei e dunque di incassare maggiore liquidità; il secondo invece è legato a una clausola che si chiama “tag along” che permetterà loro di accodarsi al socio di maggioranza nel momento in cui decidesse di vendere le proprie quote, vendendole a propria volta alle stesse condizioni.

Gli svantaggi invece potrebbero essere il doppio: il passaggio da una società regolata dal diritto inglese a una regolata dal diritto francese potrebbe avere implicazioni legali e fiscali diverse; a seconda della residenza fiscale del socio, lo scambio di azioni potrebbe generare plusvalenze tassabili; il socio, che è anche un piccolo azionista, potrebbe avere meno voce in capitolo nella nuova struttura societaria. Ma lo svantaggio più grande è rappresentato dalla clausola “drag along” che prevede che se il socio di maggioranza decide di vendere, può obbligare chi ha aderito a vendere a sua volta, anche se non vuole.

Lo scenario

Tutto questo si inserisce in uno scenario turbolento nel quale i soci storici dell’azienda durante un’assemblea che si è tenuta lo scorso 18 giugno hanno contestato la gestione e i risultati ottenuti da Stefano Buono che è stato sollevato dalla carica di presidente della società. Sempre in quel contesto è stato previsto un taglio delle spese mensili compreso tra i 7 e i 12 milioni di euro. Una forchetta tutt’altro che arbitraria, visto che i revisori hanno certificato perdite medie mensili di 13 milioni. A pesare, tra le voci di bilancio, sono soprattutto i costi del personale, saliti a 69 milioni di euro, inclusi 1,9 milioni destinati al solo Consiglio di amministrazione.

Anche perché il bilancio 2024 ha registrato perdite raddoppiate a 110 milioni. Ma è soprattutto il fund raising il vero nodo da sciogliere: a fine 2023 la liquidità netta era di 282 milioni, scesa a 190 milioni a fine 2024, e ulteriormente ridotta a 160 milioni al 25 aprile 2025. Portando a un verdetto dei revisori inequivocabile che al 1° giugno 2025 spiegavano che le risorse in cassa sarebbero state sufficienti per garantire le attività solo per i dodici mesi successivi – che oggi, ad agosto, si sono ridotti a dieci.

Il fronte Planet Smart City

La tensione che scuote Newcleo si intreccia con la crisi di Planet Smart City, l’altra creatura di Stefano Buono, che non naviga in acque migliori. Tra i soci storici di Newcleo figurano infatti alcuni degli investitori della società nata per rivoluzionare l’urbanistica globale, e sarebbero stati proprio loro, il 18 giugno a Londra, a chiedere la messa in discussione della leadership dell’imprenditore torinese. Anche in questo caso i numeri parlano chiaro: a giugno 2025, Planet ha accumulato perdite per oltre 224 milioni di euro. Il 31 marzo scorso è stata annunciata la cassa integrazione fino al 2026 per 69 dipendenti.

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